Nicola Bassoni. La rottura di un tabù tedesco. Si dimette il nuovo presidente dei ministri della Turingia eletto con i voti dell’AfD

Nicola Bassoni. La rottura di un tabù tedesco. Si dimette il nuovo presidente dei ministri della Turingia eletto con i voti dell’AfD

Nella terza tornata di consultazioni al parlamento della Turingia per l’elezione del presidente dei ministri, i deputati dell’AfD hanno ritirato il proprio candidato e concentrato i propri voti sullo sfidante di Bodo Ramelow (Linke), il liberale Thomas Kemmerich (FDP), che ha ottenuto così l’incarico di governo con il supporto dell’estrema destra tedesca. Un terremoto nella Germania federale che termina con le dimissioni del neo-presidente.

I risultati delle elezioni nell’ottobre scorso in Turingia lasciavano presagire un futuro incerto: la Linke si era confermata come primo partito (31%), davanti ad AfD (23,4%) e CDU (21,7%), ma la coalizione uscente – guidata da Bodo Ramelow con SPD e Grüne – non disponeva più della maggioranza nel parlamento del Land orientale. Scontata pareva comunque la rielezione di Ramelow e la creazione di un governo di minoranza. Nella giornata di ieri la sorpresa: durante la terza tornata di consultazioni al parlamento turingese, quando per l’elezione del presidente dei ministri sarebbe bastata la maggioranza semplice, i deputati dell’AfD hanno convogliato i propri voti sul candidato dell’FDP Thomas Kemmerich, supportato anche dalla CDU, garantendone la vittoria. Ne è risultato un terremoto politico: i vertici di CDU e FDP hanno preso le distanze; Linke e Grüne hanno gridato allo scandalo; l’SPD ha minacciato la rottura della Große Koalition con Angela Merkel; mentre l’AfD ha salutato la nascita della prima “coalizione conservatrice” in Germania. In tutto il paese si sono registrate manifestazioni di protesta per un evento che non ha precedenti nella storia della Repubblica federale tedesca.

Le ambiguità del centro-destra tedesco

Mai vittoria fu così amara – e problematica – come quella che FDP e CDU hanno ottenuto ieri nel parlamento della Turingia. Liberali e cristiano-democratici sono sì riusciti a impedire la formazione di un nuovo governo rosso-rosso-verde, lo spettro del centro-destra tedesco, ma al prezzo di un “patto faustiano” con i populisti dell’AfD che, proprio in Turingia, mostrano il loro volto più esplicitamente di estrema destra, rappresentato dalla cosiddetta Flügel (Ala) di Björn Höcke. La stretta di mano tra Höcke e Kemmerich, dopo il giuramento di quest’ultimo, è immediatamente divenuta la scena simbolo di quello che per molti potrebbe essere un cambiamento epocale: davanti all’inarrestabile ascesa dell’AfD, soprattutto nei Länder orientali, e il continuo salasso di consensi che la CDU di Angela Merkel sta sperimentando sul piano locale e nazionale, un’alleanza tra cristiano-democratici, liberali e populisti potrebbe rappresentare l’unica alternativa a una possibile vittoria del centro-sinistra nelle prossime elezioni federali. In questo senso, gli eventi in Turingia potrebbero essere letti come un’anticipazione – o una prova generale – del futuro politico della Germania. Non è un segreto per nessuno che significative, per quanto ancora minoritarie, porzioni di CDU e FDP guardino con favore a un accordo con l’AfD per contrastare una coalizione rosso-rosso-verde.

L’opzione non è tuttavia né pacifica né condivisa dei vertici di entrambi i partiti. Sia Annegret Kramp-Karrenbauer sia Christian Lindner sono intervenuti immediatamente per smentire le voci che hanno iniziato a circolare riguardo a accordo preventivo tra CDU, FDP e AfD. La segretaria dei cristiano-democratici ha aggiunto che la vittoria di Kemmerich viola le direttive del proprio partito, che impongono di non collaborare in nessun caso con le forze populiste. Perfino Friedrich Merz – il principale rappresentante di quella corrente conservatrice dei cristiano-democratici che in passato ha mostrato maggiori aperture verso l’AfD – ha dichiarato di non volere avere nulla a che fare con Björn Höcke e l’estrema destra. Il segretario generale della CDU, Paul Ziemiak, ha invece accusato l’FDP di «aver scherzato col fuoco» e che l’esito delle votazioni nel parlamento turingese è “inaccettabile”, mentre il vice-segretario dei liberali ha affermato che «è meglio non governare affatto, piuttosto che farlo con i voti di Höcke». Più possibilista è stato invece Lindner, che ha invitato SPD e Grüne ad accettare il fatto compiuto e appoggiare loro, anziché l’AfD, un governo Kemmerich in Turingia.

In ogni caso, l’appoggio dell’AfD a Kemmerich getta un’ombra su entrambi i partiti, che potrebbe facilmente inquietare parte del loro elettorato e ferirne la sensibilità democratica, prestando il fianco alle accuse di connivenza da parte di SPD, Grüne e Linke. Al contempo, le energiche prese di distanza dei vertici liberali e cristiano-democratici deluderanno inevitabilmente coloro i quali guardano con favore a un accordo con i populisti di destra, spingendo non pochi tra le braccia stesse dell’AfD. Da qualsiasi prospettiva si guardi la cosa, la vittoria di ieri di CDU e FDP ha piuttosto il sapore di una sconfitta.

Un “brutto scherzo” alla democrazia

L’unico e vero vincitore è l’AfD. Con una magistrale “mossa tattica” – come è stata definita da Christian Lindner –, oppure con un «brutto scherzo ai danni della democrazia» – secondo le parole di Kemmerich –, l’estrema destra ha tentato di rompere il principale tabù della politica tedesca, creando una situazione insostenibile tanto in Turingia quanto al livello federale. Con un colpo solo, l’AfD è riuscita a presentarsi come partito responsabile – pronto a votare un liberale per impedire un governo di “estrema sinistra” – e come vittima dei pregiudizi delle altre forze politiche – costrette a negare qualsiasi futura collaborazione. Sul piano locale, ha messo l’intero spettro partitico davanti a una scelta impossibile: accettare il governo Kemmerich e, con esso, le modalità con cui è nato; oppure tornare a nuove elezione, dalle quali avrebbe solo da guadagnare, forte dell’incapacità dimostrata dai partiti tradizionali di trovare un compromesso. Le dimissioni di Kemmerich, annunciate oggi in conferenza stampa, erano inevitabili dopo che da SPD, Linke e Grüne era stata avanzata la proposta di un voto di sfiducia per domani stesso – un’evenienza in cui, infatti, CDU e FDP avrebbero dovuto votare “ufficialmente” assieme all’AfD il favore del neo-presidente, sancendo così la nascita di una nuova costellazione politica. Se le dimissioni di Kemmerich porteranno comunque a nuove elezioni in Turingia oppure a una ripetizione delle votazioni parlamentari per la nomina del presidente dei ministri – eventualità in cui l’AfD potrebbe ergersi a “paladina della democrazia” – è una questione ancora aperta.

Al di là del mandato-lampo di Kemmerich, con il voto di ieri l’AfD ha assestato un duro colpo anche a Berlino. La vicenda ha infatti incrinato ulteriormente le difficili relazioni tra CDU e SPD. Nelle ore immediatamente successive all’annuncio dei risultati, dalle file della socialdemocrazia è stata paventata la caduta della Große Koalition se fossero emerse le prove di un accordo preventivo tra cristiano-democratici ed estrema destra. Sono seguite le smentite di Kramp-Karrenbauer e Lindner. Invece Angela Merkel, in visita ufficiale in Sud Africa, ha usato parole dure che sono suonate come un monito al suo stesso partito: quello di ieri sarebbe stato un «brutto giorno per la democrazia», in cui è avvenuto un «incidente imperdonabile», contrario ai valori e alle posizioni politiche della CDU. L’ex-segretario dell’SPD Sigmar Gabriel ha lodato l’intervento della cancelliera, affermando che «Merkel oggi ha salvato l’onore della Germania». Al contempo Gabriel ha però attaccato Annegret Kramp-Karrenbauer e i vertici locali della CDU per essersi limitati a richiamare le direttive del partito contro una collaborazione con l’AfD, invece di esprimere una chiara condanna.

L’AfD resta isolata

La vicenda turingese, comunque andrà a finire dopo le dimissioni di Kemmerich, può sorprendere ma non era del tutto inattesa. La situazione politica interna della Germania si basa su un fragile equilibrio, in cui i diversi partiti democratici competono tra loro su una fascia di elettorato nettamente maggioritaria ma comunque erosa dalla crescita dell’estrema destra. Proprio nei Länder orientali, dove l’AfD si sta affermando come secondo partito, era prevedibile l’emergere di una situazione favorevole alle forze populiste per presentare un “fronte conservatore” come unico argine contro le sinistre. In un panorama politico come quello tedesco, dove la responsabilità per il passato è ancora un tema centrale per l’opinione pubblica, l’AfD – se non vuole fare i conti con le frange estremiste al proprio interno, che sono anche quelle di maggiore successo – può soltanto cercare di imporsi, anche attraverso “mosse tattiche” e “brutti scherzi”, quale partner del centro-destra, scaricando su cristiano-democratici e liberali la responsabilità di rifiutare una collaborazione e, eventualmente, di aprire la strada a governi di centro-sinistra. Anche davanti al montare delle proteste e ai duri attacchi degli avversari politici, FDP e CDU hanno per il momento deciso di mantenere isolata l’AfD. Ambedue i partiti hanno però subito i contraccolpi della vicenda, che si tradurranno in maggiori tensioni interne e – per quanto riguarda la CDU – in un ulteriore avvelenamento del clima in seno alla Große Koalition.

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