Mattarella sferza ancora la politica: responsabilità e unità dinanzi alla sofferenza degli italiani. Troppe ansie da governo e opposizione

Mattarella sferza ancora la politica: responsabilità e unità dinanzi alla sofferenza degli italiani. Troppe ansie da governo e opposizione

Nel giorno in cui il Presidente Mattarella ha deciso in intervenire direttamente con un video messaggio agli italiani, il quadro politico sembra nuovamente attraversato da tensioni, sospetti, incontri nervosi, un viavai di dichiarazioni, e smentite. Gli appelli all’unità di Mattarella dello scorso 5 marzo evidentemente hanno trovato orecchie disponibili tra le forze politiche di maggioranza e opposizione, ma nel concreto non si era ancora capito come si intendesse procedere. E nelle ultime ore, dopo un intervento sul Financial Times, l’ombra di Mario Draghi si è fatta ancora più pressante, soprattutto sulle prospettive future, su ciò che ci attende dopo l’emergenza. Insomma, il timing politico sembra scritto da uno sceneggiatore di professione. Giovedì al Senato, Conte dichiara la disponibilità ad aprire varchi di dialogo con le opposizioni, e poi fa saltare il Consiglio europeo, spaccato per effetto della contrapposizione tra Stati del nord, guidati dalla Germania, e stati del sud guidati dall’alleanza Macron-Sanchez-Conte, a conti fatti i leader dei Paesi a maggiore gravità della situazione epidemica. Venerdì mattina maggioranza e opposizione dialogano, rigorosamente a distanza antivirus, sui decreti legge di marzo e aprile, ma senza pervenire, ancora, a una soluzione chiara. Nel primo pomeriggio, la ministra dell’Istruzione Azzolina scatena il caos nelle famiglie e tra i lavoratori della scuola presentandosi su RaiUno e confessando che le scuole non riapriranno, che nulla è stato deciso sull’anno scolastico, che nulla è deciso sugli esami di Stato. Insomma, nulla di nulla è deciso, immobilismo totale. Ed ecco infine il presidente Mattarella che – nell’intervento audio video pubblicato in altra parte del giornale – decide di mettere tutta la sua autorità e autorevolezza per fare chiarezza e spingere esecutivo, parlamento e forze politiche a costruire un presente e un futuro, anche in Europa, a favore delle persone. Una vera e propria lezione, e non solo di galateo politico.

Nella riunione di venerdì mattina dunque alcune cose sono state concordate. Non saranno accolti emendamenti che comportano modifiche di spesa al decreto Cura Italia all’esame del Senato. La vera collaborazione tra maggioranza e opposizione sarà sul decreto annunciato dal governo per il mese di aprile per stanziare ulteriori risorse economiche a fronte dell’emergenza coronavirus. Eppure, secondo i partecipanti al tavolo convocato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, con i capigruppo di centrodestra, la disponibilità dell’esecutivo ad accogliere le proposte di Lega, Fdi e Fi, a scrivere insieme le prossime misure, è sembrata quantomeno sincera. L’intesa è di concordare degli ordini del giorno al decreto Cura Italia che impegnino il governo sulle misure da inserire nel provvedimento che sarà varato il mese prossimo. Nessun impegno invece sulla richiesta del governo di presentare non più di 50 emendamenti per gruppo oggi a palazzo Madama (il temine scade alle 19). Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, collegato quasi per tutta la durata della riunione (due ore circa) ha spiegato l’intenzione di fare un unico provvedimento ad aprile che contenga tutte le misure necessarie. Varranno, ha detto Gualtieri secondo quanto riferito dai presenti, certamente di più dei 25 miliardi di cui anche il premier Giuseppe Conte ha parlato nei giorni scorsi, saranno finanziate in deficit e conterranno certamente più soldi agli autonomi e la proroga della cassa integrazione in deroga. Più nel dettaglio non è sceso. L’opposizione chiede di più, chiede che vengano stanziati 75 miliardi. “Inoltre – spiega Renato Brunetta, Fi, presente all’incontro – abbiamo chiesto che venga nominato anche un relatore di opposizione sia sul Cura Italia che sul decreto di aprile”. Brunetta ci tiene particolarmente anche al fatto che “le regole del gioco” della cosiddetta cabina di regia maggioranza-opposizione vengano stabilite in un incontro tra Conte e i leader del centrodestra Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani. Un incontro che, aprendo il tavolo, D’Incà ha annunciato verrà fissato la prossima settimana proprio su richiesta del premier.

Per quanto riguarda il decreto Cura Italia in Senato – chiarisce il senatore di Fi Lucio Malan tra i presenti al tavolo di stamattina – c’è una generica disponibilità del governo ad accogliere emendamenti non di spesa, perché la spesa ulteriore sarà nel prossimo decreto, o addirittura con risparmio per lo Stato. Forza Italia ne ha diversi che puntano alla liberalizzazione e alla semplificazione e che non costano. Ad esempio la liberalizzazione dei contratti a tempo determinato, togliendo il limite introdotto dal decreto dignità, oppure la proroga delle licenze”. Il tavolo si è aggiornato a pochi giorni. “Certamente – prevede Malan – non prima di avere i fascicoli degli emendamenti al cura Italia. Forse domenica”. Il ministro D’Incà ha rassicurato i partecipanti al tavolo sulla volontà del governo di ascoltare tutti, trovando insieme il percorso più adatto a recepirne le richieste e ha espresso la volontà di fare tutte le riunioni necessarie con le opposizioni. Certo, a dire del centrodestra, una prima battaglia è stata vinta (ovviamente la metafora bellica, nonostante le parole di Mattarella, è ormai consuetudine in questi giorni): “Abbiamo ottenuto che Conte convochi a palazzo Chigi Salvini, Meloni e Tajani”, rivendicano con forza alcuni partecipanti alla riunione di questa mattina con il ministro Federico D’Incà e, in video collegamento, il titolare del Mef. A sentire la ‘controparte’, invece, è stato proprio il governo a giocare d’anticipo e sparigliare, annunciando subito l’intenzione di Conte di incontrare nuovamente Salvini, Meloni e Tajani. Secondo alcune autorevoli fonti di maggioranza, la ‘mossa’ sarebbe stata studiata anche alla luce del dibattito di ieri al Senato, dopo l’informativa del premier. In altre parole, nel governo – ragionamento condiviso dal premier – è prevalsa la convinzione di evitare di ‘prestare il fianco’ alle possibili strumentalizzazioni del centrodestra (leggasi Salvini in particolare) su una collaborazione non concreta e fattiva ma solo sbandierata da Conte. Non possiamo correre il rischio, è il ragionamento che riferiscono le stesse fonti autorevoli, di farci mettere all’angolo.  E sul tavolo di Conte i tre leader porranno alcune condizioni chiare: condivisione sulla scelta dell’entità del prossimo scostamento di bilancio, che per Forza Italia, Lega e FdI dovrà liberare risorse pari a 75 miliardi, per un totale di 100 complessivi (25 miliardi sono già contenuti nel Cura Italia). In secondo luogo, per il centrodestra il premier dovrà garantire una linea condivisa sull’atteggiamento che il governo italiano assumerà al tavolo europeo e sul Mes. E qui Salvini è netto: “Voglio dedicare un pensiero di schifo e vergogna all’Europa”, scandisce il leader leghista. Per poi aggiungere: “Altro che Unione, questo è un covo di serpi e sciacalli. Prima sconfiggiamo il virus, poi ripensiamo all’Europa. E, se serve, salutiamo. Senza neanche ringraziare”. Secondo alcune fonti, il Mes sarebbe stato al centro di un duro botta e risposta tra Gualtieri e il presidente della commissione Finanze del Senato, il leghista Alberto Bagnai.

Raccontano che durante la riunione della ‘cabina di regia’ governo-opposizione sull’emergenza Covid-19 ci sia stato un animato botta e risposta tra il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri e il senatore della Lega, Alberto Bagnai. Oggetto del contendere la linea del governo italiano sul Fondo salva-Stati. Non dobbiamo essere subalterni a nessuno, l’Italia è tra i paesi fondatori dell’Europa e se noi ce ne andiamo, crolla tutto, avrebbe tuonato l’economista della Lega, ideologo del no-euro, parlando dello scontro in atto tra il nostro Paese e i ‘falchi’ dell’Ue, guidati dalla Germania su eurobond e misure economiche per scongiurare una recessione e uscire dall’emergenza. Bagnai, riferiscono le fonti, avrebbe poi preso spunto dal caso Mes per lanciare un vero e proprio j’accuse all’indirizzo del Mef: non vogliamo più funzionari del Tesoro che vanno in Europa e svendono l’Italia… Pronta sarebbe stata la replica di Gualtieri in collegamento video: è inaccettabile insultare dei funzionari dello Stato in quel modo… E ancora: potete attaccare politicamente me e Conte, ma dico no a campagne di odio contro dei funzionari che agiscono lealmente sulla base di direttive politiche e lavorano nel rispetto della Costituzione, altrimenti non parteciperò a riunioni con chi fa queste accuse…, avrebbe aggiunto il responsabile di via XX settembre, minacciando di disertare le prossime riunioni con Bagnai e chi attacca il lavoro del Tesoro. Non ho detto queste cose, la controreplica di Bagnai che, riferiscono fonti parlamentari del centrodestra, si sarebbe scusato con il ministro Gualtieri, e non solo per i toni usati.

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