Coronavirus. Le posizioni della Cgil. Landini: “occorre un provvedimento in grado di coprire tutti i lavoratori”. Sinopoli, Flc: “per l’istruzione servono indicazioni chiare”

Coronavirus. Le posizioni della Cgil. Landini: “occorre un provvedimento in grado di coprire tutti i lavoratori”. Sinopoli, Flc: “per l’istruzione servono indicazioni chiare”

“Un provvedimento in grado di coprire tutti i lavoratori, non solo della zona rossa, ma tutti quelli che saranno coinvolti”. Lo hanno chiesto le organizzazioni sindacali nel corso del tavolo al ministero del Lavoro sul Coronavirus che si è svolto nella serata di martedì 25 febbraio. “È necessario utilizzare le risorse, estendere una serie di ammortizzatori che già ci sono e utilizzare la cassa in deroga”, ha spiegato al termine del confronto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che ha definito “interlocutorio” l’incontro, anche a causa del concomitante consiglio dei ministri. “Abbiamo ribadito la necessità di un coordinamento tra tutti i ministeri – ha aggiunto Landini – e che la presidenza del Consiglio ci convochi. E abbiamo anche chiesto di conoscere il testo prima che venga varato il decreto”. “E’ necessario – ha concluso – che si indichi un percorso comune di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro”. Secondo quanto comunicato dalla ministra Catalfo nel decreto allo studio del governo ci sarebbe la cig in deroga per le aziende sotto i sei addetti e per chi non ha strumenti di sostegno al reddito nelle zone rosse. Per questo intervento lo stanziamento previsto sarebbe di 21 milioni di euro. Una cifra definita “insufficiente” da Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl. “La garanzia che abbiamo chiesto per la cig in deroga è che si preveda una cifra che faccia stare tranquilli i lavoratori – ha detto – La situazione potrebbe diventare molto complicata e meno male che c è lo smart working che può essere uno strumento valido, ma che deve essere però rispettoso del contratto nazionale, quindi senza accordo deve durare un periodo molto breve. Ci hanno parlato di 15 giorni”. Per i lavoratori autonomi e partite Iva delle zone rosse colpite dal Coronavirus sarà prevista invece un’indennità fino a 500 euro per un massimo di tre mesi.

Coronavirus: il ministero della Pubblica amministrazione con la direttiva n. 1 del 2020 invita i singoli enti a ricorrere a modalità flessibili della prestazione lavorativa e al lavoro agile. Nella direttiva si dice che occorre favorire tra i destinatari delle misure “i lavoratori portatori di patologie che li rendono maggiormente esposti al contagio”, quelli che utilizzano i servizi pubblici per raggiungere la sede, “i lavoratori sui quali grava la cura dei figli a seguito dell’eventuale contrazione dei servizi dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia”. Quanto allo specifico del lavoro agile occorre individuare “modalità semplificate e temporanee di accesso alla misura” e, soprattutto, “senza distinzione di categoria di inquadramento e di tipologia del rapporto di lavoro”. Insomma, il lavoro agile – o smart working – pare stia, purtroppo in una situazione di emergenza, tornando al centro del dibattito pubblico. I dipendenti italiani potenzialmente occupabili in smart working (manager e quadri, professionisti, tecnici e impiegati) sono 8,36 milioni. Lo smart working è largamente diffuso in Europa, ma ancora molto poco in Italia dove solo 354.000 persone lavorano in questa modalità. La direttiva del ministro Dadone stabilisce anche che riunioni, seminari, convegni e momenti formativi devono privilegiare modalità telematiche e dunque a distanza, mentre i lavoratori che provengono dalle aree rosse o che sono entrati in contatto con persone delle medesime aree devono comunicarlo alle amministrazioni. Nel testo viene anche ribadito che le amministrazioni delle aree non soggette alle misure di contenimento debbano continuare ad assicurare la normale apertura degli uffici pubblici.

Scuola, Flc: servono indicazioni chiare

Di fronte al problema del Covid-19 e della sua diffusione, le scuole, le università e le istituzioni Afam hanno bisogno di indicazioni chiare per affrontare un problema nazionale che non si esaurirà in pochi giorni. La Flc Cgil, nll’incontro di oggi (26 febbraio) ha chiesto alla ministra Azzolina linee-guida nazionali per orientare studenti, famiglie e tutto il personale della scuola, sollecitando comportamenti omogenei, coerenti e soprattutto efficaci. “Intravvediamo il rischio di una paralisi, in assenza di una gestione nazionale strategica”, ha detto il segretario generale Francesco Sinopoli. “Le Regioni hanno proceduto in ordine sparso, ma quando sono in gioco i diritti costituzionali delle persone, l’intervento dello Stato è insostituibile”. Inoltre, “con la revoca dello sciopero – ha ribadito Sinopoli – abbiamo fatto una scelta di responsabilità determinata anche da ragioni oggettive. Tuttavia, restano valide tutte le nostre rivendicazioni. Per questo abbiamo chiesto allamMinistra di dimostrare altrettanta responsabilità verso migliaia di lavoratori precari, accogliendo le richieste del sindacato sui concorsi e avviando subito il confronto sui Pas”.

Il sindacalista si è poi augurato “l’immediata riapertura delle scuole, laddove non si ravvisi un’emergenza che giustifichi una misura così drastica, così come auspichiamo trasparenza e il costante coinvolgimento del sindacato su tutte le misure concernenti la prestazione lavorativa e l’esigibilità degli istituti contrattuali”.  Il diritto alla salute e il diritto all’istruzione “devono trovare un saggio punto di equilibrio, ed è questo che la ministra deve fare”. Il segretario generale della Flc Cgil sottolinea che “su didattica a distanza e lavoro agile le buone intenzioni non bastano. Occorre invece intervenire nel concreto con linee-guida nazionali, affinché le istituzioni sappiano come operare, fermo restando che per ogni aspetto relativo alla didattica, le decisioni avvengono con l’unica modalità prevista, che è quella della delibera degli organi collegiali”.

Infine, per Sinopoli, “questa soluzione non può diventare sostitutiva della funzione della scuola, né tanto meno rappresentare un’occasione di business da far gravare sulle spalle di famiglie e studenti. Ora ci aspettiamo dalla ministra un’analoga risposta di responsabilità e consapevolezza circa le azioni da mettere in atto per garantire l’equilibrio tra il diritto all’istruzione e il diritto alla salute di milioni di studenti”.

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