Il 3 febbraio di 4 anni fa veniva ritrovato il corpo massacrato di Giulio Regeni. E la verità sulla sua morte è ancora lontana. Giustizia per Giulio!

Il 3 febbraio di 4 anni fa veniva ritrovato il corpo massacrato di Giulio Regeni. E la verità sulla sua morte è ancora lontana. Giustizia per Giulio!

Un vaso di fiori gialli appoggiato su un tavolo e la scritta in verde “3 Febbraio”. E’ quanto è raffigurato in una foto che la mamma di Giulio Regeni, Paola Deffendi, ha postato questa mattina sul suo profilo Facebook. Proprio il 3 febbraio di quattro anni fa il cadavere del ricercatore di Fiumicello (Udine) era stato ritrovato sfigurato lungo l’autostrada che collega Il Cairo ad Alessandria d’Egitto. “Fin dall’inizio, la nostra non è stata una vicenda legata solo alla perdita di un figlio, bensì una causa sostenuta da migliaia di cittadini italiani e di molti altri Paesi che hanno solidarizzato con noi. Qui si tratta di capire se esiste uno Stato in grado di difendere i cittadini al di sopra di tutti gli interessi, e questa pretesa di tutela riguarda tutti” dicono i genitori di Giulio Regeni, Paola e Claudio, in un’intervista al Corriere della Sera nel quarto anniversario del ritrovamento del corpo del ricercatore friulano ucciso in Egitto. Sul sostegno della politica sottolineano: “Certamente sarebbe importante, ma si è scelta la via diplomatica del ‘lasciar correre’ e mantenere inalterata l’amicizia tra i due Paesi, come se nulla fosse successo. Al momento pensiamo sia stata una scelta fallimentare, salvo che non persegua obiettivi completamenti diversi dai nostri”. Alla magistratura italiana i genitori di Giulio chiedono “di restare vigile e motivata al nostro fianco. Auspichiamo che anche il nuovo procuratore di prossima nomina saprà combattere per la verità, senza farsi mai stancare o confondere. C’è ancora tanto da fare, ed è necessario essere pronti. Con la Procura abbiamo sempre collaborato con modalità costruttive, trovando insieme un forte senso di giustizia”.

Le accuse dei genitori di Giulio

Sulla richiesta di richiamare l’ambasciatore italiano dall’Egitto, spiegano: “Più volte abbiamo utilizzato il termine ‘diluizione’ riferito all’atteggiamento intuito già col primo governo che si è dovuto occupare dell’omicidio di Giulio; ossia lasciar passare il tempo, permettendo agli eventi di inserirsi e frapporsi con la ricerca di verità e giustizia. La Realpolitik è spesso un buon alibi per mascherarsi, violare convenzioni internazionali e non rispondere a nessuna morale”. “Proviamo a ribaltare il discorso: se l’Italia vuole avere un ruolo centrale nelle politiche del Mediterraneo, perché non iniziare dimostrando che pone al centro della sua politica la dignità dei suoi cittadini ed il rispetto dei diritti umani? Coinvolgendo con energia anche l’Unione europea, ravvivando così i valori fondanti su cui si basa? Potrebbe essere una posizione per acquistare una reale autorevolezza e rispetto nella politica estera. Cedere sui principi democratici – ribadiscono – sui diritti fondamentali, equivarrebbe a dare ragione alle dittature, sarebbe come dire che i valori democratici sono perdenti”.

E quelle dell’ex capo della Procura di Roma, Pignatone

“Dal dicembre 2017, cioè dalla iscrizione degli attuali indagati, non vi è più stato alcun nuovo contributo della procura generale del Cairo per il progresso delle indagini” sottolinea, in un intervento sulla Stampa, il magistrato Giuseppe Pignatone, attualmente presidente del Tribunale vaticano. “I prossimi mesi – spiega Pignatone – ci diranno se, a prescindere dall’ipotesi di eventuali nuove autonome acquisizioni, in via teorica sempre possibili, la volontà di collaborazione, sempre riaffermata da parte egiziana, riprenderà con gesti concreti che possano consentire di chiarire tutte le responsabilità e portare alla punizione dei colpevoli”. Pignatone ripercorre quindi i passaggi centrali della vicenda Regeni, “dalla campagna che l’ha diffamato come spia, ai tentativi di depistaggio”, sottolineando i passi avanti che si sono fatti grazie a una collaborazione anche giudiziaria tra Italia ed Egitto che, ora, appare però “ferma”.

Share