Ex Ilva. Conte parla di intesa, ma resta il nodo esuberi. Sindacati sul piede di guerra. Re David, Fiom Cgil, “non ci interessano accordi con esuberi”

Ex Ilva. Conte parla di intesa, ma resta il nodo esuberi. Sindacati sul piede di guerra. Re David, Fiom Cgil, “non ci interessano accordi con esuberi”

Il governo punta a raggiungere un accordo sull’ex Ilva di Taranto “in vista della prossima udienza fissata a Milano il 7 febbraio” scrive su Facebook il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, sintetizzando così l’incontro con i Mittal avuto nel pomeriggio di martedì nella sede dell’Ambasciata italiana a Londra. Un incontro, precisa ancora il premier, servito a “rilanciare gli obiettivi posti a base del negoziato in corso tra le parti”, con le difficoltà rilevanti relative al numero degli esuberi e alla quota finanziaria che toccherebbe allo Stato. I sindacati, in ogni caso, stigmatizzano la loro assenza nel confronto con l’azienda sui temi “caldi” sul tavolo, prima che la vertenza finisca all’attenzione del tribunale di Milano, il prossimo sette febbraio.

Re David, non ci interessano accordi con esuberi

Molto netta la posizione della Fiom Cgil, espressa dalla segretario generale Francesca Re David. “Se Mittal pensa di fare un accordo con il quale butta a mare i lavoratori, da parte nostra non c’è nessun interesse ad accertarlo” dichiara Francesca Re David, a margine di una iniziativa a Milano. “Da moltissimo tempo – aggiunge – noi siamo informati dai giornali su quanto accade. Siamo alle soglie del 7 febbraio quando ci sarà la prossima udienza. E’ chiaro, per quanto ci riguarda, che nessun nuovo accordo potrà mettere in discussione l’intesa già siglata che prevede una clausola di salvaguardia e con nessun lavoratore licenziato”. Per Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, “riteniamo ancora valido l’accordo sottoscritto nel 2018 e non abbiamo nessuna intenzione di metterlo in discussione. Non accetteremo altri sacrifici nella siderurgia italiana”. Inoltre, “noi – aggiunge – continuiamo ad essere speranzosi che l’udienza del 7 febbraio non ci sarà. Il premier Conte si era impegnato per fare un accordo con Mittal. Dal 5 novembre, però, si continuano a fare trattative segrete senza che il sindacato venga coinvolto. Si parla di esuberi e di assetti societari, mentre noi ci aspettiamo un accordo che non sacrifichi nessun lavoratore”. Mentre Marco Bentivogli, leader della Fim Cisl, sottolinea che “è un momento in cui si stanno facendo incontri sott’acqua e per noi è un grande problema. Il sindacato non è stato coinvolto e abbiamo sempre di più l’impressione che Ilva sia un guscio vuoto”. Inoltre, segnala ancora Bentivogli, “i dirigenti sono andati via dallo stabilimento e questo dimostra che stanno abbandonando la fabbrica. Tutto è partito dallo scudo penale e chi lo ha rimosso dal punto di vista legislativo deve assumersi le responsabilità. Per noi resta valido l’accordo a zero esuberi e con il piano ambientale che metteva a norma lo stabilimento. Oggi c’è una situazione di assoluto abbandono dello stabilimento”.

Insomma, la situazione resta “fluida” e le “notizie sulla negoziazione cambiano continuamente”

Così fonti legali definiscono la fase cruciale delle trattative in corso, anche in queste ore, tra ArcelorMittal e i commissari dell’ex Ilva in vista dell’udienza fissata per venerdì mattina in Tribunale a Milano. Le parti stanno cercando di raggiungere un “pre-accordo” entro domani, o al più tardi per la mattinata stessa di venerdì, per arrivare poi a chiedere al giudice Claudio Marangoni un ulteriore rinvio del procedimento, probabilmente di una decina di giorni. Se così fosse, significherebbe che l’accordo sui “punti chiave” è stato chiuso e che mancherebbe solo la formalizzazione dell’intesa che porterebbe, poi, a modificare il contratto. Intanto, la Procura milanese, entrata nella causa civile, si sta preparando a discutere dopodomani in aula, nel caso le trattative naufragassero e il gruppo franco indiano e i commissari arrivassero al ‘muro contro muro’ sul recesso del contratto voluto da Mittal.

La lettera dei sindacati di Genova. Governo pasticcione

Vi è infine da registrare la lettera dei sindacati genovesi. A meno di due giorni dall’udienza davanti al tribunale di Milano sul recesso chiesto da Arcelor Mittal rispetto agli impianti e ai lavoratori ex Ilva, le segreterie di Fiom, Fim e Uilm di Genova in una lettera unitaria attaccano il governo definito “pasticcione e inaffidabile”. “I lavoratori e le organizzazioni sindacali non vengono consultati – ricordano i sindacati – parlano di noi e del nostro futuro, ma è evidente che governo e azienda se ne fregano dei lavoratori” e “l’unica certezza è che nessuno dei due vuole rispettare l’accordo del 6 settembre 2018 rimettendo in discussione l’occupazione”. Da un lato nello stabilimento di Cornigliano “i lavoratori Arcelor Mittal lavorano sempre peggio e in situazioni al limite della sicurezza: manca gasolio per lavorare e accedere con i bus agli impianti, manca luce nelle banchine e non si spende un euro di manutenzione”. Dall’altro i 280 lavoratori Ilva in As “non hanno ancora garanzie che venga pagato il 10% per arrivare al 70% del reddito come pattuito con accordi”. Per i sindacati genovesi dei metalmeccanici “il Governo pasticcia, ingarbugliandosi tra decreti, leggi, emendamenti e si incarta non garantendo il dovuto ai lavoratori. Voci parlano di approvazioni con la fine del mese di febbraio, ma intanto il reddito è decurtato del 10%. I lavoratori – concludono Fiom, Fim e Uilm – non sono disponibili a pagare il prezzo delle vostre scelte e risponderanno con forza e determinazione”.

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