Droga. Magistratura democratica alla ministra Lamorgese, no a più carcere per i piccoli spacciatori. “Passare dalla repressione alla prevenzione e alla cura della salute”

Droga. Magistratura democratica alla ministra Lamorgese, no a più carcere per i piccoli spacciatori. “Passare dalla repressione alla prevenzione e alla cura della salute”

“Prevedere la custodia in cautelare” per i piccoli spacciatori “in non meglio precisate ipotesi di recidiva – significa ancora una volta ignorare l’inutilità della risposta carceraria a questo problema” afferma l’Esecutivo nazionale di Magistratura Democratica in una nota, commentando la notizia apparsa sui quotidiani, secondo cui il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha annunciato “l’ennesima stretta nella lotta alla droga che passa, naturalmente, per la più classica delle ricette della ‘war on drugs’ d’oltreoceano: più carcere”. “Dalle informazioni, ancora generiche, si capisce però che sarebbe in atto, di concerto con il ministro della Giustizia, la predisposizione ‘di una norma per superare l’attuale disposizione dell’art. 73 comma cinque che non prevede l’arresto immediato’ per i casi di spaccio di droga” e per prevedere la “possibilità di arrestare immediatamente con la custodia in carcere coloro che si macchiano di questo reato'”, continua Magistratura democratica.

“Siamo il Paese del Consiglio d’Europa con il più alto numero di ristretti per violazione della legge sulla droga (circa il 30% della popolazione detenuta) e con un tasso elevatissimo di detenuti tossicodipendenti (pari circa al 25% dei detenuti complessivi). Eppure non abbiamo fatto passi in avanti nella lotta ai danni della droga sulla salute e lo spaccio continua a proliferare nelle strade”, aggiunge la nota. “Non intendiamo sottovalutare gli allarmi delle forze delle ordine e le preoccupazioni degli abitanti di quei luoghi più incisi dalla piaga dello spaccio. Crediamo, tuttavia, che per risolvere questo problema sia necessario un cambio di paradigma: passare dalla repressione alla prevenzione e alla cura della salute. È in questa direzione che muove il documento finale di UNGASS 2016, ultima sessione speciale sulle droghe dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Le parole di quel documento tornano anche nella relazione al Senato (2017) dell’allora Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti: ‘sembra coerente l’adozione di una rigorosa e chiara politica di legalizzazione della vendita della cannabis, accompagnata da una parallela azione a livello internazionale’. Non si avverte il bisogno, viceversa”, conclude la nota di Magistratura democratica, “di sovraffollare ancora di più le carceri italiani (60.971 detenuti rispetto a una capienza regolare di poco più di 50.000 posti), di allargare l’area della detenzione sociale e di stipare le aule di giustizia di processi che non possono prendere il posto del necessario e doveroso ‘prendersi cura’”.

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