Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. “Nella legge di stabilità è assente un progetto strategico che rimetta in moto il Paese”

Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. “Nella legge di stabilità è assente un progetto strategico che rimetta in moto il Paese”

Finalmente la legge di stabilità è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Adesso che si hanno le idee chiare sui contenuti qual è il suo giudizio?

 Il giudizio non può che essere analitico, altrimenti si rischia di precipitare nella propaganda. E allora, intanto diciamo che la legge ha avuto come obiettivo quello di evitare l’aumento dell’Iva. Obiettivo raggiunto, e questo è un bene, ma che ha condizionato, anzi, direi sequestrato la legge stessa e spostato il problema al 2021-2022. Anni in cui se si continuerà a procedere con soluzioni-tampone saremo di nuovo punto e a capo. Ossia saremo ancora condizionati dai 45 miliardi di euro e più relativi alle operazioni Iva e accise. D’altra parte, da un lato abbiamo il Pil che non aumenta, mentre dall’altro non riusciamo a ridurre il debito pubblico, che addirittura cresce. Siccome i conti devono quadrare la prospettiva in linea teorica è l’aumento dell’Iva e delle accise. Ma se aumenti Iva e accise si scatena un effetto depressivo sull’economia. Dunque cosa manca a questa legge di stabilità e al suo complemento che è il Decreto Milleproroghe? Manca una strategia che rimetta in moto il Paese. Perciò il mio giudizio è positivo in quanto si è evitato il peggio, ossia aumentare le tasse. Ma negativo perché non c’è un progetto per il futuro.

Il governo però era intenzionato a mantenere le clausole di salvaguardia anche per il 2021 e 2022…

Certo, ma l’Europa non ha accettato questa ipotesi pur avendo avuto nei nostri confronti un atteggiamento diverso, più positivo, rispetto al passato. D’altra parte i bilanci dei paesi membri dell’Unione devono essere omogenei. Non ci può essere una nazione con un aumento del debito pubblico incontrollato. Questi vincoli valgono per tutti. Certo, in Italia sono più pesanti perché abbiamo un debito pubblico in crescita e un Pil che sì, si è ripreso, ma molto lentamente. Nel contesto europeo siamo tra coloro che stanno in condizioni meno buone. E in virtù della moneta unica non possiamo permetterci un Paese con un debito fuori controllo e un altro no. Proprio per questi motivi, piaccia o non piaccia, i bilanci hanno criteri omogenei. Oltre al fatto che nei prossimi due anni l’aumento dell’Iva non è scongiurato aggiunga che siamo con le mani legate perché con questa legge di stabilità non possiamo fare una politica reale di investimenti. Senza tale politica il Pil non aumenta. E questo è il tallone d’Achille della legge di stabilità.

Quali sono allora gli spazi di manovra per uscire da questa situazione?

Innanzitutto rafforzare il potere d’acquisto dei cittadini. Potere che negli ultimi anni è diminuito sia per i settori sociali più deboli sia per i ceti medi. Poi, occorre sia abbassare le tasse e sia investire in maniera decisa nelle infrastrutture, nella ricerca scientifica, nella scuola, nella tecnologia. Consideri che proprio sul fronte dell’innovazione siamo i penultimi in Europa, dietro di noi c’è la Slovenia. Naturalmente so di non essere l’unico a dire queste cose. Tutt’altro. Le belle parole si sprecano, ma poi non si trovano i soldi. Laddove potrebbero essere trovati c’è tanta retorica e pochi fatti. Mi riferisco alla lotta all’evasione e all’elusione fiscale. Lotta che, va detto chiaramente, vede lo Stato impotente dinanzi a un fenomeno di proporzioni gigantesche. È uno stallo che pesa come un macigno sulla stessa legge di stabilità. La quale ha i limiti di cui le ho detto perché è figlia di un’alleanza politica in negativo: evitare le elezioni, evitare il successo di Salvini, evitare lo spostamento a destra del Paese, evitare il rincaro dell’Iva, ma incapace di indicare una direzione. In estrema sintesi, questo governo non ha un progetto di società, non ha definito delle priorità in campo economico e il più delle volte procede rinviando.

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