Coronavirus. 24 aprile. 192.994 casi, 60.498 i guariti, 25.969. Trump: “sulla iniezione di disinfettante ero ironico”. Una ricerca: ecco perché si muore di più nelle Rsa

Coronavirus. 24 aprile. 192.994 casi, 60.498 i guariti, 25.969. Trump: “sulla iniezione di disinfettante ero ironico”. Una ricerca: ecco perché si muore di più nelle Rsa

A oggi il totale delle persone che hanno contratto il coronavirus che causa il Covid-19 è 192.994, con un incremento rispetto a ieri di 3.021 nuovi casi. Il numero totale di attualmente positivi è di 106.527, con un calo di 321 assistiti rispetto a ieri. Lo rende noto la Protezione Civile. Tra gli attualmente positivi 2.173 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 94 pazienti rispetto a ieri. 22.068 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 803 pazienti rispetto a ieri. 82.286 persone, pari al 77% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi. Rispetto a ieri i deceduti sono 420 e portano il totale a 25.969. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 60.498, con un incremento di 2.922 persone rispetto a ieri.  Più della metà delle regioni italiane fanno segnare un calo dei malati. Dai dati della protezione civile emerge infatti che i pazienti attualmente positivi sono in diminuzione in 11 regioni – Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Liguria Campania, Puglia, Abruzzo, Umbria, Sardegna, Calabria e Valle d’Aosta – e nelle province autonome di Trento e Bolzano. Inoltre, in Basilicata non si registrano nuovi casi da giorni. In controtendenza, invece, sono ancora la Lombardia, con 495 nuovi malati in più rispetto a ieri, e il Piemonte, con 239 in più.

I casi confermati nel mondo superano i 2,7 milioni. Secondo i dati mondiali di Johns Hopkins University le vittime complessive certificate sono oltre 192 mila. Continua il calo dei decessi in Spagna. Nelle ultime 24 ore sono morte 367 persone, il dato giornaliero più basso da un mese. Il bilancio totale delle vittime è a quota 22.524. I casi totali di contagio sono oltre 202 mila. La Comunità di Madrid ha registrato per la prima volta dall’inizio della pandemia meno di cento morti, 81. Gli Stati Uniti hanno superato la soglia dei 50 mila decessi (50.031) a causa della pandemia. I casi di contagio confermati sono, invece, 870.468 e i guariti 80.937. E’ polemica dopo che il presidente americano ha suggerito di sottoporre i contagiati dal Covid-19 a iniezioni di disinfettante come deterrente al virus. “Ero ironico” ha detto il presidente degli Stati Uniti, a margine della firma su un nuovo piano di aiuti per contrastare il nuovo coronavirus, alla Casa Bianca. Ieri, Trump aveva parlato dopo che un funzionario del dipartimento della Sicurezza nazionale aveva menzionato la capacità dei disinfettanti come la candeggina di uccidere il coronavirus sulle superfici. “Prendiamo il disinfettante: lo elimina in un minuto. Un minuto. C’è un modo per fare qualcosa del genere con un’iniezione all’interno o una specie di pulizia?”. Poi, aveva aggiunto: “Sarebbe interessante testarlo […] mi sembra interessante”. Inoltre, Trump aveva suggerito che per uccidere il coronavirus si potrebbe testare l’esposizione massiccia a raggi ultravioletti. “Potremmo colpire il corpo con un gran numero di ultravioletti o una luce molto potente. Lo testeremo, no?”.  E pazienza se dietro di lui l’immunologa Deborah Birx strabuzzava gli occhi. Insieme al virologo Anthony Fauci è la massima esperta ingaggiata dall’amministrazione. Virale sui social la sua espressione esterrefatta e imbarazzata quando il tycoon l’ha interpellata: “Non ho mai sentito parlare di questo trattamento….”, ha balbettato a proposito dell’uso della fonte di calore dei raggi UV, “anche se la febbre aiuta il corpo a rispondere…”. Assente dal briefing Fauci, oramai sempre più in rotta di collisione col presidente, soprattutto dopo aver lanciato l’ultimo allarme sull’insufficienza dei test e quello sulla possibile seconda ondata della pandemia in autunno.

Secondo ricerca, il Covid-19 provoca perdita di olfatto e gusto 

Oltre il 60% dei pazienti con diagnosi di Covid-19 perde completamente l’olfatto e una percentuale ancora più elevata (88%) soffre di un certo grado di alterazione del gusto. E’ quanto emerge dal primo studio multicentrico pubblicato finora sulla presenza di questi sintomi in pazienti con infezione da coronavirus lieve o moderata. Le conclusioni dello studio sono state pubblicate sulla rivista “European Archives of Oto-Rhino-Laryngology” e sono state condotte dal gruppo coordinato dal professor Cosimo de Filippis, direttore della Scuola di Specializzazione in Audiologia e Foniatria dell’Università di Padova, insieme al gruppo Young Investigators della International Federation of Otorhinolaryngology Societies (Yo-Ifos), e ad altre società europee. “In totale, sono stati analizzati 417 pazienti provenienti da 12 ospedali in 4 diversi paesi (Spagna, Belgio, Francia e Italia) – spiega de Filippis – Dallo studio emerge che il 79% dei pazienti analizzati non presentava sintomi come ostruzione nasale o naso che cola, sintomi comunemente associati ad altre infezioni virali a livello nasale. La perdita del gusto è una naturale conseguenza della perdita dell’olfatto. Tuttavia abbiamo visto come la diffusione di Covid-19 in Italia, Spagna e in Europa sia stata accompagnata da due nuovi sintomi come l’alterazione del senso dell’olfatto e del gusto”.

Nelle Rsa si conta quasi un decesso su due dei morti totali da coronavirus, una ricerca spiega le ragioni

“Le case di riposo, che non hanno tra il proprio personale le stesse professionalità specialistiche degli ospedali, si sono trasformate nei fatti in piccoli reparti Covid-19, senza possibilità di organizzare un’assistenza sanitaria adeguata” afferma in una intervista al Corriere della Sera Elisabetta Notarnicola che, insieme con Andrea Rotolo, docenti del Cergas Bocconi, sta svolgendo un’analisi su cosa non ha funzionato nelle residenze sanitarie assistenziali. “Da un primo round di raccolta di testimonianze emergono sette aree di criticità. 1) Le Rsa sono rimaste sole nella gestione degli anziani positivi e nella prevenzione di ulteriori contagi. 2) I rapporti con la rete ospedaliera, ma anche con la Sanità territoriale, sono stati bloccati per proteggere gli ospedali da un eccesso di ricoveri. 3) Le relazioni con i medici di famiglia sono state sporadiche. 4) In Regione Lombardia è anche stato chiesto alle Rsa di ospitare malati di Covid-19 dimessi dagli ospedali nonostante i rischi a cui si andava incontro. 5) Anche per la distribuzione di dispositivi di protezione individuale e altri presidi fondamentali perla gestione dei casi è stata data priorità agli ospedali. 6) I singoli gestori hanno dovuto attrezzarsi in autonomia, cercando fornitori di Dpi certificati spesso su mercati esteri per cercare di procurarsi le mascherine necessarie, andando incontro a enormi difficoltà, con ritardi nella distribuzione e inefficienze. 7) L’attività di screening tramite i tamponi non è stata (e non è tuttora) prevista in modo sistematico e omogeneo per le Rsa. I test non vengono eseguiti né sui casi sospetti tra gli ospiti né tra gli operatori”. Perché le case di riposo erano già fortemente in crisi prima dell’epidemia? “In Italia, ma anche nel resto d’Europa, i finanziamenti pubblici spesso sono insufficienti a garantire gli standard assistenziali necessari. E la gestione degli operatori sociosanitari è critica: il personale è difficile da reperire anche in funzione delle politiche non sempre tutelanti applicate dai datori di lavoro”. In Italia il 24% dei decessi risulta avvenuto nelle Rsa. Nel resto d’Europa le percentuali oscillano tra il 55% dell’Irlanda, il 53% della Spagna, il 49% della Francia e il 33% del Portogallo… “Paradossalmente l’Italia regge meglio rispetto al resto d’Europa perché le case di riposo sono più medicalizzate”.

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