Carceri. Rivolte in 27 penitenziari contro il decreto coronavirus. 6 detenuti morti a Modena. Fp Cgil, “fallimento del ministro Bonafede”. I numeri del sovraffollamento

Carceri. Rivolte in 27 penitenziari contro il decreto coronavirus. 6 detenuti morti a Modena. Fp Cgil, “fallimento del ministro Bonafede”. I numeri del sovraffollamento

Sei morti nel carcere di Modena, violenti scontri a Foggia dove una quarantina di detenuti sono evasi e attualmente ricercati, proteste e tensioni in almeno 27 carceri italiane: ad accendere la miccia il decreto del governo sul coronavirus, che tra le altre cose ha introdotto misure molto più severe anche per i colloqui in carcere tra i detenuti e i famigliari, per cercare di prevenire i contagi tra le guardie penitenziarie e tra detenuti in ambienti particolarmente favorevoli alla diffusione del virus. A Roma, caos sia nel vecchio penitenziario di Regina Coeli che in quello periferico di Rebibbia, dove si teme che ci siano stati degli evasi, sono stati dati alle fiamme materassi e dove la polizia ha dovuto effettuare una piccola carica per placare i manifestanti al di fuori dell’edificio.

Scontri che immediatamente si allargano anche alla politica e alle istituzioni: secondo i Radicali italiani, da sempre tra i più attenti ai diritti dei detenuti, “la scelta del ministero di bloccare i colloqui parentali e i rapporti con l’esterno appare del tutto insufficiente e già immediatamente smentita dai primi episodi di contagio che hanno riguardato agenti della polizia penitenziaria – dicono Massimiliano Iervolino e Giulia Crivellini, Segretario e Tesoriera di Radicali Italiani – È urgente una misura che possa ridurre subito il numero delle presenze e permettere la gestione dell’eventuale contagio con numeri limitati”. Ma si mobilitano anche i sindacati: per la Fp Cgil “da troppo tempo rimangono inascoltati i nostri appelli sulla mancanza di sicurezza sui posti di lavoro, sulle gravi carenze di organico e sulla mancanza di investimenti in tutto il settore dell’esecuzione penale”. “Le drammatiche notizie che giungono dai penitenziari, presi in ostaggio da rivoltosi, con morti e feriti sia dalla parte dei detenuti sia dalla parte degli agenti di polizia, rappresentano ancora una volta la sconfitta della gestione attuata dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e dal capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Basentini” prosegue la Fp Cgil che chiede “una immediata inversione di rotta”. La categoria confida “nell’azione della magistratura che dovrà accertare, in tempi rapidi, ogni responsabilità di quanto sta accadendo in queste ore. Da troppo tempo rimangono inascoltati i nostri appelli sulla mancanza di sicurezza sui posti di lavoro, sulle gravi carenze di organico e sulla mancanza di investimenti in tutto il settore dell’esecuzione penale. Anche al ministro della Pa Dadone, nel porre il tema della sicurezza dei lavoratori e dei pazienti per l’emergenza Covid-19, dell’allestimento di opportune aree per la prevenzione come nei pronto soccorso, avevamo segnalato anche il tema della prevenzione e della verifica dello stato di salute dei detenuti, garantendo di conseguenza il diritto alla salute anche degli operatori”.

“Stiamo vivendo sicuramente una delle fasi più delicate della recente storia del nostro Paese e ciò che sta accadendo in questi giorni e in queste ore nelle carceri è un fattore che aggrava ulteriormente le già forti tensioni con cui siamo costretti a convivere in questo periodo” afferma il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, chiedendo “al Governo di convocare urgentemente le categorie e di ascoltare le loro indicazioni”. La Uil, sottolinea Barbagallo, “esprime piena solidarietà ai lavoratori della Polizia penitenziaria che si stanno facendo carico, con professionalità e abnegazione, di questa grave situazione di rivolta e di violenza, trasformatasi in tragedia per la morte di sei detenuti. I rappresentanti sindacali della categoria – conclude – hanno ribadito proposte e richieste per affrontare, più in generale, la questione del degrado penitenziario e, nello specifico, per riportare sotto controllo l’attuale situazione di caos”. “Grave quello che sta accadendo nelle carceri. Solidarietà ai lavoratori della polizia penitenziaria e sostegno alle categorie che da tempo hanno evidenziato la situazione di degrado, sovraffollamento e carenza di organico del personale” scrive su twitter la segretaria generale della Cisl, Annamaria FurlanAmnesty International, in una nota, avvisa che “è fondamentale ridurre immediatamente la tensione nelle carceri informando i detenuti sulle modalità di comunicazione con l’esterno. Inoltre, in considerazione delle ormai tristemente note situazioni di sovraffollamento di molti istituti penitenziari e delle critiche condizioni igienico-sanitarie, è necessario che siano adottate tutte le dovute precauzioni al fine di limitare al massimo il rischio di contagio all’interno delle strutture, a tutela del diritto della salute dei detenuti e del personale di polizia penitenziaria”.

La rivolta nelle Carceri legata all’emergenza coronavirus riaccende i riflettori sul sovraffollamento nei 189 penitenziari. Attualmente ci sono oltre diecimila detenuti in più rispetto ai posti disponibili. Secondo i dati del ministero della Giustizia aggiornati al 29 febbraio scorso, i detenuti sono 61.230 a fronte di una capienza di 50.931 posti, con un tasso di sovraffollamento del 120%. Le regioni con il record di carceri che scoppiano si confermano Molise (175% cento) e Puglia (153%); ma allarmano anche la Lombardia (140%) , l’Emilia Romagna (130%), il Lazio (127%), mentre va un po’ meglio in Campania (119%) e Piemonte (114%). Il dato regionale non dà conto di come sia drammatica la situazione nei singoli penitenziari, dove la maglia nera del sovraffollamento spetta da tempo a quello di Larino, in Molise, dove il tasso raggiunge il record del 208%, con 238 detenuti a fronte di 114 posti. In fortissima sofferenza anche il carcere di Taranto, dove il sovraffollamento è al 196% con un numero di detenuti quasi doppio ai posti letto (600 su 306) e quello di Como (195%) con 452 reclusi a convivere in uno spazio la cui capienza è stimata a 231.

Nel carcere della rivolta più cruenta, a Modena, dove sono morti 6 detenuti, il sovraffollamento è al 152%, con 562 detenuti a fronte di 369 posti. Ancora peggiore la situazione nell’altro penitenziario dell’Emilia Romagna in cui è in corso la protesta: a Bologna il sovraffollamento è al 178%, con 500 soli posti a fronte di 891 ristretti. Su una percentuale analoga si attesta a Roma il carcere di Regina Coeli (172%) con 1061 e una capienza ferma a quota 616, mentre è più vivibile l’altro penitenziario romano, quello di Rebibbia. Nel carcere di Foggia da cui sono evasi 40 detenuti, il sovraffollamento è al 166% con 608 reclusi per 365 posti. Per quanto riguarda agli altri istituti teatro della protesta, nel milanese San Vittore i detenuti sono 1029 a fronte di 799 posti, con sovraffollamento del 128%; il tasso è superiore alle Vallette di Torino (134%) con 1.061 posti a fronte di 1.429 detenuti. Al di là del sovraffollamento, dalle statistiche del ministero della Giustizia emerge che in carcere ci sono quasi 20 mila stranieri e all’incirca diecimila detenuti (9.920) sono ancora in attesa di giudizio. Sono una minoranza i reclusi che lavorano: 16.850, secondo le cifre rese note dal ministro della Giustizia, quando a gennaio ha illustrato le linee guida del ministero al Parlamento.

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