Coronavirus. 14 contagiati in Lombardia, uno in condizioni gravi, e 2 in Veneto. In una notte, l’Italia diventa il Paese con più contagi in Europa. Roberto Speranza: “istituzioni al lavoro per contenere l’epidemia”

Coronavirus. 14 contagiati in Lombardia, uno in condizioni gravi, e 2 in Veneto. In una notte, l’Italia diventa il Paese con più contagi in Europa. Roberto Speranza: “istituzioni al lavoro per contenere l’epidemia”

Al momento sono 14 le persone positive al Coronavirus in Lombardia: oltre alle prime 6 individuate tra il 19 e ieri, se ne aggiungono altri 8 risultati oggi positivi ai tamponi effettuati: si tratta di 5 persone, tra medici e infermieri, e 3 pazienti dell’ospedale di Codogno, tutti hanno avuto contatti diretti con il 38enne ricoverato ora in terapia intensiva. Con i due casi confermati in Veneto e i 14 in Lombardia sale a 19 il numero dei contagi da Coronavirus in Italia, che, stando ai dati della Johns Hopkins University, diventa la nazione con più casi registrati in d’Europa. Secondo la mappa dell’ateneo di Baltimora che monitora la diffusione del virus nel mondo, finora in Europa era la Germania ad avere il maggior numero di contagi, con 16 casi confermati, seguita dalla Francia con 12, dalla Gran Bretagna con 9, dalla Spagna con 2 e dal Belgio con 1 caso registrato. Fuori dall’Europa, sono 16 i casi registrati negli Stati Uniti, 9 negli Emirati Arabi e 5 in Iran. A fare il punto sul lodigiano è l’assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallera. I primi 6 contagiati sono il 38enne (‘paziente 1’), sua moglie e il ragazzo che fa parte dello stesso gruppo podistico. Le altre 3 persone, tutte di età più avanzata, frequentavano lo stesso bar frequentato anche dal padre del podista. “In queste ore abbiamo continuato a lavorare. Abbiamo inviato una prima unità mobile all’azienda Unilever, che ha eseguito i tamponi a 120 dei 160 dipendenti dell’area area ricerca e sviluppo, ora in fase di processazione”, ha spiegato Gallera. Sono inoltre stati fatti tamponi a circa 70 operatori sanitari e ai contatti più diretti dei primi casi, per un totale di 149. “Dai tamponi fatti in queste ore, abbiamo individuato altre 8 positività, 5 operatori sanitari e 3 pazienti di Codogno. Si poteva prevedere, era atteso anche se speravamo di no. Il nostro sistema sanitario è riuscito a individuare collegamenti e legami, e sta reagendo molto bene”. Sono più di 50.000 i residenti nei dieci Comuni del Lodigiano invitati a rimanere a casa da un’ordinanza del ministero della Salute e della Regione Lombardia in seguito al focolaio di Coronavirus. Si tratta di Codogno, Castiglione d’Adda, Casalpusterlengo, Maleo, Fombio, Bertonico, Castelgerundo, Terranova dei Passerini, Somaglia e San Fiorano. Il più popoloso è Codogno con 15.900 abitanti.

Anche in Veneto si contano due casi di contagio da Coronavirus. La notizia è stata confermata dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che ha subito riferito di due “casi sospetti”, due anziani di 78 e 67 anni residenti in un paese del Padovano ai piedi dei Colli Euganei, Vo’ Euganeo. I tamponi risultati positivi alle analisi effettuate al centro di riferimento regionale per il Coronavirus, a Padova, sono stati inviati all’Istituto Spallanzani di Roma per la conferma. Zaia si è subito messo in contatto con il commissario straordinario, il capo della Protezione civile Angelo Borrelli, e ha riunito la task force sul virus, in via degli Scrovegni a Padova. I due pazienti, che hanno in comune la frequentazione di due locali pubblici nella cittadina di Vo’, vivono entrambi con i familiari. Si trovavano ricoverati all’ospedale di Schiavonia, una struttura nei pressi di Este, ma dopo la positività riscontrata sono stati trasferiti al reparto malattie infettive di Padova. Uno dei due è più grave, era ricoverato per una forma influenzale poi peggiorata in una patologia respiratoria, e ora è in terapia intensiva.

Intanto emergono altri dettagli preoccupanti sui contatti del 38enne contagiato: “Mattia è molto conosciuto a Codogno, ieri quando ancora non gli era stato diagnosticato il Coronavirus era andato a trovarlo un gruppo di persone in ospedale, due coppie e un quinto amico” dichiara un conoscente della famiglia, anche lui di Codogno, il comune del Lodigiano dove risiede il 38enne ricoverato in prognosi riservata. “Siamo molto preoccupati perché il paese è piccolo, ci conosciamo tutti, abbiamo contatti continui. Tutte le persone che erano in contatto con lui ora sono in quarantena, in attesa dei risultati dei primi esami”, spiega il conoscente. Con il 38enne, contagiata anche sua moglie, ricoverata all’ospedale Sacco di Milano, e incinta all’ottavo mese. Il terzo caso riguarda un compagno di ‘calcetto’ del 38enne. Altre tre persone sono fortemente sospettate di aver contratto il virus: si sono presentate nella notte in ospedale a Codogno con la polmonite e un primo test è risultato positivo. Sono tre anziani tutti frequentatori dello stesso bar. ‘Positivi’ anche cinque operatori sanitari del nosocomio di Codogno e tre pazienti. Il presunto ‘paziente zero’, l’uomo che avrebbe diffuso il contagio, sta bene ed è risultato negativo al controllo.

La conferenza stampa del ministro della Salute, Roberto Speranza

“Ci sono già stati in Europa dei cluster, lo abbiamo visto in Germania con 16 casi tutti intorno a una stessa realtà aziendale, in Francia in Alta Savoia dove attorno ad una scuola ci sono stati una serie di casi, ora lo vediamo anche in Italia. L’Italia è pronta, noi avevamo preparato nei giorni scorsi un piano perché era evidente che quanto accaduto potesse accadere, ora si tratta di attuare nel modo più efficace possibile il piano che avevamo predisposto” ha detto il ministro della Salute Speranza nel corso della conferenza stampa nella sala stampa della Regione Lombardia a Milano. “L’obiettivo essenziale – aggiunge il ministro – che dobbiamo conseguire nelle prossime ore è circoscrivere quest’area, lavorare perché il virus possa essere trattenuto dentro una specifica area geografica”. Speranza spiega che in Lombardia viene sottoscritta un’ordinanza a doppia firma del ministro della Salute e del presidente della Regione Lombardia “che metterà in campo immediatamente una serie di misure con l’obiettivo di circoscrivere questa epidemia, tra queste c’è la sospensione in quell’area di tutte le manifestazioni pubbliche, la sospensione delle attività commerciali ad esclusione di quelle di pubblica utilità, la sospensione delle attività lavorative per le imprese della zona, chiaramente favorendo modalità di lavoro che possano evitare la connessione diretta tra le persone come il telelavoro, la sospensione delle attività ludiche sportive e delle attività educative e dell’infanzia”.

“Io penso che l’Italia in queste settimane abbia dimostrato di essere tra i Paesi del mondo e sicuramente in Europa con la maggiore soglia di attenzione: siamo stati gli unici a chiudere i voli con la Cina in Europa e io stesso ho chiesto una riunione dei ministri della Salute, l’ordinanza firmata stamattina con cui chiediamo la permanenza domiciliare obbligatoria per tutti coloro che provengono dalle aree colpite dall’epidemia fa fare un altro passo in avanti – spiega il ministro -Il nostro è un sistema sanitario forte ed efficiente, dentro un coordinamento istituzionale, per affrontare al meglio questa vicenda”.

Per il virologo Roberto Burioni “è accaduto quello che era prevedibile e che è successo in altri Paesi. Con un afflusso costante di persone dalla Cina, dove l’epidemia di coronavirus ha numeri ben diversi da quelli ufficiali, era inevitabile che avvenisse. Non c’è motivo di panico. Sono sedici casi e un Paese come l’Italia può reagire prontamente e contenerli. Ma basta esitazioni, polemiche e divisioni”. Tra le cose da fare immediatamente, spiega il virologo sul sito Medical Facts, innanzitutto “bisogna individuare e isolare tutte le persone entrate in contatto con questi malati. Meglio isolarne venti di più, che venti di meno. Parliamo di due settimane d’isolamento, non di dieci anni di carcere duro. Un piccolo sacrificio, che sono sicuro questi cittadini sapranno fare per il bene pubblico”. Secondo, “bisogna evitare che altre persone infette arrivino in Italia a diffondere il virus. Per questo, isolamento di tutte le persone che arrivano dalla Cina”. Secondo Burioni, “fa benissimo il nostro ministro della Salute, Roberto Speranza, a essere estremamente rigoroso: non è segno di allarmismo, ma grande responsabilità nel volere garantire in un momento particolarmente difficile il diritto alla salute ai cittadini italiani, quel diritto che è enunciato nella nostra Costituzione. Non è il momento delle polemiche, non è il momento della paura. La salute non è di destra e non è di sinistra ed è una pessima idea utilizzarla a fini elettorali. Spero che i cittadini saranno spietati nelle urne contro chi sarà così spregiudicato da farlo. Nel frattempo, niente paura, ma basta faciloneria. Quello che c’è da fare è chiarissimo, facciamolo e basta”.

Anche l’Organizzazione mondiale della sanità e la Cina stanno abbandonando i toni rassicuranti, lasciando spazio ai timori che la diffusione del Coronavirus Covid19 si possa trasformare in epidemia mondiale

Il tempo per fermarla “sta per scadere”, ha avvertito il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus. Nel Paese del Dragone i casi hanno superato i 75.500, inclusi più di 2200 decessi, altrove ci sono almeno 1152 casi in 26 paesi e 8 decessi. “Anche se il numero totale di contagi di covid19 fuori dalla Cina rimane relativamente basso, siamo preoccupati per il numero di casi senza un chiaro legame epidemiologico, come viaggi in Cina o contatti con un caso confermato”, ha rimarcato Ghebreyesus. Si è registrato un primo contagio in Israele, è una passeggera rimpatriata dalla nave da crociera Diamond Princess, attraccata a Yokohama, in Giappone, ma a destare preoccupazione sono soprattutto le situazioni di Corea del Sud e Iran. Nel primo caso i contagi hanno superato i 200, collegati a una comunità religiosa nella città sud-orientale di Daegu, che è stata dichiarata ‘zona di gestione speciale’, con i residenti invitati a non uscire e a indossare le mascherine anche in casa. L’altro osservato speciale è il Paese degli ayatollah, dove ci sono almeno 18 casi e quattro morti. Numeri destinati a salire. Il contagio “probabilmente proviene da lavoratori cinesi che lavorano a Qom”, centro del focolaio locale, e si sono recati in Cina, ha riferito un funzionario del ministero della Sanità iraniano. Una società cinese sta costruendo una centrale a energia solare nella città a 130 km da Teheran. Il vicino Iraq ha sospeso i visti ai cittadini iraniani e i voli diretti, mentre il Libano ha confermato il suo primo caso, un cittadino di ritorno dall’Iran. L’Oms teme la diffusione del virus in paesi con “sistemi sanitari più deboli”, per questo è stata indetta una riunione di emergenza con i ministri della Sanità africani.

Sul fronte cinese, il Politburo in una riunione guidata dal presidente Xi Jinping ha ammesso che “il punto di svolta nello sviluppo dell’epidemia in tutto il paese non è ancora arrivato”. L’organismo di 25 membri ha sottolineato che l’epidemia è stata “contenuta in via preliminare”, ma ha esortato i comitati di partito e il governo a tutti i livelli a svolgere attività di prevenzione e controllo senza alcun rilassamento. Le purghe continuano, diversi funzionari sono stati licenziati nella provincia di Hubei e in altre aree dopo che sono stati diagnosticati più di 500 casi nelle carceri. E cresce la paura che il virus si diffonda a Pechino, dopo che un ospedale nel centro della capitale ha registrato 36 nuovi casi. Altri 19 ospedali temporanei sono in progetto in tempi record a Wuhan, da cui è partita l’epidemia, mentre i primi test clinici per un vaccino potrebbero partire per la fine di aprile.

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