Se Renzi smette di berciare il governo ha tante cose da fare. Il confronto con i sindacati, i problemi sociali, il lavoro. Gualtieri: a gennaio l’economia può ripartire

Se Renzi smette di berciare il governo ha tante cose da fare. Il confronto con i sindacati, i problemi sociali, il lavoro. Gualtieri: a gennaio l’economia può ripartire

Renzi, forse, smette di berciare, verbo  usato  in Toscana, nel fiorentino.  Significa urlare in modo sguaiato, a squarciagola, si prende ad esempio il gracchiare delle papere. L’Accademia della Crusca ne spiega bene il significato e Renzi Matteo in questi giorni  ha abbondato nel  gracchiare. A dir la verità non ha mai smesso di gracchiare da quando disse a Enrico Letta “stai  sereno” e  si sa come andò a finire. Nel crescendo renziano c’è una tappa importante, quando il Comitato europeo dei Diritti sociali accoglie il ricorso presentato dalla Cgil, con il sostegno della Confederazione europea dei sindacati, e afferma che l’Italia vìola il  diritto dei lavoratori a ricevere “un congruo indennizzo o altra adeguata riparazione” in  caso di licenziamento illegittimo. Commentava Maurizio Landini, segretario generale della Cgil: “Il Comitato europeo ha dato ragione, ha detto che  il Jobs  Act è in contrato con la Carta sociale europea. Troverei utile  si tenesse conto di quello che dice l’Europa anche per quanto riguarda i vincoli sociali e non solo quando parla di quelli economici”.  Parole che  arrivano immediatamente ai tavoli del governo che con Cgil, Cisl, Uil ha in corso una difficile trattativa sulle politiche economiche e sociali. Così abbiamo scritto dando la notizia, pressoché ignorata dai media, televisione pubblica, dicesi Rai, in primo luogo ma che non era certamente sfuggita non solo a Renzi Matteo, alla  ministra Teresa Bellanova, la rappresentante di  Italia  viva  che a più riprese ha sostenuto la bontà delle politiche renziane, a partire dal Jobs act.

Un’eventuale crisi della maggioranza mette a rischio il futuro dell’Italia

Renzi, con le sue uscite, la minaccia di una crisi della maggioranza, ha messo a rischio il futuro dell’Italia, i suoi rapporti con la Unione europea, con i sindacati, con i quali il governo giallorosso ha avviato un confronto a tutto campo su tutte le voci che compongono il panorama economico e sociale del nostro paese. Il “suo” governo ha sempre tenuto a distanza Cgil, Cisl, Uil. Ha rifiutato la “mediazione” delle forze sociali, componente essenziale della democrazia. Il rapporto di “buon vicinato” chiamiamolo così fra il governo e le tre Confederazioni, lo ha, forse, ritenuto una offesa alla sua persona. Rapporti che hanno avuto un buon inizio come hanno detto i segretari generali delle tre Confederazioni, Landini,  Furlan e Barbagallo mettendo a punto un calendario di incontri, dal fisco al lavoro alle pensioni, ai tanti problemi da affrontare sul fronte economico e su quello sociale, utilizzando tavoli tecnici nei ministeri competenti. Ora, hanno affermato i sindacati, si tratta di passare dalle parole ai  fatti, a concordare le iniziative necessarie, a partire dalle crisi aziendali, ormai arrivate a quota 160 con decine di migliaia di posti di lavoro a rischio, leggi   Arcelor Mittal, Alitalia, Whirlpool, tanto per citare i nomi più noti, vertenze per le quali è indispensabile l’intervento pubblico, di un governo nel pieno delle sue funzioni e non sottoposto alle “bizze” di Renzi Matteo, ancora peggio a una crisi al buio.

C’è bisogno di affrontare il mare tempestoso in cui naviga l’Italia

Se tutto ciò non bastasse a delineare la pericolosità della linea Renzi, da una parte confusa e quindi ancor più deleteria e, insieme, consapevole che se cade il governo si va incontro ad una fase confusa, c’è di  mezzo un referendum, le stesse elezioni chissà quando, un governo istituzionale forse neppure capace di ordinaria amministrazione. Mentre c’è bisogno di un esecutivo capace di affrontare il  mare tempestoso in cui naviga il nostro paese, con il “nocchiero” Gualtieri, ministro dell’Economia, garante dei rapporti con la Unione europea. Secondo i dati resi noti da Eurostat per quanto riguarda il Pil le cose non vanno bene. Eurostat  certifica che è aumentato dello 0,1 per cento sia nell’area dell’euro sia nell’Unione europea a 27 durante il quarto trimestre del 2019, rispetto al trimestre precedente. Nel terzo trimestre del 2019, il Pil è cresciuto dello 0,3 per cento in entrambe le zone. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, il Pil è aumentato dello 0,9 per cento nell’area euro e dell’1,2 per cento nell’Ue a 27 nel quarto trimestre del 2019, dopo rispettivamente +1,2 per cento e +1,5 per cento nel trimestre precedente.  Siamo il fanalino di coda.

Ancora un dato: Bankitalia certifica che al 31 dicembre del 2019 il debito delle Amministrazioni pubbliche era pari a 2.409,2 miliardi; a fine 2018 il debito ammontava a 2.380,6 miliardi (134,8% del Pil), precisando che l’aumento del debito nel 2019 (28,7 miliardi) è stato inferiore al fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (35,2 miliardi) grazie alla lieve riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (2,2 miliardi), a 32,9. Con riferimento  alla ripartizione per sottosettori, il debito consolidato delle Amministrazioni centrali è cresciuto di 32,1 miliardi, a 2.324,8, mentre quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 3,4 miliardi, a 84,4; il debito degli Enti di previdenza è rimasto sostanzialmente stabile.

Confindustria. Economia stenta, occupazione ferma, produzione cala

 A definire il quadro delle difficoltà interviene Confindustria secondo cui “stenta l’economia italiana. A inizio 2020 persiste una sostanziale stagnazione, che segue la flessione di fine 2019 (-0,3% stimato nel 4° trimestre)”. È quanto emerge dal rapporto Congiuntura Flash del Centro Studi di Confindustria. Dopo il tonfo della produzione a dicembre, l’industria inizia l’anno ancora debole ma con segnali di stabilizzazione, in base al PMI (Purchasing Managers’ Index) risalito a 48,9 a gennaio e agli ordini manifatturieri in deciso recupero. Tengono i servizi, dove il PMI è salito a gennaio (51,4), continuando a segnalare debole aumento dell’attività, fin dalla metà del 2019. L’occupazione è rimasta pressoché ferma nella seconda parte del 2019. In lieve aumento solo la componente temporanea (+58mila) complice la frenata del PIL e le prospettive incerte. L’export ha registrato dati negativi a novembre-dicembre, ma resta su un trend espansivo: sia le vendite extra-UE (+1,8% nel 4° trimestre) sia, molto meno, quelle intra-UE. Determinante il calo della produzione nell’industria, che a dicembre ha registrato un -2,1%; male sopratutto i beni strumentali (-4%). Anche a inizio 2020 le imprese industriali lamentano una riduzione dell’utilizzo della capacità produttiva (all’80,9%). Il ridimensionamento è dovuto alla domanda di beni, giudicata carente da un terzo delle imprese. Reggono, invece, i servizi (PMI a 52,5 a gennaio).

Gentiloni. L’Europa affronta una significativa incertezza politica

Ultimi dati quelli diffusi dalla Commissione Ue nelle sue previsioni invernali. Il Pil dell’Italia crescerà appena dello 0,3% nel 2020, dopo essere aumentato dello 0,2% lo scorso anno, per poi espandersi dello 0,6% nel 2021. A novembre scorso era stata stimata una crescita dello 0,4% per quest’anno e dello 0,7% per il prossimo. Secondo Bruxelles sull’Italia pesano “rischi al ribasso pronunciati”. Le stime sul Pil dell’eurozona, invece, vengono mantenute stabili all’1,2% di crescita sia per il 2020 sia per il 2021. Il principale rischio sul Vecchio continente, spiega il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, è l’epidemia cinese di coronavirus il cui impatto “rimane incerto”. In generale, inoltre, Gentiloni avverte che l’Europa affronta ancora “una significativa incertezza politica” dovuta ai populismi, che “getta un’ombra sulla produzione manifatturiera”. Nel club dei Paesi Ue, l’Italia è il fanalino di coda della crescita e l’unico che cresce a un ritmo inferiore a 1 punto percentuale. Tuttavia, la Commissione vede alcuni aspetti positivi per Roma. In particolare, la “ridotta incertezza della politica interna” che ha fatto calare lo spread e ha portato a “condizioni di finanziamento favorevoli” che “probabilmente sosterranno la domanda interna oltre il breve termine”. Tutto bene, se non ci si fosse messo di mezzo Renzi Matteo che ha riportato le “certezze” in alto mare.

Le stime del governo italiano per il 2020. Pil in aumento dello 0,6%

Più ottimista della  Commissione  Ue infatti era il governo italiano che per il 2020 stimava un Pil in aumento dello 0,6%. “I dati – affermava Gualtieri, ministro dell’Economia – ci dicono che la produzione e il Pil dovrebbero salire. Parliamo di un rimbalzo a gennaio, e siamo fiduciosi che l’economia possa ripartire” dopo il calo dello 0,3% trimestrale dell’ultimo quarto del 2020 – prosegue – garantendo che “il governo sta lavorando pancia a terra per attuare misure che accelerino la ripresa. Difficilmente – continua Gualtieri – un governo in cui i primi provvedimenti entrano in vigore il primo gennaio può avere una influenza positiva o negativa di carattere retroattivo”. Più volte Gualtieri si dichiarava convinto che il debito pubblico “inizierà a calare” da quest’anno, mentre l’esecutivo studia una riforma fiscale che tagli l’Irpef, con una “rimodulazione” dell’Iva ma senza “fare cassa” con l’imposta sui consumi. “Vorremmo invece intervenire per semplificare le imposte e l’Irpef, e ridurre la pressione fiscale. È un lavoro molto complesso, e si misurerà con le risorse che sono disponibili”, concludeva Gualtieri.

Renzi a Gualtieri può chiedere lezioni di  politica, a partire da Gramsci

E che ti fa Renzi Matteo a fronte di queste dichiarazioni? Fa circolare (si suppone che la “vocina” venga da ambienti Iv, se no, da chi? Ndr) la proposta di far cadere l’attuale premier sostituendolo con Gualtieri. Geniale, così avrebbe la possibilità di farsi dare anche qualche lezione di storia, oltre che di economia, visto che Gualtieri è un autorevole esponente dell’Istituto Gramsci. Insomma il tutti a casa, ci penso io lanciato in questi giorni dal Renzi, il suo berciare, ha lasciato il posto ad un laconico “ma io la fiducia al governo la voto”. Ma il futuro, a nostro parere, ha ancora un volto ignoto. Certo, il governo continua ad operare  affrontando in primo luogo, dando concretezza al confronto con i sindacati, i problemi di fondo del paese. Ma fondamentale è che un governo che nasce dalla alleanza fra forse politiche diverse ha bisogno di uno “spirito di collaborazione”. Altra cosa dal  Renzi che dice “ho fatto il governo”. Fortunatamente non è così.

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