Ex Ilva. Sindacati preoccupati per il nuovo rinvio al 6 marzo

Ex Ilva. Sindacati preoccupati per il nuovo rinvio al 6 marzo

Resta alta la preoccupazione tra i sindacati per i livelli occupazionali e le condizioni dei lavoratori dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto dopo il riallacciarsi del negoziato tra governo e multinazionale ArcelorMittal. Ad allarmare Fim Uil e Fiom è anche il rinvio dell’udienza presso il Tribunale di Milano sul ricorso presentato dai tre commissari dello stabilimento, attualmente in amministrazione controllata, alla data del 6 marzo. La Fiom chiede urgentemente al governo di riconvocare un tavolo di trattativa a cui siano invitati anche i rappresentanti dei lavoratori e in caso contrario minaccia una nuova mobilitazione sull’ex Ilva.

Questo è quanto scrivono in una nota congiunta Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile della siderurgia: “Con la decisione del Tribunale di Milano di rinviare al 6 marzo l’udienza per il ricorso dei commissari di Ilva in amministrazione straordinaria contro ArcelorMittal si apre un’ulteriore fase di incertezza e di preoccupazione sulle prospettive del gruppo in Italia. Incertezza e preoccupazione che l’indiscrezione giornalistica secondo cui sarebbe stata fissata anche la data per un possibile disimpegno di ArcelorMittal tra il 1 e il 30 di novembre 2020 con una penale di mezzo miliardo di euro non può che rafforzare. Non si conoscono i dettagli dell’ipotesi di accordo che ha portato al rinvio, ma è davvero complicato pensare ad una trattativa seria, se si parte dal fissare le condizioni con cui il principale contraente potrebbe svincolarsi. E mentre si tratta e si rinvia – prosegue la nota sindacale – ieri la multinazionale ha presentato i conti: perdite per 2,5 miliardi di euro, ma il debito più basso di sempre. La borsa di Parigi ha così festeggiato con il rialzo del titolo del 10,4% e ArcelorMittal ha staccato un dividendo di 30 centesimi per azione, contro i 20 centesimi attesi”.

I sindacalisti sintetizzano: “Gli azionisti festeggiano, i lavoratori pagano” e ricordano come ci siano ancora 2.331 lavoratori in cassa integrazione straordinaria (1.978 negli stabilimenti ex Ilva, 341 in Sanac e 12 in Taranto Energia) e ci sono 1.273 in cassa integrazione ordinaria a Taranto che è prorogata da giugno 2019. Per la Fiom è quindi urgente che “il ministero dello Sviluppo economico convochi il tavolo con le organizzazioni sindacali per conoscere l’effettivo stato della trattativa, gli assetti proprietari e le prospettive tecnologiche e industriali. Non intendiamo delegare il nostro ruolo e la nostra funzione di rappresentanza, né siamo disponibili a gestire gli effetti di possibili accordi che mettano in discussione gli impegni e i vincoli occupazionali già definiti nell’accordo del 2018. Se il tavolo non sarà convocato nelle prossime ore, sarà necessario ricorrere alla mobilitazione generale del gruppo”.

Anche i vertici della Fim Cisl esprimono preoccupazione e chiedono al governo di conoscere i termini del negoziato in corso. Biagio Prisciano, segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto-Brindisi, commenta così il rinvio dell’udienza al Tribunale di Milano del contenzioso civile tra ArcelorMittal e i tre commissari del polo siderurgico pugliese: “Quando diciamo che si parte dall’accordo al Mise del settembre 2018 non lo facciamo per nostalgia o una strenua difesa, ma perché è l’unico accordo che garantisce salute, ambiente e lavoro”. Dello stesso avviso anche la Uilm. “Dopo mesi di trattative e mancato coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, ancora non si conoscono nel dettaglio gli elementi dell’intesa tra ArcelorMittal, governo e commissari straordinari”, fa notare Rocco Palombella, segretario generale della Uilm. Il rischio, secondo Palombella, “è che questo ennesimo rinvio possa appesantire ancora di più la situazione all’interno degli stabilimenti, già in forte difficoltà da tempo, a causa della grande incertezza sul futuro, dei frequenti incidenti e del blocco degli investimenti ambientali e manutentivi”.

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