Il sindaco del Comune di Monterotondo Marittimo licenziato dalla Giunta di destra del Comune di Piombino, dove è dipendente

Il sindaco del Comune di Monterotondo Marittimo licenziato dalla Giunta di destra del Comune di Piombino, dove è dipendente

“E’ stato un atto veramente brutto e una vigliaccata ma contestare chi utilizza permessi come me, da destra a sinistra, contestare questo, vuol dire contestare il fatto che un cittadino possa fare politica”. Così, in un video su Facebook, Giacomo Termine, sindaco di Monterotondo Marittimo (Grosseto) licenziato dal Comune di Piombino (Livorno), dov’era dipendente, perché troppo assente dovendo seguire gli impegni istituzionali nell’altro municipio. Un licenziamento che ha scatenato polemiche, anche perché Termine, primo cittadino del piccolo comune del grossetano dal 2014, è un esponente del Pd, mentre il Comune di Piombino è amministrato da una giunta di centrodestra guidata dal sindaco Francesco Ferrari, di Fratelli d’Italia. La decisione di licenziare il sindaco di Monterotondo, sarebbe legata ai permessi presi da Termine per poter svolgere il suo ruolo istituzionale: non è andato in aspettativa perché l’indennità di carica prevista a Monterotondo, comune di un migliaio di abitanti, è di soli 450 euro.

“Da sei anni faccio il sindaco di Monterotondo ed è un impegno totale per la comunità”, afferma Termine. E aggiunge che “ho vinto un concorso pubblico” per avere un posto di lavoro, perché “chi amministra piccoli comuni non arriva a fine mese” e “chi amministra i piccoli comuni come il mio sa bene che se hai un lavoro utilizzi permessi retribuiti”. Infine, conclude sostenendo che “sono stato licenziato perché faccio il sindaco”. Sul caso è già intervenuta la Cgil spiegando che i permessi sono previsti dalla legge, sospettando un licenziamento ‘politico’. Accusa respinta dal sindaco Ferrari, che ha spiegato che “alla luce dell’impossibilità di valutare il suo rendimento causa assenze, abbiamo deciso di non confermare la posizione di Termine” e che non è stata “una scelta politica, perché gode degli stessi diritti di un qualsiasi altro lavoratore ma, allo stesso tempo, deve ottemperare anche ai doveri che la sua posizione implica, e non è giusto che qualcuno percepisca uno stipendio senza svolgere il lavoro che è chiamato a fare, soprattutto in un ente che si regge su denaro pubblico e che deve garantire servizi ai cittadini”. Di licenziamento “sorprendente e incomprensibile da un punto di vista giuridico” ha parlato il presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani, secondo il quale si è trattato di “un chiaro tentativo strumentale di portare in pasto al populismo la posizione di Termine”, al quale ha espresso solidarietà augurandosi che il “rispetto della legge porti chi ha compiuto questo gesto a doverlo ripensare e revocare”.

La segretaria toscana del Pd, Simona Bonafè, l’ha definita” una brutta vicenda”, aggiungendo che “non sfugge che Giacomo Termine, esponente del Pd, sia politicamente all’opposto del sindaco di Piombino e leggere, nelle ragioni del licenziamento, che la sua ‘colpa’ sarebbe stata quella di avere usufruito di permessi, previsti dalla legge, per esercitare le funzioni di primo cittadino è inaccettabile. Siamo davanti a un sindaco che accusa un altro sindaco di avere fatto il proprio dovere, motivazione talmente incredibile da rafforzare ancora di più il sospetto che si tratti di un’azione punitiva di Ferrari per le idee e le iniziative politiche di Termine”.

Share