Giustizia. Sulla prescrizione, bocciato l’emendamento Annibali per un rinvio della riforma Bonafede, si preparano nuove tattiche, tra maggioranza e opposizione. La Consulta boccia la legge spazzacorrotti, retroattività incostituzionale

Giustizia. Sulla prescrizione, bocciato l’emendamento Annibali per un rinvio della riforma Bonafede, si preparano nuove tattiche, tra maggioranza e opposizione. La Consulta boccia la legge spazzacorrotti, retroattività incostituzionale

Bocciato il lodo Annibali. Le commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera hanno votano no all’emendamento di Italia viva che rinvia di un anno la riforma Bonafede sulla prescrizione. Il risultato finale è di 49 a 40. Italia viva ha votato a favore del lodo Annibali insieme alle opposizioni, ovvero Forza Italia, Lega e Fdi. Si è espressa per il no all’emendamento la maggioranza. Il governo aveva dato parere negativo. Domani arriva in Cdm sia il lodo Conte bis che la riforma del processo penale. Lucia Annibali commenta: ”Vediamo, perché per noi di Iv non è chiaro il veicolo, non è chiaro nulla”, replica l’autrice dell’emendamento per il rinvio di un anno della riforma Bonafede sulla prescrizione. ”Questo lodo Conte bis è un delirio, è impossibile sostenerlo, è insostenibile e invotabile”, avverte Annibali a margine della seduta congiunta delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera. Diverso il parere del ministro Bonafede per il quale “il lodo Conte bis domani dovrebbe andare in Cdm, insieme alla riforma del processo penale, si sta valutando il veicolo normativo migliore, rimane tutto secondo gli accordi presi tra tre forze di maggioranza su quattro e andiamo avanti. Potrebbe essere un ddl, potrebbe essere un dl”, ma sul contenuto “non cambia”. Il ministro della Giustizia, lasciando l’Aula di Montecitorio puntualizza che non c’è “nessuna mediazione” in merito. “Nel frattempo resta in vigore la mia riforma sulla prescrizione”, sottolinea il Guardasigilli.

Gli insulti e le minacce sui social contro Lucia Annibali. Atti indegni di un paese civile

”Misera infame”, ”Luca Varani sei il mio mito, ciò che ha fatto è stato poco per una donna viscida come te che si lega a Renzi, ho goduto quando ti ha sfigurata”. Sono solo due tra gli insulti e le minacce, inneggianti a chi l’ha sfigurata con l’acido, arrivati sulla pagina Facebook di Lucia Annibali, parlamentare di Italia Viva, sfregiata con l’acido dall’ex fidanzato Luca Varani, finita nel mirino degli hater per il suo ‘lodo’ sulla prescrizione. La denuncia è arrivata dalla stessa Annibali. ”Questo è un classico esempio di quanto subiscono le donne – scrive su Facebook, postando uno screenshot degli insulti ricevuti – che si espongono pubblicamente con le loro idee: insulti sessisti, minacce, violenza verbale. Nel mio caso, la mia vicenda personale usata come un’arma di offesa con l’intento preciso di limitare la mia libertà d’espressione. Stia pur certo il signore, che ovviamente non ci mette la faccia, che non mi lascerò intimidire né da lui né da nessun altro”. Gesti di solidarietà per Lucia Annibali sono giunti da tutte le forze politiche. In particolare, il leader di Italia Viva Matteo Renzi scrive: “Lei si chiama Lucia Annibali. E’ una donna, fa l’avvocato, è una bravissima parlamentare. Sta facendo una dura campagna per modificare la legge sulla prescrizione. I Professionisti dell’odio non rispondono sui contenuti ma la attaccano esaltando, citandolo per nome e cognome, l’uomo che anni fa le ha gettato acido sul volto, sfregiandola. Mi fanno schifo. Spero che tutti i parlamentari – comunque la pensino sulla prescrizione, anche quelli che non sono d’accordo con la Annibali – e le persone perbene siano a fianco di Lucia, del suo dolore, della sua intelligenza. Noi siamo con la Annibali. E contro questi meschini profeti dell’odio. Ti vogliamo bene Lucia”. Al di là delle posizioni espresse dalla parlamentare Annibali, subire lo sciacallaggio di certi violenti via social, ovvero senza metterci la faccia, indigna tutti noi. Ci uniamo agli attestati di solidarietà nei confronti di Lucia Annibali, nella speranza che le autorità di polizia postale scoprano gli autori di tanta vigliaccheria.

Verini (Pd), entro l’estate la modifica della riforma

“E’ stato giusto respingere emendamenti strumentali. Non a caso votati da un pezzo della maggioranza come Italia Viva con la Lega di Salvini. Adesso ci auguriamo davvero che prevalga la serietà. Il governo potrà al più presto approvare una riforma del processo penale che porterà finalmente tempi certi e ragionevoli dei processi” afferma Walter Verini, responsabile giustizia del Pd, che aggiunge: “E si potrà individuare il percorso parlamentare più veloce possibile per modificare in pochi mesi, entro l’estate, la legge Bonafede sulla prescrizione, sulla base dell’accordo raggiunto nella maggioranza. Basta con le sparate quotidiane, basta con le rigidità propagandistiche, basta con il garantismo usato come una clava dai garantisti a corrente alternata. Si lavori sul serio per dare ai cittadini una giustizia efficace e un giusto processo. E si consenta al governo di lavorare sulla vita quotidiana dei cittadini: il lavoro, il sostegno alle imprese, la lotta all’evasione fiscale per diminuire le tasse, la scuola, la ricerca, l’economia verde, la legalità”, conclude.

Consulta: no ad applicazione retroattiva della legge Spazzacorrotti

L’applicazione retroattiva della Legge Spazzacorrotti è incostituzionale. Far valere anche nei confronti di chi è stato condannato per corruzione per fatti commessi prima dell’entrata in vigore della legge, le norme che impediscono di accedere alle misure alternative alla detenzione o alla liberazione condizionale, è in contrasto con il principio di legalità delle pene, sancito dall’articolo 25 della Costituzione. Lo ha stabilito la Corte costituzionale, cui una decina di tribunali di sorveglianza di tutta Italia si erano rivolti esprimendo dubbi di costituzionalità sulla mancanza di una disposizione transitoria, nella legge fortemente voluta dal ministro Bonafede e dai Cinquestelle. Disposizione che, secondo la tesi dei giudici che hanno investito la Consulta, avrebbe dovuto impedire l’applicazione delle nuove norme ai condannati per un reato commesso prima del 31 gennaio 2019, data di entrata in vigore della Spazzacorrotti. Era una sentenza attesa e tra i primi a beneficiarne sarà Roberto Formigoni, che esprime “soddisfazione”, ricordando però di aver “subito alcuni mesi di ingiusta detenzione” proprio per l’applicazione retroattiva della Spazzacorrotti. Condannato per corruzione per la vicenda Maugeri-San Raffaele, l’ex governatore della Lombardia è da qualche tempo ai domiciliari e ora, dopo la pronuncia della Consulta, non corre più il rischio di tornare in carcere, come dice il suo avvocato Luigi Stortoni. La decisione della Corte scuote anche la politica e rende ancora più incandescenti le tensioni sulla giustizia dentro la maggioranza. Attacca frontalmente Bonafede Matteo Renzi, che avverte: “Il giustizialismo può essere approvato in Parlamento ma poi viene bocciato in Corte Costituzionale. Non è che l’inizio”. Mentre il Guardasigilli – di cui Forza Italia chiede le dimissioni, invitandolo anche a risarcire di tasca sua chi ha subito ingiusta detenzione – invita a lasciare la Consulta fuori dalle polemiche ed evidenzia che è stata bocciata l’interpretazione dei giudici, non la sua legge. Per capire il ragionamento della Corte bisognerà aspettare le motivazioni della sentenza. Intanto una nota dell’ufficio stampa spiega che la Corte ha preso atto che la giurisprudenza ha sempre applicato retroattivamente le modifiche peggiorative della disciplina sulle misure alternative al carcere, un orientamento seguito pure in occasione della Spazzacorrotti. E i giudici costituzionali hanno ritenuto questa interpretazione costituzionalmente illegittima, se riferita a quei benefici penitenziari il cui mancato accesso comporta “una radicale trasformazione della natura della pena e della sua incidenza sulla libertà personale, rispetto a quella prevista al momento del reato”. Si tratta delle misure alternative al carcere, della liberazione condizionale e del divieto di sospensione dell’ordine di carcerazione successivo alla condanna. E’ una “sentenza storica, che rovescia una giurisprudenza quasi secolare”, esulta l’avvocato Vittorio Manes, che ieri davanti alla Consulta ha sostenuto le ragioni di un condannato “vittima” delle nuove norme e che aveva visto le sue argomentazioni condivise anche dall’avvocato dello Stato.

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