Roberto Bertoni. Nicolò Govoni e la rivoluzione del sorriso

Roberto Bertoni. Nicolò Govoni e la rivoluzione del sorriso
Di giovani come Nicolò Govoni se ne dovrebbe parlare molto di più. Questo ragazzo di Cremona, classe ’93, partito giovanissimo alla volta dell’India per lavorare in un orfanotrofio, attualmente impegnato in un campo profughi sull’isola greca di Samos e nella prima Scuola Internazionale per minori rifugiati in Turchia nonché cofondatore e presidente della ONG Still I Rise, meriterebbe eccome il Nobel per la Pace cui è stato giustamente candidato dalla Repubblica di San Marino. Un ragazzo sveglio, intraprendente, idealista, autore di due libri particolarmente significativi nei quali racconta la sua storia ed espone le tante storie con cui è venuto a contatto in questi anni; una risorsa preziosa per un Paese come il nostro in cui sembra essere venuto meno il valore dell’umanità. Nicolò è un sognatore indomito, per nulla disposto a cedere all’ideologia della barbarie attualmente in auge, un cultore della rivoluzione del sorriso, convinto, non a torto, che l’affetto, la solidarietà, la vicinanza e il calore umano possano raggiungere obiettivi altrimenti impensabili.
È partito a vent’anni per costruire il suo orizzonte rivoluzionario, ha attraversato i continenti, ha conosciuto da vicino la miseria, la paura, drammi per noi impensabili, il dolore e la sofferenza più profonda ed è riuscito a rafforzare la sua grandezza morale, il suo amore per il prossimo, il suo senso di fraternità nei confronti dei più deboli. Ha vissuto già più di una vita, pur non avendo ancora trent’anni, e non intende smettere di vivere e di sognare, di abbracciare il mondo e di scoprirlo, di girare come una trottola e di tendere la mano agli ultimi, ai disperati, a chi fugge dalla fame e dalla guerra. Nicolò rappresenta il meglio di una generazione che ha espresso ragazzi straordinari, e purtroppo sfortunati, come Valeria Solesin e Giulio Regeni, il simbolo di una ribellione in atto, il contrasto naturale alla violenza, all’odio e all’inciviltà che purtroppo flagellano un’Europa ridotta a fortezza dagli errori dei suoi governanti.
È la voce dei tanti ventenni che si sentono cittadini del mondo, che vivono le frontiere con fastidio e che non smetteranno mai di credere in una globalizzazione degli uomini e non solo delle merci, basata non unicamente sul commercio e sulla ricchezza di pochi ma, più che mai, sulla fraternità e sull’ascolto nei confronti degli altri. Una globalizzazione democratica, dunque, ricca di idee, proposte e prospettive, capace di vivere nella modernità senza farsi travolgere dagli aspetti più inaccettabili di essa, senza rassegnarsi al peggio, senza credere che le cose debbano per forza andar male, anche se negli scritti di Nicolò traspare con chiarezza la preoccupazione per un domani che si preannuncia molto complicato per i giovani.
Il cosmopolita Nicolò Govoni, che si batte per gli altri in contesti estremi e non ha paura di essere una persona perbene e di testimoniarlo ogni giorno, appartiene alla categoria dei “giusti” che era cara a Borges. È uno dei tanti eroi normali che stanno salvando il mondo all’insaputa di coloro che stanno facendo lo stesso, magari a migliaia di chilometri di distanza, separati da una foresta o da un oceano, ignari gli uni degli altri ma idealmente fratelli. Sarebbe bello se un giorno si ritrovassero insieme e decidessero di scambiarsi qualche impressione. E sarebbe assai opportuno, come detto all’inizio, che la nostra categoria si occupasse maggiormente di loro, anziché fornire sempre l’immagine allarmistica di una società spietata, incivile e senza futuro.
Nicolò è un esempio positivo, per questo non fa quasi mai notizia. Se dovessero assegnargli veramente il Nobel, qualcuno andrebbe a intervistarlo e qualcun altro a trasformarlo in un eroe di cartapesta, in un santino d’accatto, in un soprammobile da talk show, possibilmente chiedendogli di recitare da tuttologo per analizzarlo con superficialità e incasellarlo nei soliti schemi ormai triti e ritriti. L’unico conforto è che il ragazzo è troppo intelligente per prestarsi a questo gioco: comunque vada a finire, non si lascerà utilizzare né, tanto meno, strumentalizzare da nessuno. Continuerà a costruire nuovi immaginari in giro per il mondo, a salvare vite umane, a crescere e a restituire un senso a tante vite tragiche che l’hanno perduto. Per questo meriterebbe il Nobel, Nicolò, col suo volto pulito che ci induce a sperare di aver trovato non un testimonial ma un uomo, nell’accezione più nobile del termine.
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