Palestina. I primi effetti della “pace di Trump e Netanyahu”: l’Anp rompe tutte le relazioni con Usa e Israele. No della Lega araba

Palestina. I primi effetti della “pace di Trump e Netanyahu”: l’Anp rompe tutte le relazioni con Usa e Israele. No della Lega araba

Il piano del presidente americano, Donald Trump, ha già subito due importanti battute d’arresto, quattro giorni dopo la sua presentazione: la Lega araba lo ha respinto e il presidente palestinese, Abu Mazen, ha deciso di tagliare tutti i rapporti con Stati Uniti e Israele. Il “piano del secolo” tanto elogiato dalla Casa Bianca, per la Lega araba, riunita oggi al Cairo con i ministri degli Esteri dei rispettivi Paesi, è “ingiusto perché non rispetta i diritti e le aspirazioni fondamentali del popolo palestinese”. Nonostante le timide aperture di alcuni Paesi arabi, nei giorni scorsi, dal vertice è emerso l’impegno di “non collaborare con l’amministrazione americana per l’attuazione di questo piano”. I diplomatici arabi hanno insistito sulla necessità di una soluzione a due Stati, compresa la formazione di uno Stato palestinese ai confini del 1967 con Gerusalemme Est come capitale. Nel suo piano, Washington ritiene che Gerusalemme sia la capitale “indivisibile” dello Stato ebraico e propone di creare una capitale di un possibile Stato palestinese ad Abu Dis, un sobborgo di Gerusalemme.

Abu Mazen: “non voglio essere ricordato come colui che ha svenduto Gerusalemme”

Presente alla riunione straordinaria della Lega araba, il presidente Abu Mazen ha dichiarato di non voler esser ricordato come colui “che ha venduto Gerusalemme”. “Perché – ha spiegato – Gerusalemme non è mia ma di tutti”. Ha quindi annunciato “la rottura di tutti i rapporti con Israele e con gli Stati Uniti Uniti”. Abbas ha respinto categoricamente la proposta degli Usa: ha ricordato che il piano concede loro solo l’area di Abu Dis, un quartiere depresso di Gerusalemme Est, e non l’intera parte orientale della città, occupata nel 1967 e annessa nel 1980 da Israele. Non solo. Ha evidenziato che i territori di un futuro Stato palestinese, come previsto dal piano di Trump, rappresentano solo il 22% della “storica Palestina”. E ha rivelato ai ministri degli Esteri presenti di non aver voluto neppure ricevere una copia del piano di pace né rispondere alla telefonata di Trump. “Combatteremo per evitare che il piano diventi una formula legittima adottata dalla comunità internazionale”, ha insistito il leader palestinese, aggiungendo tra l’altro di “aver incontrato Trump quattro volte” e che questi incontri non hanno prodotto “alcun progresso”. Da qui, la decisione di rivolgersi al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per spiegare il suo rifiuto del cosiddetto ‘Accordo del Secolo’. Abu Mazen ha anche reso noto che il re saudita, Salman bin Abdulaziz Al Saud, gli ha assicurato che “l’Arabia Saudita sta sempre con i palestinesi” (la posizione dell’Arabia Saudita, ferma alleata di Washington, è nodale per gli equilibri regionali). Prima della riunione della Lega araba, Abu Mazen aveva incontrato il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi. Dall’Egitto era arrivata un’inaspettata apertura all’iniziativa americana, all’indomani della presentazione del piano.

Il cardinale Parolin: “la Santa Sede per soluzione due stati”

In Israele “oltre alle difficoltà persistenti alla politica interna israeliana, vengono ora ad aggiungersi nuovi scenari. La Santa Sede ha espresso più volte il sostegno alla soluzione due stati per due popoli che ha bisogno di trovare nuovo slancio da parte della comunità internazionale” ha detto il segretario di stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, intervenendo nella sede della Civiltà cattolica a un dibattito con il premier Giuseppe Conte sul tema del Mediterraneo. Parolin ha fatto riferimento al Piano di Pace presentato dal presidente americano, Donald Trump. La soluzione a due Stati, uno israeliano e l’altro palestinese, resta la prospettiva più giusta e sostenibile, tenendo conto delle legittime aspirazioni delle due parti e contribuendo alla stabilità e alla sicurezza della regione mediorientale, ha dichiarato a sua volta il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel corso della presentazione del volume “Essere mediterranei”, nella sede della rivista “Civiltà Cattolica” a Roma. L’Italia continua a “ritenere centrale per la stabilità della regione il processo di pace in Medio Oriente”. “In una congiuntura caratterizzata da un perdurante stallo nelle negoziazioni dirette tra israeliani e palestinesi e da un preoccupante deterioramento della situazione sul terreno”, ha proseguito, ricordando che oggi il presidente palestinese, Mahmoud Abbas ha annunciato la rottura delle relazioni con Israele e Stati Uniti, “ci fa comprendere la estrema fragilità del dialogo in questo quadrante. L’Italia accoglie favorevolmente gli sforzi compiuti dagli Stati Uniti al fine di favorire il rilancio del dialogo e valuteremo con molta attenzione i contenuti della proposta di Washington, in coordinamento con l’Unione Europea e in linea con le rilevanti risoluzioni delle Nazioni Unite”, ha concluso Conte. Insomma, par di capire che mentre la Santa Sede punta dritta a bocciare il piano di Washington, soprattutto per gli effetti che avrebbe sulla cristianità una Gerusalemme capitale indivisibile dello Stato ebraico, il nostro premier preferisca la solita linea di galleggiamento, evitando di prendere posizione, evitando di citare il destino di Gerusalemme (paradossale che dica di non conoscere il piano americano, dal momento che è al centro delle riflessioni nelle cancellerie di tutto il mondo), evitando di dire una sola parola contro la colonizzazione selvaggia di Gaza. Ma la sinistra al governo cosa fa?

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