Scuola. La drammatica lettera di una studentessa sullo sfruttamento dell’alternanza scuola-lavoro

Scuola. La drammatica lettera di una studentessa sullo sfruttamento dell’alternanza scuola-lavoro

“Basta infortuni e tragedie in alternanza” – dichiara Giulia Biazzo coordinatrice nazionale dell’Unione degli Studenti – “Da quando è stata approvata la Buona Scuola di Renzi, nessun governo ha cambiato nulla. Eliminare i percorsi con Mc Donald’s era solo un primo passo ma ad oggi è tutto fermo. Casi di inutilità dei percorsi, sfruttamento e infortuni invece si moltiplicano”. “Oggi,invece, riceviamo questa lettera da una studentessa, Francesca, stanca di essere sfruttata.” – continua Giulia Biazzo “Episodi come questo inchiodano il governo alle sue responsabilità, cancelliamo la Buona Scuola e ragioniamo insieme di istruzione integrata!”. “Diffondiamo la lettera e gridiamo insieme #MAIPIUSFRUTTATI!” – conclude Giulia Biazzo

La lettera

Sono una studentessa al quinto anno di liceo. Ho letto la denuncia del ragazzo travolto da un cancello nell’azienda in cui svolgeva l’alternanza scuola-lavoro a Genola. L’ennesimo caso, l’ennesima vittima che non stupisce più, che non fa più parlare né i nostri docenti, né la politica. Sono entrata nella scuola della legge 107: la Buona Scuola. Una riforma che avrebbe dovuto avvicinarci ai modelli virtuosi europei, farci sviluppare nuove competenze e innovare la didattica con l’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro. Affiancare al sapere teorico quello pratico, omologarci alle esigenze europee e avere studenti che conoscessero il mondo del lavoro. Questo doveva essere l’obiettivo, questo è quello che mi è stato ripetuto dal primo anno di scuola. Ma adesso basta, è arrivato il momento di raccontare la verità! Ho iniziato a fare l’alternanza in terzo, ma rispetto alle altre scuole a me è andata bene. Sono stata in uno studio di un ingegnere vicino casa, perché sono una studentessa pendolare ed in più non potevo permettermi di pagare il viaggio d’istruzione che si faceva ogni anno che veniva conteggiato come ore da scalare dall’alternanza. Dovevo imparare ad usare il programma AutoCad, ma ho imparato poco e niente perché nessuno dei tutor che doveva seguirmi mi ha dato né dei consigli, né dei tutorial, così passavo le ore dietro una scrivania preparando le interrogazioni del giorno dopo. Dicevo che a me è andata bene, perché sicuramente è meglio non fare nulla che rischiare la propria vita come è successo al mio compagno di Genola. Ma questo non è l’unico caso, successe anche a Pistoia due anni fa con uno studente di 17 anni che stava lavorando a un macchinario che gli ha amputato la falange dell’anulare, ma ancora a Faenza dove morì un operaio e uno studente si ferì. Ci imbattiamo nei luoghi di lavoro, ma invece di conoscerli ci troviamo a svolgere veri e propri lavori. Quale vuole essere la formazione che ci viene data, se la scuola non ci insegna a trasformare le aziende e i luoghi di lavoro, che in questo momento non sono sicuri, non garantiscono alcun diritto ai lavoratori e molto spesso inquinano l’ambiente delle nostre città?

Spesso in questi anni sono stata ad alcune manifestazioni studentesche con la mia scuola, compresi gli ultimi scioperi globali di Fridays for Future. In ogni corteo c’è sempre stata una rivendicazione che riguardasse l’alternanza scuola-lavoro e ogni volta i ministri dell’istruzione, che ormai si susseguono di continuo, hanno solo fatto promesse mai mantenute oppure istituito soluzioni che non sono mai funzionate, lasciando all’immaginazione dei presidi cosa inventare per farci raggiungere le ore necessarie per completare il triennio. E poi arriviamo all’inizio del mio quinto anno. La scuola nel panico perchè le linee guida per l’alternanza non arrivavano e i docenti che ovviamente non sapevano bene come impostare il calendario didattico. Arrivano finalmente le nuove linee guida e la sorpresa allegata: la riforma dell’alternanza, che non si chiama più così ma bensì Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento. Non ho ben capito che cosa cambia nel concreto perchè non sto notando troppe differenze, so solo che i miei amici del professionale hanno iniziato a lavorare in un ristorante per sviluppare le competenze trasversali, mentre a me stanno conteggiando le ore di orientamento svolto presso le università che visitiamo in regione. Ma non capisco perchè anche loro non visitino le università dal momento che in tanti vorrebbero continuare gli studi, ma molti stanno abbandonando questa idea perchè i ristoranti li vogliono assumere per un anno: a quanto pare le aziende ricevono degli sgravi fiscali per i primi mesi del contratto se assumono gli studenti dove hanno fatto alternanza, ma poi cosa accadrà finito il contratto? Saranno sostituiti da altri studenti che hanno finito la scuola e ormai non proseguiranno gli studi?

Nelle ultime manifestazioni sull’ambiente ci dicevamo che è necessario cambiare il sistema e il ministro dell’istruzione ha proposto un’ora a settimana di educazione alla sostenibilità, ma non capisco come debba avvenire se nel frattempo dovrò seguire dei seminari sull’ambiente tenuti dall’ENI, una delle aziende che da anni ha inquinato nel nostro Paese. Dovrebbe essere un concetto semplice: conoscere quello che ci sta intorno e a scuola imparare a cambiare il mondo. All’interno delle scuole dovremmo imparare a progettare nuovi sistemi di sviluppo, a costruire i presupposti affinché l’azienda che inquina da anni il quartiere in cui vivo possa attuare la riconversione ecologica. Voglio lanciare un appello a tutte le studentesse e gli studenti di questo Paese. Se anche voi vi immedesimate nelle mie parole, scrivete su di un cartello “MAI PIÙ SFRUTTATI”, fatevi una foto e postatela sui social. La politica non deve e non può rimanere sorda alle richieste che facciamo da anni e la ministra Azzolina se vuole confrontarsi con noi dovrà incontrarci con carta bianca: i PCTO devono essere abrogati e l’alternanza scuola-lavoro riscritta da zero!

  • Francesca

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