Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. “È urgente che il governo dia il via alla fase due”

Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. “È urgente che il governo dia il via alla fase due”

Nel 2019 la produzione industriale italiana ha segnato un -1,3%. Secondo l’Istat è il calo più forte dal 2013. Il settore che è andato peggio è quello dell’auto, -13,9%, mentre la fabbricazione di computer, elettronica e ottica è cresciuta complessivamente del +5,3%. Cosa significano questi dati?   

Significano che non c’è una politica industriale. Una volta fatta la legge di stabilità il governo non ha messo in piedi alcuna strategia di uscita dalla crisi. Non c’è alcun progetto per quanto concerne la politica fiscale a sostegno all’industria, non vedo nulla in merito alla semplificazione – anzi mi pare che le cose si stiano complicando -, di investimenti non c’è traccia, mentre ci sono centinaia di crisi aziendali delle quali si parla tanto ma non s’intravvede una via d’uscita. Col cambio di maggioranza si è annunciata la fase due del governo, ossia una stagione di riforme. Però, allo stato attuale, mi pare che sia come stare in attesa del secondo tempo di un film che non arriva mai e intanto continua la pubblicità. Parliamo della pubblicità della fase due. Nel frattempo il mondo va avanti e le previsioni di crescita per il 2020 dicono che l’Italia sarà ultima in Europa. Ciò conferma che le buste paga più pesanti a partire dal prossimo luglio non sono sufficienti a rilanciare la domanda interna. Insomma, è tutto fermo. C’era l’economia verde che doveva partire ma non parte, l’ex Ilva di Taranto è in trattativa da mesi e non se ne viene a capo. Che dire? Dinanzi alle così tante emergenze è urgente che il governo dia il via alla fase due.

La compagnia aerea Air Italy è stata messa in liquidazione e 1.400 dipendenti rischiano seriamente di perdere il posto di lavoro. Come noto l’Alitalia è in crisi da anni. Dobbiamo rassegnarci a diventare un paese secondario nel comparto del trasporto aereo?    

No, non bisogna rassegnarsi. Bisogna che il parlamento, il governo e le parti sociali individuino le soluzioni avendo come priorità la salvaguardia dei posti di lavoro e l’avvio di riforme condivise. Invece il parlamento e la politica sono bloccati sulle questioni della giustizia. Peraltro la proposta della prescrizione è criticata sia dagli avvocati che dai magistrati, un fatto davvero insolito. Il quadro che abbiamo davanti è quello di un Paese rissoso, incapace di intervenire sui problemi. Guardi l’Alitalia, lei stesso ha detto che sono anni che è in crisi. Bene, continua a essere in crisi. Come se non bastasse con la messa in liquidazione di Air Italy il comparto sta finendo in ginocchio. In quanto alle vertenze industriali posso dirle che nel passato molte non sarebbero arrivate a Roma perché si sarebbero risolte localmente. Adesso invece si convocano continuamente riunioni che rinviano ad altre riunioni. Ma prima o poi i nodi verranno al pettine e il dramma dell’occupazione sarà ancora più grave di quanto non sia già oggi se non si risolvono le troppe vertenze aziendali. Pensi alle banche: tutti i progetti di ristrutturazione di cui ho conoscenza puntano al ridimensionamento del personale. Per non parlare della distribuzione: i piccoli negozi chiudono uno dietro l’altro, a migliaia. A volte mi viene da pensare che nel corpo politico non ci sia piena consapevolezza di quanto sta accadendo nel mondo del lavoro. Sono molto allarmato.

Continua inesorabile il calo della popolazione italiana. Il 2019 è stato l’anno nero: 116 mila persone in meno. Sergio Mattarella ha dichiarato che «Va assunta ogni iniziativa per contrastare questo fenomeno». Quali, secondo lei?

Su questo tema ho il dente avvelenato perché in tempi non sospetti, ossia quando negli anni Novanta sono stato Segretario Generale del Ministero dell’Economia e delle finanze, mi battei per realizzare nel nostro Paese il quoziente familiare (meccanismo che consente di calcolare l’imposta sul reddito in funzione delle persone fiscalmente a carico, ndr) così come all’epoca esisteva già altrove. Purtroppo noi abbiamo un sistema fiscale che scoraggia ad avere figli. In Francia e Svezia il tasso di natalità è aumentato perché ci sono servizi di assistenza alle famiglie che funzionano e poi perché c’è il quoziente familiare. Da noi invece c’è un arcaico sistema di assegni familiari e di detrazioni che è largamente inadeguato. Al pari dell’occupazione anche questa è un’emergenza: nel nostro Paese la famiglia si sta dissolvendo. Consideri che in Italia un bambino su tre nasce fuori dal matrimonio, mentre le separazioni e i divorzi sono in costante aumento. Se poi guardiamo il nostro Meridione il fenomeno è aggravato dalla cronica scarsità di servizi pubblici. Allo stesso tempo da anni sento dire da chiunque che il calo demografico è un grave problema. Come per l’occupazione anche in questo caso tutti sono d’accordo nel registrare l’urgenza e poi non si fa niente. È proprio il caso di dire che l’unanimità porta all’immobilismo. E allora cosa occorre fare? Semplice: ci vuole una politica fiscale e sociale a favore della famiglia così come hanno fatto in Francia.

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