Alberto Benzoni. Centristi, centrali, centrini

Alberto Benzoni. Centristi, centrali, centrini

Un tempo, qui da noi, c’era la destra, c’era la sinistra e c’era il centro. La destra se ne stava buona buona al suo posto; anche perché se tentava, come dicono a Roma, di “allargarsi” ci veniva subito rimessa. La sinistra c’era e come; anche se si crucciava, in ripetuti convegni, di non esserlo abbastanza o nel modo giusto. In quanto al centro, che rappresentava poi la maggioranza, prendeva i voti della destra contro la sinistra ma guardava a sinistra contro la destra. Oggi, però, dopo la Gloriosa rivoluzione di Mani pulite e con l’avvento della seconda repubblica, tutto è cambiato. Al punto che non ci si capisce più niente.

Il concetto alla moda, quello che potete dire nei convegni o anche nei salotti, così da fare bella figura senza fatica è “che non esistono più né la destra né la sinistra”. Se così fosse però, il centro dovrebbe essere maggioritario e affollatissimo e la moderazione, nei toni e nei propositi, all’ordine del giorno. Mentre le cose, per dirla eufemisticamente, non stanno esattamente così. In realtà, la destra esiste e come; non si vergogna affatto di esserlo ed è vincente. Mentre la sinistra esiste; ma è ancora alla ricerca di qualcosa o di qualcuno che giustifichi la sua esistenza. In quanto al centro, questo non esiste né in termini politici né tanto meno in termini elettorali; ma rimane, misteriosamente, oggetto del desiderio. E non solo da parte di chi vorrebbe avvalersi dei suoi tesori nascosti; ma anche, e soprattutto,da parte di coloro che l’hanno eletto a proprio ( temporaneo) domicilio.

Questi, a loro volta, si dividono in tra categorie: centristi, centrali e centrini.

I primi – i Casini e i Mastella – appartengono alla vecchia stirpe democristiana. E sono, in tutto e per tutto, moderati: nei giudizi, nelle aspettative, nelle esigenze. Mai illusi; mai illusionisti. Sempre aggiuntivi rispetto a qualcun altro; mai in proprio. Sempre zii, cugini, nonni della patria, mai padri. E, infine, assolutamente consapevoli dell’esistenza di una destra e di una sinistra; e perciò disposti, se chiamati, a venire in soccorso della parte meno suscettibile di far danni. Una voluta “mancanza di qualità” che ce li rende assolutamente simpatici. Odiosi, da ogni punto di vista (e anche un tantino spregevoli), invece, i centrali: la razza padrona dei Montezemolo, dei Passera, dei Colaninno, delle Marcegaglia e dei vari capitani coraggiosi, naufragati poi sul primo scoglio (salvando, però, bagagli ed effetti personali); e, ancora, gli aspiranti salvatori della patria, come Calenda e, per certi aspetti, Renzi. Comune a tutte e due le categorie la convinzione che la destra e, soprattutto, la sinistra non esistano più. Ma perché il centro, la retta via, la soluzione dei problemi si riassumono nelle loro idee e nelle loro persone, all’insegna di un narcisismo  volutamente sdegnoso di verifiche e controlli nella realtà. Nel concreto il narcisismo della razza padrona è però limitato. Non andando oltre alla fornitura occasionale di consigli non richiesti o di rapporti preferenziali non dovuti.

Quello dei salvatori della patria, invece, non conosce alcun limite. Fino a condizionare in modo determinante i loro rapporti con la politica in generale e con la sinistra, leggi il Pd, in particolare.

La politica, sono loro. Il loro orizzonte è la riforma. Una formula che incarnano; e che, quindi, sono liberi di gestire in modo anche mutevole (vedi Renzi) a seconda delle convenienze. In quanto al Pd, preso in considerazione solo al fine di utilizzare, a proprio vantaggio, le risorse politiche ed elettorali di cui dispone, si oscilla (vedi Renzi) tra la volontà di impadronirsene e quella si sconfiggerlo definitivamente (vedi Renzi); con il risultato di mancare e l’uno e l’altro obbiettivo.

Da ultimo, i centrini.  Gli oggetti necessario per completare un ambiente una volta disposti tutti gli altri elementi. E che quindi non si notano  né quando ci sono né quando mancano. Qui l’Italia dispone di uno degli ultimi esemplari esistenti al mondo. Il suo nome è Giuliano Pisapia.. Potenzialmente e occasionalmente necessario. Per il resto inutile. E, tutto sommato, soddisfatto della sua condizione.

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