Daniele Tissone, Silp Cgil. A crisi finita occorrerà riprendere, con i fatti e non solo a parole, il tema della legalità nel Paese

Daniele Tissone, Silp Cgil. A crisi finita occorrerà riprendere, con i fatti e non solo a parole, il tema della legalità nel Paese

I timori che le mafie possano sfruttare l’attuale momento di crisi e di poca liquidità tra gli imprenditori, associato al concreto rischio di comportamenti o disordini che potrebbero insorgere con il perdurare delle difficoltà economiche, costituiscono il grido d’allarme che ci proviene oggi dalle Istituzioni nonché da magistrati in prima linea come De Raho e Gratteri. Una delle attività della criminalità organizzata, l’usura, viene precisamente messa in campo in momenti come questi, quando condizioni di bassa liquidità tra gli imprenditori conducono ad opportunità di finanziamento illecito, in particolare in alcuni delicati settori.

Non solo. Chi ha, come le mafie, un’elevata liquidità può offrire lavoro a quelle persone che, a causa dell’epidemia, rischiano di perdere tutto. Questo perché nei momenti di crisi le organizzazioni criminali investono concretamente per il proprio tornaconto di natura illecita. Il riferimento va, in particolare, alle aree più depresse del Mezzogiorno dove esistono situazioni di sostentamento costituite spesso da espedienti e lavoro nero. Senza contare, infine, i timori legati al fatto che la crisi attuale potrebbe favorire sistematicamente il rapporto con esponenti della pubblica amministrazione e amministratori locali impegnati nella gestione della grande quantità di finanziamenti pubblici che seguiranno la stagione della ricostruzione post Covid-19.

Esistono, insomma, elementi di comprensibile preoccupazione, ma il tema, oggi ancora più di ieri, non può non essere che il seguente: come si contrastano il pericolo di rivolte organizzate, attività borderline da lavoro nero, economia sommersa, le capillari infiltrazioni della criminalità organizzata oppure le zone grigie nella pubblica amministrazione? La risposta è una sola: attraverso la Legalità praticata e il reale contrasto preventivo-repressivo ai sodalizi criminali. Agli studenti si insegna che per Legalità si intende tutto quel complesso di diritti e doveri che riguarda ogni cittadino e che permette una vita serena al singolo individuo all’interno di una società.

Quando, ad esempio, sempre più gli interessi individuali superano i bisogni collettivi e quando potere e denaro si concentrano nelle mani di pochi, si entra nella cosiddetta situazione di illegalità.

Il drammatico momento che stiamo vivendo deve già proiettarci sul prossimo futuro: a crisi finita occorrerà riprendere, con i fatti e non solo a parole, il tema della Legalità nel Paese. Una Legalità che andrà affermata in tutti gli ambiti lavorativi combattendo precariato, lavoro nero, capolarato. Contrastando, realmente, una criminalità organizzata sempre più pervasiva, combattendo ogni episodio di corruzione dal più piccolo al più grande con investimenti mirati e con il potenziamento degli attuali apparati investigativi.

Solamente così, sfruttando questa opportunità che è anche un momento di riflessione, faremo ripartire veramente l’Italia. Per farlo occorre la volontà di noi tutti e della politica che non può pensare che da domani tutto sarà come ieri.
Il domani ce lo costruiremo noi e quale migliore occasione se non questa potrà essere utile per sconfiggere i mali atavici della Nazione che annichiliscono ricchezza, creano ignoranza e povertà aumentando il divario tra le persone, uccidono e umiliano attraverso le molteplici attività criminali chi si pone in contrasto con loro. Se non ora quando?

Da HuffingtonPost.it

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