Giustizia. Il primo presidente della Cassazione lancia l’allarme: intervenire sulla prescrizione

Giustizia. Il primo presidente della Cassazione lancia l’allarme: intervenire sulla prescrizione

Ricordando Vittorio Bachelet, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura ucciso dalle Brigate Rosse nel 1980, il primo presidente della Corte di Cassazione Giovanni Mammone ha inaugurato l’anno giudiziario menzionando i nodi critici che hanno caratterizzato l’amministrazione della giustizia e il suo rapporto con la politica nel 2019. Come lo scandalo sulle nomine dei magistrati: proprio da Bachelet, ha precisato il primo presidente della suprema corte, “abbiamo preso linfa ed energia per affrontare la crisi che nel corso dell’anno passato ha attraversato il Consiglio superiore della magistratura. L’immagine di un tentativo strumentale di indirizzare l’attività consiliare a fini di parte ha non poco colpito l’opinione pubblica e ha minato la fiducia che i magistrati stessi pongono nel corretto esercizio delle funzioni del loro organo di governo autonomo”.

La cerimonia si è tenuta alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del capo dello Stato Sergio Mattarella: a nome della magistratura Mammone ringrazia Mattarella “per la saldezza e la determinazione con cui è intervenuto per ricondurre l’azione del Consiglio superiore alla normalità istituzionale, per imporne il corretto funzionamento e allontanare da esso ogni immagine negativa”. Il primo presidente è poi intervenuto sul tema della prescrizione, al centro del dibattito politico: “Accanto ad un’auspicabile riduzione delle pendenze in grado di appello derivante dall’attesa diminuzione delle impugnazioni meramente dilatorie – spiega in merito agli effetti della riforma Bonafede che ha cancellato la prescrizione dopo il primo grado di giudizio – si prospetta un incremento del carico di lavoro della Corte di cassazione di circa 20.000-25.000 processi per anno, corrispondente al quantitativo medio dei procedimenti che negli ultimi anni si è estinto per prescrizione in secondo grado. Ne deriverebbe un significativo incremento del carico penale (vicino al 50%) che difficilmente potrebbe essere tempestivamente trattato, nonostante l’efficienza delle Sezioni penali della Corte di cassazione, le quali definiscono già attualmente circa 50.000 procedimenti annui. Risulta, pertanto, necessario porre allo studio e attuare le più opportune soluzioni normative, strutturali e organizzative tali da scongiurare la prevedibile crisi che ne deriverebbe al giudizio di legittimità”.

Il primo presidente sottolinea inoltre che “i tempi di durata dei processi anche nel 2019 si sono ulteriormente ridotti, seppure in misura non adeguata sia ai parametri fissati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per il rispetto dei canoni del giusto processo, sia alle attese del mondo economico, che reclama una giustizia civile in grado di risolvere celermente le controversie e che dia certezza ai rapporti giuridici privati. I processi pendenti al 30 giugno 2019 erano 2.675.633 unità, in riduzione rispetto ai 2.787.377 del 30 giugno 2018, con una variazione in diminuzione del 4 %”. In tema di migranti e di protezione internazionale, invece, la relazione di Mammone mette in luce che “a seguito del decreto legge 17 febbraio 2017 n. 13 – che, come noto, ha istituito apposite sezioni specializzate presso i tribunali distrettuali, aventi competenza a decidere sui provvedimenti amministrativi in materia di protezione internazionale con provvedimento non reclamabile ma ricorribile solo per Cassazione – le impugnazioni in questione, prima diluite tra le Corti di appello, sono affluite tutte in Cassazione, gravando oltremodo la Corte di legittimità”. “Abbiamo dovuto assistere, anche in questi giorni, a fatti di particolare gravità che hanno portato persino all’adozione, nel processo penale, delle più rigorose misure cautelari nei confronti di magistrati. Queste condotte devono trovare adeguata sanzione anche disciplinare. Il danno che il mercimonio della funzione determina all’amministrazione della giustizia è incalcolabile” ha affermato invece il procuratore generale Giovanni Salvi.

“Lo sforzo assunzionale iniziato nel 2019 non ha precedenti” ha rivendicato il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, intervenendo alla cerimonia in Cassazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Bonafede ha ricordato “l’aumento di 70 magistrati nella pianta organica della Corte di Cassazione, la cui solenne attività è cruciale per il sistema giustizia e merita di essere supportata con le adeguate risorse”. Mentre per quanto riguarda gli uffici di merito, “la proposta attualmente all’esame del Consiglio Superiore della Magistratura prevede l’ampliamento delle piante organiche nel quadro quindi di una complessiva distribuzione di 600 nuovi magistrati”. Continuano gli investimenti nell’edilizia penitenziaria e i lavori per far fronte al sovraffollamento carcerario e per migliorare le condizioni di lavoro del personale civile e di polizia. “Abbiamo continuato ad investire sul lavoro dei detenuti come forma principale di rieducazione, sviluppando circa 70 protocolli con vari enti per i lavori di pubblica utilità, nonché istituendo un ufficio centrale che coordina e promuove tutti i progetti in questo ambito. Nell’ultima legge di bilancio, tra l’altro, è stato dato un forte e nuovo impulso al settore dell’esecuzione penale esterna e dei minori”, ha aggiunto Bonafede. La polizia penitenziaria, “la cui funzione è fondamentale, ha visto incrementare le proprie risorse e la dotazione organica”.

Share