Coronavirus. Gli aggiornamenti. Le vittime salite a 1114, mentre i colpiti sono 44687, dei quali solo 522 fuori dalla Cina. Xi: “evoluzione positiva della diffusione”

Coronavirus. Gli aggiornamenti. Le vittime salite a 1114, mentre i colpiti sono 44687, dei quali solo 522 fuori dalla Cina. Xi: “evoluzione positiva della diffusione”

Le persone contagiate dal Coronavirus in Cina sono 44.687, mentre le vittime sono 1.114. Nel resto del mondo i contagiati sono 522. Una vittima è stata accertata a Hong Kong e un’altra nelle Filippine. Ecco la situazione Paese per Paese, secondo il database della John Hopkins University, aggiornato minuto per minuto. ASIA E OCEANIA Hong Kong 50 contagiati; Singapore 50 casi; Thailandia 33; Corea del Sud 28; Giappone 28, Taiwan 18; Malaysia 18; Germania 16; Vietnam 15, Australia 15; Macao 10; Filippine 3; India 3; Russia 2; Cambogia 1; Nepal 1; Sri lanka 1. CONTINENTE AMERICANO Usa 13 contagiati; Canada 7. EUROPA Francia 11 contagiati; Gran Bretagna 8; Italia 3; Spagna 2; Belgio 1; Finlandia 1; Svezia 1; MEDIO ORIENTE Emirati Arabi Uniti 8 contagiati. A bordo della nave da crociera Diamond Princess, in quarantena al largo di Yokohama, in Giappone, sono stati accertati 175 casi di contagio. A bordo ci sono 3.600 persone di 56 nazionalità.  La provincia cinese dello Hubei, da dove si è diffusa l’epidemia di Coronavirus, segna per la prima volta in dieci giorni un numero di persone contagiate al di sotto di quota duemila. Secondo i dati ufficiali cinesi, oggi sottoposti a critiche a livello internazionale per la modalità di conteggio, lo Hubei ha segnato, nella giornata dell’11 febbraio, 1.638 casi confermati di contagio, 94 morti e 417 casi di guarigione. La cifra segna anche un declino dei casi confermati di contagio a livello provinciale per l’ottavo giorno consecutivo. In totale, dall’inizio dell’epidemia, i casi confermati di infezione nella provincia interna cinese da cui si è diffuso il Coronavirus sono 33.366, con 1.068 morti e 2.639 casi di guarigione.

Il presidente della Cina Xi Jinping: evoluzione positiva della diffusione, non abbassare guardia

Il presidente della Cina, Xi Jinping, ha presieduto un incontro del Comitato permanente dell’Ufficio politico del Comitato centrale del Partito comunista cinese (Pcc) sulla prevenzione e il controllo dell’epidemia di polmonite causata dal nuovo coronavirus Covid-19. Secondo quanto riferisce l’agenzia ufficiale di stampa cinese “Xinhua”, Xi ha affermato che la situazione epidemica ha mostrato cambiamenti positivi grazie al duro lavoro di prevenzione e controllo che ha ottenuto risultati notevoli. Nel sottolineare che la prevenzione e il controllo dell’epidemia sono entrati in una fase critica che richiede sforzi rigorosi, Xi ha sottolineato la priorità di rafforzare la prevenzione e il controllo in aree in cui la situazione epidemica è particolarmente grave o a maggior rischio. Il leader cinese ha richiesto ulteriori sforzi da parte dei comitati e dei governi del partito a tutti i livelli, esortandoli a impegnarsi per raggiungere gli obiettivi e le attività di sviluppo economico e sociale di quest’anno.  Xi ha affermato che la Cina si impegnerà a raggiungere i suoi obiettivi economici e sociali per l’anno e ad apportare adeguamenti economici per ridurre al minimo l’impatto del virus. Il presidente cinese ha inoltre detto che il governo prenderà misure più decisive per frenare la diffusione del virus a Wuhan e nella circostante provincia di Hubei.

SIMIT: l’epidemia ha raggiunto l’apice, ora è in discesa

“I dati diffusi ogni giorno dallo European Centre for Disease Prevention and Control ci dimostrano che per il nuovo coronavirus abbiamo raggiunto un apice nel numero di nuovi casi giornalieri. Questo picco è stato raggiunto il 5 febbraio scorso, quando abbiamo avuto 4.000 nuovi casi, mentre nei giorni successivi, e ancora in questo momento, la numerosità di nuovi casi sta scendendo. L’ultimo dato che abbiamo a disposizione è del 9 febbraio e parla di 2.500 nuovi casi al giorno. E questo è un ottimo segnale, perché vuol dire che l’epidemia in qualche modo è contenuta nel modo corretto e che si sta spengendo” afferma Massimo Andreoni, direttore scientifico della SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali), sulla situazione attuale del nuovo coronavirus. “Dire queste cose è sempre complicato e pericoloso – ha proseguito Andreoni – ma i numeri, in questo momento, ci dicono questo. Ovviamente bisogna continuare ad adottare tutte le misure che stiamo attuando, ma forse con un po’ di tranquillità e ottimismo in più rispetto a quello che abbiamo visto negli ultimi giorni”. L’epidemia che sta preoccupando tutto il mondo e che nasce da un passaggio di specie, dal pipistrello al pangolino e poi all’umano, in realtà è “sostanzialmente localizzata in Cina – ha proseguito il direttore scientifico della SIMIT – abbiamo circa 43.000 casi di soggetti infettati che sono in Cina, con più di 1000 decessi. Dei 400 casi che sono al di fuori della Cina dobbiamo dire che solo in due casi c’è stata una mortalità, quindi questo è un primo elemento che in qualche modo ci fa intendere che il virus abbia una buona capacità diffusiva, ma certamente non un’alta letalità”.

Un altro elemento interessante è che “dei 41 casi europei sono pochissimi quelli acquisiti localmente, ma per lo più si tratta di casi di importazione. Nuovamente questo sta indicare che la diffusione non è forse così grande come la stiamo immaginando”. Al momento l’Organizzazione mondiale della Sanità non ha confermato nessun caso di coronavirus in Africa. Ma cosa accadrebbe se dovessero verificarsi contagi anche in Africa? “L’Africa è un grande continente con enormi difficoltà in termini di difficoltà pubblica – ha sostenuto Andreoni – quindi certamente l’arrivo del coronavirus in Africa potrebbe predisporre ad un maggior rischio di diffusione in questo continente. Quindi ovviamente questa è una preoccupazione con la quale oggi ci dobbiamo in qualche modo confrontare e alla quale dobbiamo porre grande attenzione. Ma ribadisco: attualmente la circolazione al di fuori della Cina di questo virus è molto modesta – ha concluso – così come la probabilità che arrivi nel continente africano”.

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