Mauro Beschi. Il difficile referendum del 29 marzo. Il Comitato per il NO è in campo

Mauro Beschi. Il difficile referendum del 29 marzo. Il Comitato per il NO è in campo

Il 29 marzo, la data, proposta dal Governo e confermata dal Decreto del presidente della Repubblica, si terrà il Referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei Parlamentari.

È quello del Governo, che sceglie una data così ravvicinata, un primo brutto segnale che evidenzia la volontà di comprimere i tempi necessari per dare ai cittadini gli strumenti conoscitivi per potersi obiettivamente esprimere su un provvedimento relegato a mera politica di taglio dei costi mentre mette in campo, in realtà, un alto rischio per gli assetti democratici, modificando gli equilibri istituzionali e mortificando il precetto costituzionale della rappresentanza.

Ci sarebbe al contrario bisogno di tempi più lunghi, favorire un ampio dibattito anche attraverso un ruolo più attento e responsabile del sistema dell’informazione il quale, invece, quando non condivide la scelta del taglio dei Parlamentari, tende a cancellarla nella discussione pubblica.

Questo pessimo clima trova conferma anche nei comportamenti di chi ha sempre sostenuto il coinvolgimento dei cittadini nel dibattito politico, come il Fatto Quotidiano, che oggi sostiene la inutilità del referendum con la stravagante motivazione che il sentimento popolare sarebbe favorevole in larghissima maggioranza.

Di questo passo invece di fare le elezioni basterà commissionare un sondaggio.

Sono comportamenti segnati da una profonda crisi del nostro Paese le cui classi dirigenti, non solo quelle politiche, si dimostrano incapaci di rispondere alle domande ed ai bisogni della società, alimentando fratture, insicurezza e rabbia che si trasformano, spesso con l’aiuto di novelli uomini della provvidenza, in violenta contrapposizione alle Istituzioni.

Occorre resistere e reagire. Per questo, su iniziativa del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, è stato costituito il 15 gennaio il “Comitato per il No nel Referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari”.

Quali sono le ragioni che ci hanno portato a questa scelta molto ardua ed impegnativa in una realtà italiana sfilacciata e incerta che vede forte la rabbia contestatrice verso tutte le forme di rappresentanza?

Una rabbia che trova fondamento nelle scelte di classi dirigenti inadeguate ed autoreferenziali e in un discredito crescente verso i comportamenti dei parlamentari che, nominati dai Leader dei Partiti, non rispondono più alle esigenze dei rappresentati.

Questi motivati risentimenti però, sulla base di una distorsione messa in campo da coloro che non hanno interesse a cambiare alcunché, sono scagliati non contro la crisi della politica e la sua deriva personalistica, l’indecente comportamento di assuefazione alle richieste delle lobby o ai sempre più frequenti cambi di casacca ma contro il Parlamento, la sua funzione di rappresentanza, la sua centralità per la vita democratica di una nazione.

Quindi la questione non è tanto la riduzione del numero dei parlamentari, seppur pasticciata e priva di quegli accorgimenti che garantiscano la funzionalità del Parlamento.

Il problema riguarda le motivazioni portate per giustificarla (una pura questione di costi e non una analisi del ruolo e della funzione del Parlamento) in un contesto istituzionale, in cui si afferma sempre più la tendenza ad utilizzare Decreti Legge governativi e voti di fiducia a raffica con meccanismi regolamentari che riducono le possibilità di discussione parlamentare. Questo processo ed una Legge elettorale maggioritaria stanno portando, non una più alta qualità dei parlamentari ed un maggiore controllo democratico, ma un Parlamento sempre meno rappresentativo e ancora più obbediente ai capi partito.

Per questo la centralità del Parlamento è seriamente a rischio e diventa praticabile una deriva centralizzatrice e autoritaria, fondata su leadership personali e poco permeabili alla critica, che porta a stravolgere la nostra Costituzione

Dunque chiederemo ai cittadini di respingere questo taglio dei parlamentari per difendere il ruolo e la funzione del Parlamento e, nello stesso tempo,  vogliamo usare questa campagna per una battaglia contro le logiche maggioritarie che hanno impoverito la rappresentanza parlamentare, rivendicando una nuova legge elettorale proporzionale e la necessità che i Cittadini possano scegliere il proprio rappresentante, contro la vergognosa pratica dei capi di tutti i Partiti di scegliere loro liste ed eletti.

Il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale sta cercando di riattivare la sua rete di militanti che tanto lavoro ed iniziative ha espresso nella passata e vittoriosa campagna referendaria del 2016.  Il tentativo che vogliamo perseguire è far sì che risentimenti, sfiducia e rabbia trovino gli sbocchi giusti, individuino le giuste ricette per una malattia grave che è la cattiva politica, il distacco dai problemi reali del Paese, autoreferenzialità dei Partiti. Per questo occorre il farmaco appropriato che non è l’uomo della provvidenza, un Parlamento accomodante o un Governo più decisionista ma il rafforzamento delle Istituzioni repubblicane (ruolo, prerogative e funzioni del Parlamento), la possibilità dei cittadini di decidere, senza condizionamenti, il voto alla propria forza politica e di scegliere il proprio parlamentare.

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