Libia. Haftar deciso a entrare a Tripoli polemizza con Ankara. Conte non esclude invio di militari italiani. Merkel conferma la conferenza di Berlino il 19

Libia. Haftar deciso a entrare a Tripoli polemizza con Ankara. Conte non esclude invio di militari italiani. Merkel conferma la conferenza di Berlino il 19

 Il generale Khalifa Haftar rifiuta qualsiasi interferenza, mediazione o partecipazione della Turchia alla supervisione del cessate il fuoco in Libia, sottolineando che l’iniziativa della Russia ha ignorato una serie di richieste dell’Esercito nazionale libico (Lna). Lo riferisce l’emittente televisiva emiratina “al Arabiya”, considerata vicina alle istanze di Haftar. Una fonte dell’Lna ha aggiunto che la presunta clausola di ritirare le forze turche dalla Libia “non era presente nell’accordo di tregua”, osservando che Haftar ha posto riserve sul mancato congelamento del memorandum d’intesa sulla collaborazione militare (che prevede l’invio di truppe turche in Libia) tra il Governo di accordo nazionale di Tripoli (Gna, l’esecutivo libico riconosciuto dalle Nazioni Unite e guidato dal premier Fayez al Sarraj) e la Turchia.

Haftar deciso ad entrare a Tripoli, dove continuano gli scontri

La decisione del comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico, il generale Khalifa Haftar, di non firmare l’accordo per un cessate il fuoco con il Governo di accordo nazionale (Gna) di Tripoli riconosciuto a livello internazionale, “mostra chi vuole la guerra e chi desidera la pace nel paese” ha dichiarato il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, parlando ai giornalisti ad Ankara, dopo la decisione del generale Haftar di abbandonare i colloqui indiretti avvenuti ieri a Mosca senza firmare la proposta di accordo mediata da Turchia e Russia. Cavosuglu, che era presente alle riunioni insieme al ministro della Difesa turco Hulusi Akar, ha sottolineato che la Turchia ha fatto il possibile per garantire il cessate il fuoco, aggiungendo che se Haftar continuerà ad agire in questo modo la conferenza di Berlino in programma per il 19 gennaio non avrà alcun significato. Il generale Haftar è infatti deciso ad entrare a Tripoli, dove continuano gli scontri.

Una situazione sempre più difficile, che mette a rischio la vita dei cittadini libici e dei tanti migranti presenti nel paese

Secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) solo nelle prime due settimane del 2020 sono almeno 953 i migranti, (tra cui 136 donne e 85 bambini) riportati in Libia dalla Guardia costiera. La maggior parte sono sbarcati a Tripoli e tutti sono stati portati nei centri di detenzione. Inoltre, sono tante le persone che continuano a scappare: le navi di ricerca e salvataggio delle ong negli ultimi giorni hanno salvato 237 persone. Tra loro anche famiglie di libici in fuga: almeno 17 sono stati salvati dall’ong tedesca Sea Watch, erano tutte su un unico barchino, 10 uomini e 7 donne, tra cui 9 minori. “In Libia c’è una guerra, una situazione drammatica che negli ultimi mesi ha visto un’accelerazione con l’intensificarsi delle violenze, e quindi con vittime, moltissime civili – spiega Carlotta Sami, portavoce di Unhcr – Almeno 1 milione di persone ha bisogno di assistenza umanitaria. Da aprile ad oggi oltre 180.000 libici sono stati costretti ad abbandonare le proprie case. Gli sfollati interni sono ormai più di 340.000. Unhcr non riesce ad avere accesso a tutte le zone della Libia. Ad esempio il sud del Paese e l’area di Bengasi sono irraggiungibili. Anche la via terrestre di accesso alla Tunisia è impraticabile”. Il conflitto armato “rende la situazione quotidiana estremamente volatile e questo complica enormemente la costruzione e la messa a disposizione di soluzioni per i rifugiati e i richiedenti asilo presenti in Libia – aggiunge Sami -: registriamo come anche quando le autorità locali sono disposte a discutere della protezione dei rifugiati e dei richiedenti asilo, non riusciamo poi a concretizzare perché esse stesse sono principalmente concentrate sulle problematiche relative al conflitto. Va detto che nonostante il conflitto le persone ancora arrivano dalle frontiere meridionali”. Per questo Unhcr chiede un cambio di passo e un sostegno maggiore ai Paesi di primo asilo come Etiopia, Sudan, Ciad, per offrire condizioni di accoglienza e lavoro sostenibili. “Chi poi cerca di attraversare il Mediterraneo viene nella maggior parte dei casi intercettato dalla Guardia Costiera Libica, centinaia già nei primi mesi dell’anno. A questo proposito si è venuta a definire una nuova dinamica. Il conflitto armato ha indebolito il coordinamento tra Guardia Costiera e Ministero dell’Interno libici nelle procedure di sbarco – aggiunge la portavoce di Unhcr -. Di conseguenza, non tutti i migranti sbarcati e i richiedenti asilo vengono oggi sistematicamente detenuti. Stimiamo che circa il 30% venga liberato al momento dello sbarco. Questo è positivo di per sé, ma sicuramente l’Onu ed i partner devono intensificare gli sforzi per fornire assistenza a queste persone. E resta il fatto che la Libia non è un porto sicuro”.

Conte, non escludiamo l’invio di militari dopo la Conferenza di Berlino

Il governo italiano “non esclude affatto” la possibilità di inviare ulteriori militari in Libia in un’operazione di peace monitoring, cioè monitoraggio del cessate il fuoco, ma devono esserci le necessarie condizioni di sicurezza e un contesto e un percorso politico chiari” ha detto al Cairo il primo ministro Giuseppe Conte, parlando con la stampa dopo un incontro con il presidente dell’Egitto, Abdel Fatah al Sisi. “Non escludiamo affatto la possibilità”, ha detto Conte rispondendo a una domanda sul possibile invio di ulteriori truppe in Libia. “Discuteremo a Berlino se ci saranno le premesse e se riusciremo a dare un indirizzo politico a questa crisi libica”, ha detto ancora il premier italiano, sottolineando l’importanza di creare “le premesse di sicurezza” per inviare un eventuale contingente italiano sotto l’egida delle Nazioni Unite. “Non manderemo uno solo dei nostri ragazzi se non ci saranno le condizioni di sicurezza, con un contesto e un percorso politico chiaro”, ha aggiunto Conte. “L’Italia è disponibile a dare ogni forma di contributo per la pacificazione della Libia”, ha detto ancora il presidente del Consiglio. Non ha senso, secondo Conte, ragionare in questo momento in termini di dislocamento “prima di trovarsi a Berlino per creare premesse e garanzie”, ha concluso Conte. L’Italia è presente in Libia con la Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (Miasit) che prevede un contributo massimo di 400 unità di personale militare, 130 mezzi terrestri e mezzi navali e aerei tratti dal dispositivo “Mare sicuro”. La maggior parte del contingente, circa 300 militari, è schierato a protezione dell’ospedale da campo italiano della “città-Stato” di Misurata, situata circa 180 chilometri a est di Tripoli. Nella capitale invece è dislocato il Comando della missione e un Mobile Training Team per la formazione, l’addestramento e l’assistenza tecnico-infrastrutturale a favore delle Forze di sicurezza libiche.

Merkel conferma: conferenza a Berlino il 19 gennaio

La cancelliera Angela Merkel ha confermato che la conferenza internazionale sulla Libia si terrà domenica 19 gennaio a Berlino. “La cancelliera Angela Merkel, in accordo con il Segretario generale dell’Onu, ha deciso di invitare a partecipare alla conferenza di Berlino sulla Libia capi di Stato e di governo”, si legge nel comunicato diffuso dal governo tedesco. Al summit parteciperanno il premier del governo di accordo nazionale di Tripoli, Fayez al Sarraj, e il generale Khalifa Haftar. Invitati alla conferenza rappresentati di Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, Emirati arabi uniti, Turchia, Congo, Italia, Egitto, Algeria, Nazioni Unite, Unione europea, Unione africana e Lega araba.

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