Massimo Piermarini. Punto di svolta. Il doppio volto della tecnologia

Massimo Piermarini. Punto di svolta. Il doppio volto della tecnologia

I luoghi comuni sono quanto di più complicato ci sia da decifrare. Apparentemente semplificano la complessità del mondo, in realtà svolgono molte altre funzioni. Prendiamo per esempio questo luogo comune: viviamo in una società ipertecnologica. Il messaggio latente è che viviamo in una società molto avanzata, differente e migliore di quelle del passato. Il che è vero e falso allo stesso tempo.  È vero che la tecnologia ha risolto molti problemi che attanagliavano l’umanità. E di questo le siamo tutti grati. Ma è altrettanto vero che ha portato con sé nuovi problemi.

Consideriamo le tecnologie digitali. Hanno messo il mondo in connessione in tempo reale. E tuttavia l’uso durante la guida dello smartphone è una delle cause maggiori di incidenti stradali: nel 2018 a ben 36mila pari al 16,2% del totale (dati ISTAT). Inoltre, è dimostrato scientificamente che l’uso eccessivo di cellulari e Web modifica la chimica del cervello provocando dipendenza, ansia, stress. Per non parlare dei social network: sono vettori di un linguaggio (testi e immagini) spesso violento e volgare. Il ricorso a Wikipedia come principale fonte di sapere ha generato effetti disastrosi sulle competenze delle giovani generazioni.

Quest’insieme di informazioni narrano il lato oscuro della tecnologia digitale. La stampa ci informa su quanto accade ma sembra che si sia tutti impotenti dinanzi a questi nuovi problemi. Per cercare di uscire da quest’impasse il primo passo da fare è senz’altro quello di capirne le cause. Innanzitutto c’è da dire che le tecnologie digitali hanno permesso una progressiva contaminazione dell’uomo con il mondo virtuale. Si tratta di un processo che trasforma l’essere sociale disgregandone l’esperienza soggettiva in quanto le immagini virtuali diventano oggetti del desiderio che modificano in profondità i comportamenti collettivi.

L’ubiquità del digitale investe quasi tutti i campi dell’azione sociale: il lavoro, il tempo libero, la vita quotidiana, la sfera delle emozioni e dei sentimenti. I flussi di desiderio nati dall’esperienza virtuale si sovrappongono alla realtà fino a sostituirla. Inutile predicare di non usare il cellulare quando si è alla guida. Inutile minacciare i figli di sottrargli il telefonino perché ci passano troppo tempo.  Inutile invitare a un linguaggio moderato sui social. Inutile minacciare gli studenti che copiano da Wikipedia.  La tecnologia digitale ha catturato la mente, lo sguardo e la mano degli individui. Le sue promesse di liberazione che tanto fecero sperare negli anni ’80 sono morte e sepolte. D’altra parte la tecnologia digitale è gestita dal grande capitale. E il capitale ancora una volta tradisce gli ideali di fratellanza, eguaglianza e libertà che pure l’hanno condotto al potere.

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