Ue. Il Consiglio europeo si spacca. Italia e Spagna chiedono una “risposta forte entro 10 giorni” e bocciano il documento proposto dal presidente belga Michel

Ue. Il Consiglio europeo si spacca. Italia e Spagna chiedono una “risposta forte entro 10 giorni” e bocciano il documento proposto dal presidente belga Michel

Scontro al Consiglio Ue sulle misure da mettere in campo per fronteggiare l’emergenza coronavirus: mentre il vertice dei leader dei 27 è ancora in corso. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez hanno detto ‘no’ al documento messo a punto dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel: un documento insufficiente, dicono Roma e Madrid, che chiedono a Bruxelles di trovare una risposta “forte e adeguata” entro 10 giorni. Secondo fonti di palazzo Chigi, sulla posizione di Italia e Spagna c’è una “importante apertura” di Francia, Portogallo, Grecia, Irlanda e Lussemburgo. Ma il fronte del nord rimane sulle sue posizioni: Germania, Olanda e Austria continuano a dirsi contrarie all’ipotesi coronabond e a un accesso al Mes, il fondo salva stati senza condizionalità. Italia e Spagna chiedono che i cinque presidenti delle istituzioni Ue, Commissione, Consiglio, Bce, Parlamento e Eurogruppo (il riferimento è al rapporto redatto nel 2015 dai 5 presidenti delle istituzioni europee Juncker, Dijsselbloem, Draghi, Schulz e Tusk per completare l’unione economica e monetaria) mettano sul tavolo entro 10 giorni una proposta forte e adeguata.

“Una risposta forte ed adeguata la dobbiamo ai nostri cittadini e in definitiva alla stessa Europa” dice Conte secondo quanto riferisce palazzo Chigi. “Che diremo ai nostri cittadini se l’Europa non si dimostra capace di una reazione unitaria, forte e coesa di fronte a uno shock imprevedibile e simmetrico di questa portata epocale? – aggiunge il premier – come si può pensare che siano adeguati a questo shock simmetrico di così devastante impatto strumenti elaborati in passato, che sono stati costruiti per intervenire in caso di shock asimmetrici con riguardo a tensioni finanziarie riguardanti singoli Paesi?”.

“Se qualcuno dovesse pensare a meccanismi di protezione personalizzati elaborati in passato allora voglio dirlo chiaro: non disturbatevi, ve lo potete tenere, perché l’Italia non ne ha bisogno – dice ancora Conte – le conseguenze del dopo covid-19 vanno affrontate non nei prossimi mesi ma domani mattina”, aggiunge ancora il presidente del Consiglio. L’Italia non chiede una mutualizzazione del debito, prosegue Conte riferendosi ai timori dell’asse del Nord che non vuole condividere con paesi molto indebitati come l’Italia, i rischi legati all’emissione di un titolo europeo. “Ciascun Paese risponde per il proprio debito pubblico e continuerà a risponderne”, dice ancora Conte secondo palazzo Chigi. Ma il blocco ‘rigorista’ non si fida e continua a respingere la proposta italiana.

L’altra questione sul tavolo è quella legata al Mes, il Meccanismo europeo di stabilità e soprattutto alle condizioni in base alle quali un paese potrebbe ottenere una linea di credito. La nuova bozza di conclusioni, respinta dall’Italia, era stata ulteriormente annacquata rispetto alla versione precedente. Questa mattina in una riunione del Coreper (l’organismo che riunisce gli ambasciatori), Olanda e Finlandia si sono opposte a un paragrafo in cui si chiedeva all’Eurogruppo di concludere il lavoro tecnico per attivare le linee di credito del Meccanismo europeo di stabilità entro la prossima settimana. Nell’ultima bozza che è stata fatta circolare tra le capitali, il Consiglio europeo invita l’Eurogruppo a “sviluppare le specifiche tecniche necessarie” per attivare il Mes “nelle prossime settimane”. Anche nella nuova bozza non c’erano riferimenti espliciti alla possibilità di introdurre dei Coronabond. L’Italia e altri paesi tra cui Francia, Spagna e Portogallo ritengono che non debbano esserci condizionalità stringenti per affrontare una crisi così grave. Ma per il blocco dei paesi del nord la richiesta è inaccettabile. L’intesa è lontana.

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