Coronavirus. Il numero dei decessi supera quello della Sars, 361, mentre salgono a 17383 i casi accertati. A Padova scoperto il test diagnostico, mentre parte la stupida “caccia al cinese”

Coronavirus. Il numero dei decessi supera quello della Sars, 361, mentre salgono a 17383 i casi accertati. A Padova scoperto il test diagnostico, mentre parte la stupida “caccia al cinese”

“Il Coronavirus attuale sta mostrando una capacità superiore di trasmettersi rispetto alla Sars, quindi dà un numero di casi maggiore, anche se la letalità appare almeno al momento più bassa. Ad aumentare la contagiosità c’è anche il fatto che i sintomi spesso sono più lievi, e quindi, soprattutto quando ancora non si era consapevoli dei rischi, le persone contagiate circolavano maggiormente” afferma Gianni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, dopo l’ultimo aggiornamento delle cifre dell’epidemia di Coronavirus con il numero dei morti in Cina, oltre 360 che ha superato il bilancio della Sars che nel paese asiatico aveva fatto 349 morti. “Sorpasso” che era atteso. Attualmente, si legge sul sito dell’Istituto, il virus ha fatto 17383 casi e 361 morti, con una letalità stimata intorno al 2-3%, anche se la cifra è assolutamente preliminare; al momento l’epidemia del Coronavirus ‘mediorientale’ ha fatto 2494 casi con 858 morti, con un tasso di letalità del 34,4% mentre l’epidemia di Sars in due anni ha fatto 8096 casi con 774 morti, con un tasso di letalità del 9,6%. La mappa della diffusione della malattia, che segna in rosso le zone colpite, disegna un enorme cerchio scarlatto sulla Cina, dove naturalmente si registra il maggior numero di malati: 17.306 su un totale globale arrivato a quota 17.489. Nel resto del mondo, una serie di pallini di dimensioni diverse, ma tutti molto più piccoli, marchiano un totale di 27 Paesi coinvolti (il conteggio di Hong Kong è considerato a parte rispetto alla terraferma cinese). Fuori dalla Cina, il più colpito resta il Giappone, con 20 casi confermati e nessun nuovo contagio nell’ultima giornata. Seguono la Thailandia, Singapore, Hong Kong, Corea del Sud, Australia e Stati Uniti. Il primo Paese europeo nella classifica è la Germania, con 10 casi, seguita dalla Francia (6) e dall’Italia, con i suoi due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani.

E’ pronto, ed è italiano, il test europeo per la diagnosi del Coronavirus 2019-nCoV, che risponde alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms): è stato ottenuto nel laboratorio di virologia dell’università di Padova nell’ambito della rete di laboratori europei Envid (European Network for Diagnostics of ‘Imported’ Viarl Dideases), specializzata nello studio dei cosiddetti “virus da importazione”, come quelli di Febbre del Nilo Occidentale e Dengue. Il Laboratorio di Padova ha applicato la procedura pubblicata recentemente da Christian Drosten, dell’istituto di Virologia dell’Università Charitè di Berlino, su www.eurosurveillance.org. “Abbiamo utilizzato le nuove sequenze del Coronavirus depositate nelle banche dati internazionali”, ha detto il responsabile del laboratorio, Andrea Crisanti. “E’ un test molto sensibile – ha aggiunto – e si colloca fra i migliori al mondo”.  “In Europa fino a oggi non c’è nessuno che è morto per il Coronavirus, ma negli ultimi tre anni abbiamo avuto 95 morti di morbillo. Abbiamo un vaccino, che è poco costoso e molto efficace”. Così Andrea Ammon, direttrice esecutiva del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha risposto ai giornalisti a margine dell’audizione tenuta presso la Commissione ambiente dell’Europarlamento. “La strategia attuale – ha spiegato – è prevenire il contagio quando i casi sono importati e contenere la diffusione, fino ad ora la sensazione è che i protocolli che abbiamo attivato siano adatti a questa strategia e che i paesi membri dell’Ue li stiano seguendo. Se c’è una ulteriore diffusione, strategia e protocolli dovranno essere adattati alla nuova situazione”.

La stupidità contro i cinesi non ha confini

Sassaiola contro gli studenti di nazionalità cinese dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone. L’episodio lo riferisce il presidente del Consiglio regionale del Lazio Mauro Buschini ed è emerso da una conferenza stampa della direttrice dell’Istituto Loredana Rea e del presidente della Consulta degli studenti Luca Spatola. All’origine, secondo quanto riportato, il caso di una studentessa cinese malata risultata poi negativa al test eseguito allo Spallanzani.  Il caso della studentessa, poi risultata negativa, aveva portato alla chiusura cautelativa dell’Accademia. La giovane poi era stata trasferita allo Spallanzani dove è stato accertato che non aveva contratto il virus. “E’ un episodio gravissimo, senza precedenti, un’autentica vergogna – commenta Buschini – Mi auguro che gli autori di questa follia possano essere perseguiti dalla giustizia e si rendano conto dell’assurdità che hanno commesso, nella speranza che vogliano pentirsi e chiedere scusa”. Una giovane cinese che da Cuneo stava viaggiando a bordo di un autobus verso Torino è stata fatta sentire non gradita, e così è stata spinta a scendere a terra. La ragazza, che non avrebbe una buona padronanza dell’italiano, non ha sporto denuncia ma lo ha riferito alla comunità cinese. Il fatto, avvenuto nei giorni scorsi, è emerso oggi in occasione di un pranzo che la sindaca Chiara Appendino ha consumato in un ristorante cinese di Torino. E di episodi analoghi sono piene le cronache dei quotidiani locali. Speriamo che la “caccia all’untore” di manzoniana memoria si concluda presto e con le scuse alla comunità cinese in Italia.

Il Boeing Kc767A dell’Aeronautica militare italiana è atterrato, come previsto, nella tarda mattinata di lunedì 3 febbraio 2020 all’aeroporto militare di Pratica di Mare.

A bordo i 56 italiani provenienti da Wuhan, la città cinese ritenuta il focolaio della epidemia causata dal nuovo coronavirus. Un solo ragazzo di 17 anni non ha potuto imbarcarsi perché allo screening è risultato influenzato ed è stato trattenuto in Cina per ulteriori controlli. L’aereo militare in dotazione al 14esimo Stormo e messo a disposizione dal Comando Operativo di Vertice Interforze era anche equipaggiato con una struttura sanitaria di bio-contenimento per eventuali casi di sospetto contagio. In nessuno dei 56 italiani rimpatriati, tuttavia, sono stati riscontrati sintomi nel corso dello screening effettuato dopo l’atterraggio. Tutti, comunque, sono stati trasferiti alla Cecchignola, dove resteranno per un periodo di quarantena di 2 settimane. L’organizzazione dell’intero dispositivo è stata resa possibile grazie alla stretta collaborazione tra Ministero della Difesa, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e Ministero della Salute.

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