Coronavirus. Il bilancio al 16 marzo è di 23.073 il totale dei contagiati, 2158 i decessi e 2749 i guariti. Approvato il decreto “Cura Italia”: 25 miliardi di euro che dovrebbero attivare flussi per 350

Coronavirus. Il bilancio al 16 marzo è di 23.073 il totale dei contagiati, 2158 i decessi e 2749 i guariti. Approvato il decreto “Cura Italia”: 25 miliardi di euro che dovrebbero attivare flussi per 350

Il numero dei nuovi casi positivi in Italia è di 2.470, un numero al ribasso, come confermano soprattutto i dati della Lombardia. Il totale attuale dei positivi è pari a 23.073.  Il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, nel corso della consueta conferenza stampa pomeridiana presso la sede del Dipartimento spiega che di questi malati 10.197 sono in isolamento domiciliare e 1.851 in terapia intensiva. “Oggi registriamo 414 guariti, un numero più elevato di ieri, per un totale di 2.749 – ha aggiunto – purtroppo registriamo anche 349 morti, per un totale di 2.158”. Il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, ha sottolineato come nonostante l’Italia in questo momento abbia il numero maggiore di soggetti colpiti da Covid-19, “ha anche tutti gli strumenti per rappresentare un punto di riferimento nella comunità scientifica internazionale e svolgere addirittura un ruolo pionieristico. In Italia abbiamo messo in essere delle misure di contenimento e restrittive con l’obiettivo di andare a prevenire questa grande ondata. Che il virus possa mantenersi per qualche mese è possibile ma nessuno ad oggi ha dei dati inconfutabili per dire fino a quando”. Locatelli ha poi spiegato che non risultano al momento dei decessi di persone al di sotto dei 30 anni di età, per quanto riguarda invece la possibile trasmissione del virus attraverso oggetti, abiti e superfici ha precisato: “un virus per vivere e replicarsi ha bisogno di cellule, da solo non ce la fa”. E a proposito della proposta del presidente del Veneto Zaia di sottoporre a tampone gran parte dei residenti Locatelli ha replicato: “l’Italia è il paese che a oggi ha fatto largamente il numero più elevato di tamponi. Gli esperti hanno chiaramente identificato quali siano le categorie di pazienti meritevoli di un tampone. Un allargamento indiscriminato è irrealistico e poco utile per le strategie di contenimento di infezione nel nostro Paese”.

Il Consiglio dei ministri approva il Decreto legge “Cura Italia”. La conferenza stampa di Conte, Gualtieri e Catalfo

Si tratta di una manovra, più che di un decreto, che usa tutti i 25 miliardi messi da parte come tesoretto, con tanto di scostamento sul deficit, e che dovrebbe attivare flussi di danaro per 350 miliardi. Per la sanità e la Protezione Civile il decreto prevede lo stanziamento di 3,5 miliardi. Per il sostegno all’occupazione, al reddito e ai lavoratori i miliardi sono dieci. “E’ una manovra economica poderosa. Stiamo cercando di costruire una diga per proteggere imprese, famiglie, lavoratori”, spiega il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa, la prima in video da Palazzo Chigi nell’era del coronavirus. E’ un decreto di oltre cento pagine quello che vede la luce ad ora di pranzo. Un provvedimento “omnibus”, nel senso che va a toccare quasi tutti i settori colpiti economicamente dall’emergenza. C’è la Cassa integrazione in deroga che andrà a coprire anche le aziende con un solo dipendente e per la quale il dl “#curaitalia” stanzia 3,3 miliardi. Vale 1,3 miliardi, invece, il Fondo di integrazione salariale. C’è il congelamento totale dei licenziamenti, decisione che investe tutte le procedure a partire dal 23 febbraio. Autorizza la costituzione di una newco controllata dal Mef per Alitalia e stanzia 600 milioni per il settore del trasporto aereo, fatalmente colpito dalla pandemia. “Possiamo parlare di modello italiano non solo per la strategia di contrasto ma anche economico. L’Ue ci segua. I primi segnali sono importanti”, sottolinea Conte. “Nessuno perderà il posto di lavoro a causa del coronavirus”, gli fa eco il titolare del Mef spiegando che il dl prevede aiuti anche per il trasporto merci e annunciando per aprile un nuovo decreto, che magari tenga conto anche della riprogrammazione dei fondi Ue. “Abbiamo una fortissima iniezione di liquidità del sistema del credito – continua il ministro – che può mobilitare circa 340 miliardi di finanziamento all’economia reale, con la sospensione delle rate di prestiti e mutui tramite fondi e garanzie pubbliche al credito, sia con il potenziamento del fondo di garanzia sia con il meccanismo del Fondo Gasparrini per la sospensione delle rate dei mutui dei lavoratori autonomi o di chi ha perso il lavoro, sia con una garanzia pubblica che può consentire al sistema bancario di sospendere le rate dei prestiti o di estendere i finanziamenti. È un pacchetto molto corposo di sostegno alla liquidità”. Insomma, anche al governo sanno che il decreto non basta, che i danni economici dell’emergenza non sono al momento neppure calcolabili e che, di fatto, servirà di più. Ma per Conte la strada da seguire è quella intrapresa.

Le misure più importanti

“Cura Italia” approvato oggi dal Consiglio dei ministri è sicuramente il più esteso, ambizioso e variegato dei provvedimenti sull’emergenza coronavirus, dopo i due Dpcm dei giorni scorsi. Affronta con decine di misure la quarantena economica che il Paese sta vivendo, ma soprattutto la ripartenza successiva, quando l’emergenza coronavirus sarà conclusa. Quando l’Italia dovrà rimettersi in moto, ecco perché molte scadenze superano e di molto anche le previsioni temporali più pessimistiche circa la durata dell’attuale pandemia. A livello fiscale è sospeso ogni adempimento fino al 31 maggio. Una misura attesa perché proprio oggi era previsto il pagamento delle ritenute d’acconto dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria. Tutto rinviato senza sanzioni e interessi, con pagamento in soluzione unica o 5 rate da maggio in poi. Ai commercianti, che sono i più penalizzati, viene riconosciuto un credito d’imposta pari al canone di affitto del mese di marzo, in cui de facto molti non hanno lavorato. Altro credito d’imposta, fino a 20.000 euro con un plafond di 50 milioni di euro, per chi provvederà alla sanificazione degli ambienti di lavoro per contenere il virus. Passando ai lavoratori, viene introdotto un nuovo ammortizzatore sociale ordinario, che comprende le aziende già in cassa integrazione straordinaria, e chi ha in essere gli assegni di solidarietà. Non solo, viene attivata una cassa integrazione in deroga grazie alla quale ricevono un contributo tutte le imprese, senza limitazioni. C’è spazio anche i liberi professionisti, che in caso di sospensione dell’attività, riceveranno per tre mesi 500 euro, una tantum. Il lavoro agile, o smart working, già incentivato dai precedenti decreti, viene qui esteso e diventa ordinario anche nella pubblica amministrazione. Ai lavoratori dipendenti con figli di età inferiore ai 12 anni, vengono concessi 15 giorni di indennità al 50% della retribuzione, ma la misura non è cumulabile tra padre e madre. In alternativa, previsti 600 euro di bonus per la babysitter. Infine, ma è la misura più rilevante, i permessi retribuiti sono aumentati di 12 giorni per marzo e aprile rispetto ai massimi di legge. Sempre per i lavoratori dipendenti, con reddito sotto i 40.000 euro, è previsto un premio di 100 euro in rapporto ai giorni di lavoro svolti nella sede di lavoro a marzo.  Per le pmi i prestiti in scadenza sono tutti prorogati al 30 settembre, non solo, anche le rate a seconda dei casi possono essere sospese o rimodulate a quella data. Per nove mesi da oggi, lo Stato fornirà una garanzia per prestiti fino a 5 milioni di euro per investimenti e ristrutturazioni di situazioni debitorie. Cassa Depositi e Prestiti inoltre concederà liquidità alle imprese tramite banche e altri soggetti autorizzati, fino all’80% dell’esposizione. I crediti verso debitori inadempienti saranno trasformati in crediti d’imposta fino al 31 dicembre.

Per le misure sanitarie, il decreto stabilisce che fino al 31 luglio la Protezione civile potrà autorizzare la requisizione in uso o in proprietà, da ogni soggetto pubblico o privato di presidi sanitari e medico-chirurgici. Ovvero, le strutture sanitarie private sono equiparate a quelle pubbliche e divengono disponibili alle esigente delle Asl, a cominciare dai posti letto. Stesso discorso per i beni mobili, letti o altro, occorrenti per fronteggiare l’emergenza Covid-19. Tutte le imprese, se lo ritengono, hanno titolo a produrre le mascherine sanitarie. Viene poi prorogata al 30 giugno la validità delle tessere sanitarie in scadenza. Formalizzate le procedure di assunzione del personale sanitario necessario alle emergenze. Sul fronte legale, tutte le udienze civili, penali e amministrative sono rinviate. L’attività nei tribunali riprenderà dal mese di aprile. Infine, come era già emerso, l’anno scolastico in corso sarà valido anche se non si arrivasse a 200 giorni di lezioni.

 

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