Governo. Settimane decisive per Conte e la maggioranza. Tanti i dossier sul tavolo, dall’Ilva ad Autostrade alla legge elettorale, alle elezioni in Emilia e Calabria

Governo. Settimane decisive per Conte e la maggioranza. Tanti i dossier sul tavolo, dall’Ilva ad Autostrade alla legge elettorale, alle elezioni in Emilia e Calabria

Terminate le feste – come vuole la tradizione – con l’Epifania si annuncia un mese di gennaio intenso per il Conte bis. E se non è stata ancora fissata la data per la verifica di governo, sul tavolo ci sono non pochi nodi, a cominciare da quello sulla prescrizione, con Italia viva contraria alla riforma voluta dal ministro della Giustizia pentastellato Alfonso Bonafede e disponibile a votare la proposta di legge di Forza Italia, che annullerebbe l’efficacia delle norme varate dal Guardasigilli. Intanto, il vertice di maggioranza sull’argomento, previsto per le prossime ore, è stato rinviato a giovedì 9 gennaio. Dossier delicati sono, poi, quelli relativi alle vicende Alitalia e Banca popolare di Bari, senza trascurare la conversione in legge del decreto Milleproroghe – approvato “salvo intese” dal Consiglio dei ministri – in cui è stata inserita la misura sulla revoca delle concessioni autostradali. Altro possibile ostacolo il voto sulla richiesta di autorizzazione a procedere, formulata dal Tribunale dei ministri di Catania, nei confronti del leader della Lega Matteo Salvini, per la gestione della vicenda della nave Gregoretti. Il pronunciamento nella Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari di palazzo Madama si dovrebbe tenere il 20 gennaio, con il verdetto dell’Aula atteso a febbraio, ma si sta facendo largo la tentazione di rinviare il tutto, per evitare ulteriori polemiche. Questo anche perché malgrado Italia viva abbia anticipato il voto favorevole in Giunta, alla fine i tre senatori renziani presenti nell’organo potrebbero pure astenersi, mettendo così in salvo l’ex vicepremier e ministro dell’Interno.

Il 12 gennaio dovrebbero essere depositate le 64 firme raccolte al Senato per indire un referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari, mentre tre giorni dopo – il 15 gennaio – ci potrebbe essere la decisione della Consulta sull’ammissibilità del referendum leghista che punta a cancellare la quota proporzionale presente nell’attuale legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum, e rendere quindi il sistema completamente maggioritario. Il 26 gennaio ci saranno, infine, le elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria, che secondo più di qualcuno potrebbero rappresentare il vero e proprio spartiacque per la durata della legislatura e per la tenuta dell’esecutivo.

Tra i nodi che vanno sciolti quello delle concessioni autostradali resta il più spinoso

L’inserimento della norma che prevede, in caso di revoca, la gestione temporanea ad Anas di strade e autostrade e della misura che consentirebbe di ridurre sensibilmente la penale che lo Stato dovrebbe pagare alla concessionaria hanno aperto un fronte caldo sia all’interno della stessa maggioranza, sia con la società Autostrade, per non parlare delle pressioni delle opposizioni. Il premier Giuseppe Conte ha assicurato che il dossier sta per essere chiuso e che il confronto all’interno della maggioranza ci sarà perché “tutti siano coinvolti nella dimensione politica della decisione finale. Ma è evidente che a fondamento di tale decisione ci dovranno essere le valutazioni tecnico-giuridiche sull’inadempimento del concessionario. Solo così rispetteremo la memoria delle vittime della tragedia del ponte Morandi e garantiremo la tutela degli interessi pubblici. Posso dire che giunti a questo stadio di analisi è evidente che qualcuno ha sbagliato e ha commesso negligenze gravi e imperdonabili”. E a proposito del presidente Conte, trova “pertinente” la definizione di “populismo gentile” che lo storico Marco Revelli ha usato per definire la sua politica. Conte rifiuta invece la definizione di democristiano, anche se spiega di apprezzare la politica di alcuni storici esponenti Dc, “come De Gasperi e Moro, capaci di proiettare nel futuro l’azione e il pensiero di governo. Ma è un’etichetta del tempo che fu e io preferisco vivere nel mio tempo”. A chi invece lo definisce polemicamente ‘trasformista’, Conte replica piccato: “E’ una definizione che trovo fuorviante e non pertinente. Io non ho cambiato le mie idee”, anche sul “tema chiave” dell’immigrazione.

E infine, ore di attesa per l’altoforno 2 dell’Ilva di Taranto, ora ArcelorMittal

Si aspetta martedì la decisione dei giudici del Tribunale del Riesame di Taranto che dovranno dire se accolgono o bocciano il ricorso presentato dalla società proprietaria dell’impianto. Ricorso col quale Ilva chiede di annullare il rifiuto alla proroga per gli ulteriori lavori di sicurezza all’altoforno. Rifiuto che un altro giudice, Francesco Maccagnano, ha espresso lo scorso 10 dicembre nonostante il parere favorevole alla proroga da parte della Procura. Con ogni probabilità i giudici potrebbero depositare sia dispositivo che motivazioni. Il ricorso è stato presentato il 17 dicembre e discusso nell’udienza del 30. Martedì è un giorno limite per il siderurgico visto che dall’8 gennaio saranno intensificate le manovre pre spegnimento dell’altoforno. Un verdetto favorevole del Riesame permetterà ad Ilva di riavere l’impianto, oggi sequestrato senza facoltà d’uso, ma soprattutto di fermare subito il piano di spegnimento. In caso di responso negativo del Riesame, a metà gennaio l’altoforno 2 sarà spento innescando a Taranto tutta una serie di contraccolpi, produttivi e occupazionali, visto che Arcelor Mittal, gestore dell’impianto, ha già annunciato la cassa integrazione straordinaria per 3.500 dipendenti, per ora sospesa in attesa degli eventi. Da non trascurare poi che qualora i giudici bocciassero il ricorso di Ilva, si determinerebbe anche un nuovo ostacolo alla trattativa che Ilva e Arcelor Mittal si sono impegnati a condurre in gennaio per il rilancio del gruppo dell’acciaio. E intanto si terrà il 15 gennaio la prima udienza dibattimentale per la morte sul lavoro dell’operaio Alessandro Morricella avvenuta a giugno 2015 sull’altoforno 2. Parte da qui, infatti, la vicenda giudiziaria tuttora aperta. Sette sono i rinviati a giudizio: 6 persone fisiche ed una giuridica, la società Ilva. Morricella morì qualche giorno dopo al Policlinico di Bari a causa delle gravi ustioni riportate mentre controllava la ghisa (fu infatti colpito da un getto ad altissima temperatura). Il decesso dell’operaio innescò da parte della Magistratura il sequestro senza facoltà d’uso dell’impianto.

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