Pd. Il seminario nell’Abbazia di Contigliano (Rieti) tra l’inquietudine del governo e il rebus dei movimenti e delle piazze. Questioni d’identità perduta?

Pd. Il seminario nell’Abbazia di Contigliano (Rieti) tra l’inquietudine del governo e il rebus dei movimenti e delle piazze. Questioni d’identità perduta?

Alla vigilia del conclave, si temeva un appuntamento fin troppo paludato, ecumenico come l’Abbazia del San Pastore che ospita i dem per questa due giorni. L’introduzione di Dario Franceschini, con quel riferimento alla protezione sociale e l’alleanza politica con il M5s, ha riscaldato gli animi di ministri e parlamentari arrivati su questo sperone di roccia nel reatino. Sfidano il freddo che incombe dentro e fuori l’abbazia, tanto che Vinicio Peluffo ammette – tra il serio e lo scherzoso – di essersi deciso a intervenire per riscaldarsi sotto i fari del palco. Ad aprire i lavori è il capo delegazione Pd al governo che parte subito forte legando le speranze di vita del governo alla possibilità di tenere aperto il rapporto con i Cinque Stelle: “Il governo va avanti solo se il Pd lo sente come proprio e fino in fondo. E può essere l’incubatore di un’alleanza politica. Se non inquadriamo un discorso di lungo termine” l’agenda di governo “si limiterà ad essere un elenco di cose da fare” e non, come auspica il ministro della Cultura, “l’incubatore di una futura alleanza”. Parole simili sono utilizzate anche dal vice segretario Pd, Andrea Orlando: “L’orizzonte è una alleanza politica con il Movimento 5 Stelle, anche dopo il voto” delle elezioni regionali. “E’ essenziale che questa alleanza si basi su obiettivi politici, su programmi non improvvisati e non velleitari”. Una alleanza che potrebbe giovarsi anche della prossima legge elettorale. Franceschini è convinto che il compromesso trovato fin qui sul Brescellum aiuti in questo senso. “Se andiamo verso un sistema proporzionale, con uno sbarramento del 5 per cento, i vincoli con le coalizioni sono più stringenti, ma diventano necessarie dopo”, spiega: “Quindi il tema delle alleanze diventa determinante, ma lo devi preparare prima”. Gli applausi sono tiepidi, qualche parlamentare nei corridoi dell’abbazia ricorda le “grane” create in Aula e in Commissione da qualche “alleato” pentastellato: “Non è che ci stiano rendendo la vita facile, tutt’altro…”, è il ragionamento. Ma quello dei cinquestelle non è l’unico mondo a cui guarda il Partito democratico per allagare il campo del centrosinistra.

Nicola Zingaretti non nasconde il proprio interesse per quanto avviene nelle piazze, in quelle delle Sardine in particolare, ma sottolinea non di voler metterci il cappello, rifacendosi a quella “questione morale” berlingueriana che, oltre che ai partiti e ai soldi, si preoccupava anche di offrire una chiave di lettura del rapporto tra partito e società civile. E, dunque, non inglobare, non cooptare o tirare per la giacchetta, ma dialogare. “I partiti hanno il dovere etico e morale di dare risposte ai movimenti, senza metterci il cappello”, ha spiegato il leader dem che apprezza “l’atteggiamento di grande correttezza” dimostrato fin qui dai leader del movimento. “Penso che ci siano le condizioni per creare un grande terreno di ascolto con le piazze di Greta e con quelle delle sardine”, conferma Franceschini: “Dobbiamo fare in modo che quelle piazze vengano il più possibile verso di noi”. Passando ai contenuti, quello che Zingaretti disegnerà nel suo discorso conclusivo, previsto per martedì alle 12,00, è un Partito democratico aperto sì, ma con una propria identità rappresentata dai propri temi e dagli obiettivi che il partito stesso si pone.

“Da qui parte un Partito Democratico che contribuirà all’agenda di governo, come deve fare una forza di maggioranza. Ora sappiamo cosa dobbiamo fare a partire dalla lotta alle diseguaglianze”. A scendere nello specifico è Dario Franceschini che parla di un partito che dia “risposte e protezione” rispetto alle paure dei cittadini: “protezione dalla povertà, dai cambiamenti climatici, che dia protezione alle donne cominciando dalla battaglia per la parità salariale. Dobbiamo essere il partito degli asili nido per tutti, il partito dell’obbligatorietà scolastica fino a 18 anni con libri gratuiti per tutti, della protezione delle periferie dal degrado. Dobbiamo essere il partito che non ti lascia solo”. Ma, come si diceva, questa impostazione suscita malumori nell’area di Base Riformista. Il ministro della Difesa, che di quell’area è leader, arriva nel pomeriggio e dichiara subito di non credere a operazioni nostalgia. Poi, sul palco, dice chiaramente di non avere intenzione di diventare “una nuova pagina della storia di un partito che ha dato vita a questo partito”. Insomma, Guerini non è nato politicamente nei Ds e non ha intenzione di ritrovarcisi. Malumore che deriva proprio da quel battere sul tasto della “protezione sociale”. Non basta, sottolinea il ministro della Difesa, bisogna guardare alla crescita, al futuro, se non si vuole prestarsi “a caricature” e offrire ad altri la possibilità di accreditarsi come “il nuovo” lasciando al Pd la categoria del vecchio e del passato. Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: “Come Franceschini, sono consapevole che il terreno del Pd sia la sicurezza sociale, ma dobbiamo andare anche oltre, rivendicare la nostre visione della necessità di una crescita sostenibile”.

Il ministro del Sud Peppe Provenzano interviene al seminario di Contigliano per ricordare al PD che il filo rosso delle sue politiche deve essere il lavoro. “Se i figli di un lavoratore della logistica dicono al padre di una famiglia lacerata ‘ci sei mancato’, come accade nel film di Ken Loach, dobbiamo dirci che a quel lavoratore siamo mancati noi”, aggiunge e si ricorda che “nell’enorme pezzo di Italia” alle prese con problemi di lavoro “si annidano gli elettori della Lega. Non possiamo rassegnarci a ritenerli perduti alla nostra causa. Ma dobbiamo partire dal riconoscere la loro dignità, il loro valore sociale”. Provenzano conclude ricordando che “il ministero del sud varerà una misura straordinaria di incentivazione del lavoro femminile”.

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