Irlanda. Si profila un testa a testa tra tre partiti, ma la vittoria è del Sinn Fein, che ha fatto incetta di voti tra i giovani e i meno protetti socialmente

Irlanda. Si profila un testa a testa tra tre partiti, ma la vittoria è del Sinn Fein, che ha fatto incetta di voti tra i giovani e i meno protetti socialmente

Spoglio delle schede in corso in Irlanda all’indomani delle elezioni legislative, con la prospettiva di una gara all’ultima scheda per la spartizione dei 160 seggi del Dáil Éireann, la camera bassa, data la situazione di quasi parità tra tre partiti indicata dagli exit polls. Con un margine di errore dell’1.3%, l’exit commissionato dalla tv irlandese RTÉ e altri media indica che il partito di centrodestra Fine Gael del premier Leo Varadkar al 22,4% dei voti, seguito dalla sinistra nazionalista del Sinn Fein al 22,3% e dal Fianna Fáil, a sua volta centrodestra, al 22.2%. Ma l’anticipazione dell’exit Ipsos-MRBI (22,4% al partito di Varadkar, 22,3 a quello della McDonald, 22,2 a quello di Martin) segnala un eclatante pareggio virtuale a tre, con distacchi statisticamente irrilevanti. Confermati a mano a mano che procede lo scrutinio. Il primo dei 160 seggi in palioè andato oggi al Fianna Fail, anche se alcune proiezioni citate dall’Irish Times inducono il Fine Gael a confidare di poter restare primo partito per numero di deputati: e di lasciare quindi sulla poltrona di primo ministro il modernizzatore Varadkar, il più giovane capo di governo del Paese, moderato se non conservatore in economia e politica estera, ma primo gay dichiarato, primo figlio di padre immigrato e protagonista della legalizzazione dell’aborto in quella che fu la cattolicissima isola verde. A fare il pieno, viste le posizioni di partenza, è tuttavia indiscutibilmente lo Sinn Fein, che potrebbe eleggere 36 dei soli 42 candidati presentati in 39 circoscrizioni: con indicazioni da primo partito fra gli elettori under 50 in tutto il Paese, una valanga fra gli under 24 e riscontri al di sopra di ogni precedente persino nel voto di opinione di città come Dublino.

Le urne delle 39 circoscrizioni sono state aperte alle ore 9 locali di stamane ed i risultati non sono attesi prima di domani. Malgrado la quasi parità tra i tre partiti in termini percentuali, la distribuzione dei seggi deve tenere conto di un sistema proporzionale con “voto singolo trasferibile”, che prevede l’assegnazione di più di una preferenza scrivendo 1 per il candidato preferito, 2 per il secondo, 3 per la terza scelta.. e il quadro finale non dipende solo dalle “prime scelte”. Inoltre, il Sinn Féin – che comunque si prospetta come il ‘vincitore morale’ delle elezioni di ieri, considerata l’avanzata di 13,8 punti percentuali rispetto alle elezioni generali del 2016 – ha presentato solo 42 candidati, circa la metà rispetto al Fine Gael e al Fianna Fáil, cosa che si tradurrà in un minore numero di seggi.

I nazionalisti del Sinn Fein, sostenitori dell’unificazione con l’Ulster britannico, sembra aver fatto incetta di voti soprattutto tra i giovani, sensibili piuttosto a istanze sociali come il problema delle abitazioni. Il partito diretto da Mary Lou McDonald ha condotto una campagna di denuncia della scarsità di posti negli ospedali, dei problemi dei costi della assicurazioni, della riforma delle pensioni: temi molto sensibili per quella parte di elettorato che si sente esclusa dalla crescita economica irlandese. Questo accento sui temi sociali ha fatto fare un balzo in avanti al partito penalizzato in passato perché visto come il braccio politico dell’IRA. Anche la questione dell’unificazione e dell’Irlanda del Nord in generale, è rimasta in secondo piano. Scommessa persa invece per il premier Varadkar, che sperava di capitalizzare proprio sulle ottime performance economiche del Paese (Pil +5,6% nel 2019) e ha così puntato su elezioni anticipate per rafforzare il suo governo.

Se gli exit polls saranno in sostanza confermati, i negoziati per la formazione di una coalizione governativa saranno certamente difficili. Sia Varadkar che Micheal Martin del Fianna Fail hanno escluso un governo con la partecipazione del Sinn Fein. Dietro il terzetto di testa, gli exit danno il Partito dei Verdi al 7,9% delle preferenze, i Laburisti al 4,6%, i socialdemocratici al 3,4%, il partito Solidarietà prima del profitto al 2,8%. I candidati indipendenti raccoglierebbero complessivamente l’11,2% dei voti.

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