Coronavirus. Contagi: superata quota 10mila. 631 le vittime e 1004 i guariti. 877 ancora terapia intensiva. Inutile incontro tra Conte e il centrodestra

Coronavirus. Contagi: superata quota 10mila. 631 le vittime e 1004 i guariti. 877 ancora  terapia intensiva. Inutile incontro tra Conte e il centrodestra

I casi di Coronavirus registrati in Italia hanno superato quota 10mila. Secondo gli ultimi dati diramati dalla Protezione civile sono 8.514 le persone positive al covid-19, 631 le vittime e 1.004 i guariti. Sono invece 877 le persone attualmente in terapia intensiva (+144). Rispetto a lunedì è aumentato il numero giornaliero dei decessi con 168 nuovi morti di cui 135 nella sola Lombardia, ma è in forte diminuzione il numero dei nuovi contagi. Oggi se ne sono registrati infatti 529, rispetto ai 1.598 di lunedì. Un dato incoraggiante anche se non tiene conto dei nuovi casi in Lombardia. Tra i contagiati “il 5-7% ha meno di 30 anni”, ha reso noto il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro, sottolineando che anche se questa fascia d’età risulta meno suscettibile al contagio, il suo comportamento resta “decisivo” nella dinamica per evitare il diffondersi dell’epidemia. Nelle ultime 24 ore la fascia 80-89 anni è stata quella più colpita per numero di decessi (45% del totale). Tra le vittime anche il consigliere comunale della Lega a Piacenza Nelio Pavesi, 68enne, ricoverato dopo essere risultato positivo al virus.

E’ ancora presto per vedere i risultati delle disposizioni adottate ieri dal governo per contenere l’epidemia. “Le misure prese non sono istantanee ma coerenti con i tempi di incubazione di 14 giorni”, ha spiegato il presidente dell’Iss durante il consueto appuntamento con la stampa. E sull’ipotesi di adottare misure più stringenti per la Lombardia, come la chiusura di negozi e uffici pubblici, il commissario straordinario all’emergenza Angelo Borrelli ha detto che la richiesta dovrà essere considerata e valutata. “Non ho elementi da fornire, li vedremo domani”, ha riferito il capo della Protezione civile. Intanto l’Iss ha diffuso l’indagine epidemiologica messa a punto per tracciare il trend dell’epidemia. Secondo i dati riferiti dall’Istituto la trasmissione dell’infezione da Sars-Cov-2 è avvenuta in Italia per tutti i casi, ad eccezione dei primi tre segnalati dalla regione Lazio che si sono verosimilmente infettati in Cina, e di un caso nella regione Lombardia, una persona di nazionalità iraniana, che si sarebbe verosimilmente infettata in Iran. “Attualmente non è possibile ricostruire, per tutti i pazienti, la catena di trasmissione dell’infezione”, ha specificato l’Iss ma “la maggior parte dei casi segnalati” sono da ricollegarsi a quelli diagnosticati in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, le zone più colpite dall’epidemia con, rispettivamente 5.791, 1.533 e 856 contagiati. Secondo l’Iss , i primi casi sintomatici risalgono alla fine di gennaio, l’età mediana delle persone positive è di 65 anni, e il 62% è di sesso maschile. Le fasce più colpite si confermano quelle dei 70-79 anni (21,4% casi), e degli over 80 anni(18,4%). Il 21% dei casi di nuovo coronavirus risulta ospedalizzato, e tra quelli di cui si conosce il reparto di ricovero (1.545) il 12% risulta in terapia intensiva. Ben 583 casi sono stati diagnosticati tra gli operatori sanitari. Al termine del punto con la stampa un appello è arrivato dal capo della protezione civile Angelo Borrelli che ha invitato i cittadini “ad informarsi attraverso i canali ufficiali e non con le fake news che purtroppo girano anche sui social” e che anche oggi la Protezione civile ha dovuto smentire. Domani saranno distribuite un milione di mascherine alle strutture sanitarie regionali ma tutto il materiale sanitario che viene acquistato dalla protezione civile – dunque non solo le mascherine ma anche i Dispositivi di protezione individuale (Dpi) – sono destinati agli ospedali e non per i cittadini. “Noi stiamo acquisendo il materiale che serve per la gestione dell’emergenza” ha detto. “La situazione è ancora seria e va trattata come tale. I numeri descrivono un quadro complicato. C’è una salita ancora molto significativa, sarebbe folle immaginare di abbassare la guardia, abbiamo bisogno del sostegno pieno dei cittadini. E’ una battaglia che non si vince con un decreto, ma si vince solo con il contributo di tutti” ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, ospite di Dimartedì.

Il centrodestra per misure più dure e i timori di Conte

Introdurre misure ancora più restrittive dopo il Dpcm di ieri potrebbe tra l’altro produrre danni economici, comunque non escludiamo nulla, bisogna valutare bene: il ragionamento che il premier Giuseppe Conte avrebbe fatto ai leader dell’opposizione nell’incontro tenutosi a palazzo Chigi (e durato circa tre ore) fa capire che l’emergenza coronavirus va fronteggiata sicuramente dal punto di vista sanitario ma non solo. I governatori del nord Fontana e Zaia chiedono un ulteriore irrigidimento dei provvedimenti per il contenimento dell’epidemia e perfino il capo della protezione civile e commissario all’emergenza Borrelli ritiene che andrebbe valutata la richiesta della “chiusura totale” della Lombardia. Il capo dell’esecutivo è consapevole della situazione e non chiude la porta all’ipotesi di una serrata generale. Se ne parlerà mercoledì in Cdm ma sul tavolo ci sono anche altri parametri da tenere in considerazione. E non è un caso che Confindustria abbia espresso preoccupazione per la richiesta della Regione Lombardia di “prevedere” il fermo “totale delle fabbriche e dei trasporti”. Nel centrodestra si spiega che non è arrivata la proposta di bloccare l’industria ma “il resto, per esempio gli esercizi commerciali” e si ritiene che dietro lo stop dell’esecutivo ci sia pure “un problema di indennizzi”, che in caso di chiusura totale verrebbero chiesti al governo. “Se serve arriveranno misure anche più dure”, ammette il responsabile dei rapporti con il Parlamento, D’Incà.

In ogni caso Conte ai suoi ospiti ha riferito che sul tavolo ci sono molto più dei 7,3 miliardi preventivati in un primo momento ma comunque meno di 30. Nessuna cifra precisa è stata fornita (ma domani nel Consiglio dei ministri dovrebbero essere stanziati fino a 15 miliardi), solo la spiegazione che non si può prevedere un provvedimento senza limiti perché la Ue non lo certificherebbe. Ma l’appello del premier è stato più o meno questo: non parlate più di chiusura delle Borsa perché così si scatena il panico, in questo momento remiamo tutti sulla stessa barca. Raccontano che, al di là dello scontro sull’eventualità di inasprire ancor più le norme anti-coronavirus (“No al grigio, no alle vie di mezzo”, sostiene Salvini), gli unici momenti di tensione tra il presidente del Consiglio e il leader del partito di via Bellerio si siano registrati sul Mes. Perché è vero che Conte e il ministro Gualtieri – come ha spiegato la Meloni – hanno detto che la riforma non sarà firmata dall’Italia, ma è altrettanto vero – dice chi era presente all’incontro – che il governo ha spiegato che la discussione si farà e che non dipende dal nostro Paese. Poi sul commissario – ad insistere soprattutto FI e Fdi – il premier ha ribadito gli stessi concetti espressi ieri in conferenza stampa, potrebbe essere utile un ‘tecnico’, una figura di maggior coordinamento “ma Borrelli sta lavorando bene”. “Insomma – spiega una fonte che ha partecipato al vertice – ha depotenziato l’eventuale nomina”.  L’obiettivo è mettere in sicurezza il sistema sanitario e fermare il contagio. Ma alla base delle nostre autonome decisioni politiche ci saranno – il ragionamento del premier – le valutazioni del comitato tecnico-scientifico. Ragionamento illustrato anche dal ministro Gualtieri, viene riferito. “Faremo in modo – ha detto poi il premier secondo quanto riferiscono fonti di palazzo Chigi – che le misure tengano sempre conto di tutti i fondamentali interessi in gioco e siano sempre efficaci e adeguate rispetto all’obiettivo prioritario di contenere il contagio e di tutelare la salute dei cittadini”. Il centrodestra ha apprezzato la volontà al confronto del premier ma “le nostre proposte in pratica sono finite nel cassetto”, verranno esaminate “dai tecnici”. Da qui la delusione. Si attende di capire ora l’evoluzione della situazione. Mercoledì, in un Parlamento ‘militarizzato’ nelle modalità di voto a causa dell’emergenza, il centrodestra fornirà la sponda allo scostamento del deficit ed è pronto a dire sì anche al decreto.

Share