Air Italy e Conad-Auchan, due vertenze drammatiche per circa diecimila dipendenti. I sindacati ci sono. Il governo dov’è?

Air Italy e Conad-Auchan, due vertenze drammatiche per circa diecimila dipendenti. I sindacati ci sono. Il governo dov’è?

Sono circa 1.400 i dipendenti di Air Italy che rischiano di perdere il posto con l’avvio della procedura di liquidazione della società. Di questi, circa 900 sono nella base di Milano-Malpensa, il resto nella sede storica di Olbia. Oggi i commissari liquidatori hanno illustrato ai dipendenti in una call la possibile evoluzione della procedura, confermando “l’intenzione di adottare tutte le misure possibili di sostegno al reddito, compatibili a norma di legge con la procedura di liquidazione stessa”. In poche settimane, insomma, la società intende liquidare tutto e a quel punto partiranno le lettere di licenziamento. Una situazione di allarme che ha indotto i sindacati, anche alla luce del dossier Alitalia, a proclamare uno sciopero di 24 ore per il 25 febbraio prossimo. In una nota, Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl trasporto aereo lamentano il fatto che da ormai troppo tempo, “le organizzazioni sindacali richiedono inascoltate un tavolo di lavoro ministeriale e una cabina di regia che abbia la finalità di riscrivere le regole del settore”. Una situazione di allarme che ha indotto il governo a intervenire: il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha convocato per giovedì 20 febbraio un tavolo con i sindacati e le regioni Sardegna e Lombardia.

Conad-Auchan: Cigs per dipendenti di 113 negozi e 798 esuberi

Sono complessivamente 9.671 i lavoratori di Margherita Distribuzione (ex Auchan) per i quali è aperto il confronto in sede sindacale tra la direzione societaria e le federazioni di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. Mentre per 8.873 lavoratori di 113 negozi della rete vendita si prospetta il ricorso alla Cigs nella misura media massima di circa il 60% dell’organico impiegato, spiega una nota della Fisascat, prosegue la fase amministrativa sulla procedura di licenziamento collettivo avviata da Margherita Distribuzione Spa per il personale delle strutture operative ed organizzative della sede centrale di Rozzano e delle sedi periferiche di Ancona, Roncadelle, Vicenza, Offagna, Roma e Catania. Margherita Distribuzione, prosegue il comunicato, ha proposto ai sindacati di sviluppare un confronto su un pacchetto articolato di interventi utili a gestire l’esubero, nel frattempo ridotto a 798 unità, dislocato presso le direzioni franchising logistica presidio regioni, amministrazione del personale, ufficio efficacia, finanza e patrimonio, innovazione marketing, performance, staff presidenza, prodotti, risorse umane e progetti speciali. La proposta societaria contempla un piano di riqualificazione e ricollocazione, un piano di mobilità su base volontaria ed incentivata (da 17 mila a 37 mila euro), oltre a strumenti di sostegno al reddito e all’occupazione, un piano di pensionamento e prepensionamento, percorsi di outplacement, percorsi correlati all’attivazione di politiche attive per il lavoro e percorsi di imprenditorialità individuale.

Filcams Cgil, obiettivo salvaguardia occupazione 

“Il problema vero è capire cosa succede all’azienda da qui a 6-12 mesi quando le sedi non ci saranno più, cosa sarà di quei lavoratori soprattutto sulla rete iper quali saranno gli esuberi che non avranno ricollocazione. Per questo abbiamo chiesto a Conad di avere un piano di ricollocazione su tutta le rete vendite. Il nostro obiettivo è la salvaguardia occupazionale” ha affermato il segretario nazionale della Filcams Cgil, Alessio Di Labio, al termine dell’incontro con l’azienda. Nel passaggio degli ipermercati da Auchan a Conad, dal gruppo Margherita è arrivata la richiesta di cassa integrazione per il 60% della forza lavoro, 5.323 dipendenti su un totale nazionale di 8.873. “L’incontro è stato interlocutorio dopo due scioperi. Oggi – ha proseguito – abbiamo parlato formalmente della procedura di mobilità delle sedi dove ci sono quasi 900 esuberi di fatto. L’azienda propone un incentivo, il nostro problema non è solo l’incentivo ma capire quali lavoratori che prospettiva avranno. Quando l’azienda parla di ricollocazioni bisogna capire quali e dove”. Si tratta, ha aggiunto Di Labio, “di un primo incontro interlocutorio dopo una fase di conflitto, c’è un prossimo incontro il 22 e ci aspettiamo delle risposte”. “L’azienda ha solo annunciato per titoli alcune posizioni che erano in parte espresse. Diciamo che ha aperto una porta parlando di ricollocazioni ma sono al momento dei titoli che vanno approfonditi. Ha proposto degli incentivi che potranno essere oggetto di confronto ma la quantità di esuberi totali tra cassa integrazione, quelli delle sedi e quelli ancora non annunciati della logistica fa sì che l’incentivo è uno degli strumenti ma non sarà lo strumento che risolverà la vertenza. L’incentivo proposto oggi è rappresentato da 12 mensilità di incentivo che riteniamo inferiore a quello proposto in prima istanza”, ha concluso.

Fisascat, migliorare l’offerta degli incentivi all’esodo

La Fisascat Cisl, presente al tavolo con il segretario nazionale Vincenzo Dell’Orefice, “ritiene di fondamentale importanza finalizzare la trattativa già in occasione del prossimo incontro – calendarizzato per il 22 febbraio a Bologna – su quelle parti del percorso che sono rimaste in ombra. Nel corso del confronto – ha dichiarato Dell’Orefice – l’attenzione di chi rappresenta l’azienda si è focalizzata sulla sola incentivazione all’esodo e sul ricorso alla Cigs e poco o nulla è stato riferito alle organizzazioni sindacali in relazione agli altri strumenti contemplati dal piano di gestione esuberi”. Per il sindacalista “sarà fondamentale dare corpo ai generici impegni e alle non meglio specificate disponibilità da parte dell’azienda a dare vita ad un serio percorso finalizzato alla ricollocazione del personale”. Per Dell’Orefice, “è indubbio che il successo dell’intera acquisizione del gruppo Auchan oltre che del piano di gestione degli esuberi dipenda da un coerente insieme di soluzioni che consenta di salvaguardare il lavoro per coloro i quali non dovessero accedere all’incentivo all’esodo”. Per il sindacalista “l’offerta economica formulata dall’azienda, per essere effettivamente un congruo strumento gestionale, dovrà essere debitamente ripresa ed incrementata. Infatti – ha aggiunto – se si vuole effettivamente offrire in particolar modo ai lavoratori che difficilmente potrebbero essere ricollocati in Conad o in terzi soggetti interessati ad acquisire parte della rete vendita, occorrerà rendere l’incentivo economico effettivamente allettante per chi dovrà cambiare radicalmente i propri progetti professionali e di vita”.

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