Che personaggi come Paragone, espulso dal M5S, e Di Battista, che rompe di nuovo con Di Maio, possano mandare in crisi il governo fa venire i brividi

Che personaggi come Paragone, espulso dal M5S, e Di Battista, che rompe di nuovo con Di Maio, possano mandare in crisi il governo fa venire i brividi

Pensare che personaggi come Gianluigi Paragone, insieme ad Alessandro Di Battista e a qualche altro parlamentare pentastellato che non paga la “quota partito”, possano creare guai seri al governo, fino alla crisi, facendo venir meno la maggioranza che lo sostiene, fa venire i brividi. È la faccia peggiore dell’Italia, di quel Paese che visto dall’alto mostra tutta la sua bellezza. E la cosa ancor più grave è che i media, televisione in primo luogo, dedicano aperture, dibattiti, dando ampio risalto sia all’uno che all’altro, in particolare a Paragone che minaccia querele, ricorsi, di fatto diventa capofila di un dissenso che provoca fuoriuscite di parlamentari che trovano alloggio in casa della Lega. Il senatore Paragone non si capisce né come né perché con il governo gialloverde diventa uno dei leader di un Movimento 5 Stelle con il quale non ha mai avuto a che fare.

Da giornalista della Lega Nord a senatore pentastellato

Del resto, nel suo curriculum leggendo Wilkipedia si scopre che  “ha iniziato la carriera giornalistica al quotidiano varesino La Prealpina, che lo incarica di seguire come inviato le attività di Umberto Bossi, Roberto Maroni e di altri membri della Lega Nord, documentandone comizi e incontri. Passato a Rete 55, emittente televisiva locale della provincia di Varese, tra fine anni 1990 e il 2004 ne dirige i servizi di attualità. Un anno dopo passa alla guida del quotidiano La Padania, organo ufficiale della Lega Nord; approda in seguito al quotidiano Libero, di cui è stato vice-direttore e, per un breve periodo, direttore vicario in sostituzione di Vittorio Feltri”. Lo troviamo conduttore del programma “La gabbia”, che abbiamo seguito qualche volta, con ospiti parlamentari del Movimento Cinque stelle. Alle parlamentarie 5 Stelle del 2017 le comparsate televisive de “La Gabbia” danno credibilità alla candidatura. E Paragone, senza arte né parte, diventa un membro del cerchio magico, come leggiamo in qualche “biografia” a buon mercato, lo troviamo presente nei dibattiti, si fa per dire, televisivi, con comparsate su La7, se ben ricordiamo. Dei suoi “meriti” parlamentari niente si conosce. Di interventi parlamentari, iniziative, non ci sono grandi tracce.

Tentativo, fallito, di presiedere la commissione d’inchiesta sulle Banche

Ma il capo politico, Giggino Di Maio, lo porta in palmo di mano e viene indicato come presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche. Non risulta che questa nomina sia stata proposta dai parlamentari pentastellati della Commissione e neppure dal gruppo parlamentare. Il capo politico, guarda caso, è anche ministro, membro del governo, si apre un conflitto istituzionale. Ma Giggino non ci fa caso. Poi non se ne farà niente. Non ci sarebbero stati voti necessari. E arriva la candidatura di Elio Lannutti, il quale si era però reso responsabile di aver rilanciato i protocolli di savi di Sion, attribuendo loro un complotto degli ebrei per sottomettere il mondo con la massoneria. Il senatore  ora  è indagato dalla Procura di Roma per il reato di diffamazione aggravata dall’odio razziale. Una denuncia presentata dalla Comunità ebraica di Roma a firma della presidente Ruth Dureghello che in una intervista  al Corriere della Sera, aveva detto: “La sua citazione, con un tweet, dell’infame falso storico dei Protocolli di Sion è gravissimo per molti motivi. Viene da un rappresentante delle istituzioni. Ed è dilagato sui social: un elemento che innegabilmente produce un ulteriore aggravio di responsabilità per la vasta diffusione che ha avuto”. Si dà il caso che Gianluigi Paragone aveva chiarito che il senatore non sarebbe stato espulso perché aveva chiesto scusa, pur specificando che aveva detto “una puttanata galattica”. Lannutti aveva poi ritirato la sua candidatura.

La fortuna del senatore ora espulso dal gruppo non dura a lungo

Ma la fortuna, se così si può dire, del senatore Paragone non dura a lungo. Non vota la fiducia a un governo con il Pd, attacca il gruppo dirigente e altre cosette del genere. Consolida rapporti con la stampa di destra, e non solo, che un giorno sì e un altro pure attacca il governo giallorosso. Stringe rapporti con alcuni fuoriusciti dal M5S. Dicono alcuni esponenti di primo piano del M5S che aver presenti alle riunioni di maggioranza di alcuni esponenti che flirtano, qualcosa di più, con la Lega non è cosa decente. E si  arriva alla espulsione, a Camere chiuse, quando è difficile trovare solidarietà e c’è il tempo per curare la ferita. Ma questa volta si sono fatti i conti senza l’oste. Nel caso si chiama Alessandro Di Battista. Non essendo stato capace neppure di imparare il mestiere di falegname, non sapendo più che fare, aveva attaccato il Di Maio, si era improvvisato giornalista con reportage dal Sud America, molto amico di Gianroberto Casaleggio. Non sapendo più che fare si schiera con Giggino Di Maio, lo riconosce come amico, come leader, giura fedeltà. Ma alla prima occasione Dibba attacca Giggino, si schiera con Paragone: “Io con Gianluigi continuerò a lavorare. Abbiamo la stessa visione del movimento. Dice quello che ho sempre detto io”. Mille miglia lontano dal Giggino, il quale dice “ai suoi”, come riportano alcuni media: “pluralismo non significa anarchia, il governo è fatto di tante voci, mi auguro che tutte siano presenti agli Stati generali di marzo, ma non è possibile accettare che si faccia qualcosa contro la comunità di cui fa parte”.

Dibba annuncia che tornerà a girovagare per il mondo. Ora va in Iran

Ancora. “Servono persone che ci mettano la faccia sempre e non a giorni alterni”. La frecciata è rivolta a Di Battista, il nuovo innamoramento è durato pochi giorni. Dibba annuncia che tornerà a girovagare per il mondo, meta Iran. Intanto Paragone lancia nuove bordate, fra le quali anche una causa civile  contro il provvedimento di espulsione deciso dai probiviri. Trova nuovi consensi. Dice il senatore Emanuele Dessì: “La cacciata di Paragone è l’ennesimo fallimento della nostra dirigenza. Perdere pezzi che ritenevamo fondamentali fino a pochi giorni fa è sciocco: è un segnale di grande debolezza politica”. E Paragone trova grande spazio sui media. Interviene a ruota libera. “I probiviri e Luigi Di Maio – afferma – sono per me il nulla assoluto”. Lo sostiene il Dibba: “è più grillino di tanti altri”. E così chiude la partita, che riguarda in prima persona il governo, la sua stabilità, la capacità di un salto di qualità per mettere a punto un programma, un progetto per lo sviluppo, riportando in primo piano la parola pace.

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