Iran. 56 morti e più di 200 feriti nella calca per i funerali del generale Soleimani. Zarif, “la risposta contro gli Usa sarà dura”. Landini: “Trump ha commesso un crimine di guerra”

Iran. 56 morti e più di 200 feriti nella calca per i funerali del generale Soleimani. Zarif, “la risposta contro gli Usa sarà dura”. Landini: “Trump ha commesso un crimine di guerra”

E’ salito a 56 il numero delle persone morte nella calca che si è verificata a Kerman, nel sud-est dell’Iran, durante la cerimonia che si sarebbe dovuta concludere con la sepoltura del generale iraniano Qassem Soleimani. Le riferiscono le agenzie di stampa iraniane Isna e Fars, citando il capo dei servizi medici di emergenza, Pirhossein Koulivand. I feriti sono più di 200 e alcuni versano in gravi condizioni. Non sono ancora chiare le cause della calca. Le autorità hanno deciso di rinviare la sepoltura di Soleimani dopo i tragici fatti, ma non hanno ancora annunciato una nuova data per la cerimonia.

Zarif, ministro degli Esteri iraniano, alla tv americana Abc: “Trump ha commesso 3 grandi errori e l’Iran risponderà” 

Gli Stati Uniti hanno “commesso tre grandi errori e pagheranno” per questo, devono essere “pronti alle conseguenze” dopo l’uccisione in Iraq del generale iraniano Qassem Soleimani. Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, che – in dichiarazioni alla Abc – ha ribadito che l’Iran “risponderà”. Intervistato a Teheran da Martha Raddatz, il capo della diplomazia della Repubblica Islamica è tornato ad accusare gli Stati Uniti per quello che considera un “atto di guerra contro l’Iran” e a insistere sulla “grande pazienza” di Teheran. “Devono essere pronti alle conseguenze – ha aggiunto – Poi dovranno decidere se entrare in un pantano o fermarsi”. L’Iran, ha proseguito, agirà quando vorrà, “dopo le necessarie valutazioni”. Poi un messaggio per Trump: “Deve smettere di seguire questa strada, non aiuta. Basta dare ascolto a persone arroganti e ignoranti”, ha detto Zarif.  Il “primo errore” attribuito da Zarif agli Usa è la “violazione della sovranità e dell’integrità territoriale irachena”. Il ministro ha aggiunto che “la fine della presenza americana in questa regione” sarebbe un “prezzo molto caro da pagare per l’avventurismo di un paio di persone”. Zarif accusa inoltre gli Stati Uniti di aver “ucciso in un’operazione terroristica uno dei nostri generali in territorio straniero”. “Il governo dell’Iran è responsabile per la protezione delle vite dei suoi cittadini e dei suoi funzionari – ha detto – ed è ovvio che risponderemo”. “Non abbiamo nulla contro il popolo americano – ha ripetuto ancora Zarif – Ma il loro governo li sta portando verso l’abisso”. Nell’intervista il ministro ha parlato anche dell’accordo internazionale sul nucleare iraniano: “E’ in una situazione molto difficile, ma può essere salvato e deve essere salvato”.

L’allerta delle forze Usa in Medio Oriente è ai massimi livelli per eventuali azioni con droni e missili balistici a medio e lungo raggio, insieme al persistente allarme sulla sicurezza cibernetica. Negli ultimi giorni, rivelano fonti citate dalla Cnn, l’intelligence americana ha osservato movimenti di equipaggiamenti militari nemici. Del resto, gli scenari delle possibili rappresaglie sono già stati delineati dal Consiglio supremo di sicurezza iraniano. Secondo il suo segretario, il contrammiraglio Ali Shamkhani, si tratta di 13 possibili obiettivi, “e anche il più debole di questi sarà un incubo storico per gli Usa”. In ogni caso, ha aggiunto, “la risposta non avrà luogo in una sola operazione. Sappiamo che gli Stati Uniti hanno messo in allerta 19 basi militari. Si sono chiusi dentro i rifugi nella speranza di sfuggire alla nostra vendetta, ma la Repubblica islamica aprirà per loro le porte dell’inferno”. Minacce che hanno già fatto salire l’allarme in Iraq, con il riposizionamento dei contingenti italiano e tedesco e il tira e molla con il governo di Baghdad sul ritiro delle truppe americane, che il Pentagono continua per ora a smentire. Resta invece aperto il dialogo con l’Europa, compreso un possibile ritorno al pieno rispetto dell’accordo sul nucleare, se Teheran vedrà soddisfatte le sue richieste di compensazione delle sanzioni. Ma la tensione resta alta. L’ambasciatore britannico è stato convocato a Teheran per recare a Londra l’avvertimento di non trasformarsi in un “partner nel crimine” degli Usa. Da Washington il segretario di Stato Mike Pompeo è tornato a sostenere la legalità dell’uccisione di Soleimani, ribadendo che l’America impedirà a ogni costo agli ayatollah di avere quell’atomica che Teheran ha però sempre negato di voler ottenere.

Landini: la Cgil ribadisce il netto rifiuto a guerra e terrorismo

“Un crimine di guerra. Un’esecuzione mirata e senza alcuna copertura giuridica internazionale. Un oltraggio al ruolo e alla responsabilità del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, organo responsabile della pace e della sicurezza del pianeta, di cui gli Stati Uniti d’America sono membro permanente”, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, definisce con parole dure il raid americano realizzato all’alba del 3 gennaio scorso nei pressi dell’aeroporto di Baghdad. “L’amministrazione americana, anche in chiave strettamente elettorale – prosegue Landini – ha nuovamente applicato la sua dottrina unilaterale di ordine globale a difesa dei propri interessi strategici. Cosa che da anni sta avvenendo in tutto il Medio Oriente, dove potenze grandi e piccole competono per il controllo e lo sfruttamento delle risorse naturali ed energetiche determinando guerre, caos, violenze, di cui sono vittime le popolazioni e i tentativi di democratizzazione della regione”.

“La Cgil – aggiunge il segretario generale – ribadisce il suo netto rifiuto alla guerra e al terrorismo. Siamo fermamente convinti che non sia l’uso della forza o della deterrenza militare a risolvere i conflitti, ma che solo con il primato e il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, con la cooperazione e il partenariato internazionale, sia possibile accompagnare le popolazioni, le diverse comunità etniche e religiose e gli stati della regione Mediorientale a ricostruire società giuste e democratiche, contrastando così diseguaglianze, migrazioni forzate e sfruttamento selvaggio delle risorse naturali e del lavoro”. “Infine – conclude Landini – la Cgil richiama il Governo italiano e l’Unione Europea ad agire con immediatezza per fermare le guerre in corso in Medio Oriente, questa nuova escalation di violenza e il precipitare del conflitto libico, che rischiano di trascinarci in una nuova guerra di dimensioni e conseguenze devastanti. Occorre riassumere con determinazione e responsabilità il ruolo di dialogo, mediazione e cooperazione tra Stati e popolazioni del Mediterraneo, per scrivere un’altra storia fatta di pace, convivenza, giustizia sociale, libertà e democrazia. E’ l’unica strada per sconfiggere guerre e terrorismo”.

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