Cassazione, via libera al referendum sul taglio dei parlamentari. Parte la campagna del Comitato del No nel referendum: taglio dei parlamentari è demagogico

Cassazione, via libera al referendum sul taglio dei parlamentari. Parte la campagna del Comitato del No nel referendum: taglio dei parlamentari è demagogico

“L’Ufficio centrale per il referendum della Corte di Cassazione, con ordinanza depositata in data odierna, ha dichiarato che la richiesta di Referendum sul testo di legge costituzionale recante ‘modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari’, sorretta dalla firma di 71 Senatori, è conforme all’art. 138 Cost. ed ha accertato la legittimità del quesito referendario dalla stessa proposto”. Lo riferisce una nota della Cassazione.

Parte la campagna del Comitato per No nel referendum: il taglio dei parlamentari è demagogico,

Partita quasi impossibile, dunque, quella che si giocherà tra qualche mese, ma ci sono principi che vanno difesi a prescindere dal risultato. Il Coordinamento per la Democrazia costituzionale, che fu uno degli autori della vittoria del No sulla riforma costituzionale del governo Renzi, scende di nuovo in campo per fermare il taglio dei parlamentari. Il gruppo di politici, giuristi e intellettuali che si era costituito nel 2016, si ‘accoderà’ al Referendum indetto con la raccolta delle firme dei senatori ma condurrà la propria battaglia per fermare il taglio di 345 parlamentari (230 deputati e 115 senatori). “Tagliare – ha dichiarato il vice presidente del Cdc, Alfiero Grandi – non risolve la crisi del rapporto tra cittadini e la politica ma è solo il modo per scaricare i problemi del governo e dei partiti sul parlamento, facendone il capro espiatorio. E’ un taglio demagogico e populista. Questa è la ragione per la quale abbiamo promosso un Comitato per il No. Purtroppo non abbiamo avuto le risorse economiche e organizzative per poter raccogliere noi le firme per il referendum e abbiamo dovuto attendere l’iniziativa dei senatori. Ora il referendum c’è e noi ci schieriamo anche se qualcuno ha pronosticato che sarà impossibile vincere”. “Anche nel 2016 – ha continuato l’ex deputato dell’Ulivo – ci dicevano che al massimo saremmo arrivati al 20% e, invece, abbiamo ottenuto il 60%. Stavolta è molto più difficile perché lo schieramento dei partiti a favore del taglio è molto più ampio che in passato e anche il Parlamento non gode di buona stampa. Ma ci sono battaglie di principio che vanno fatte a prescindere dal risultato. E’ importante che ci sia una discussione pubblica, aperta, sul ruolo del Parlamento e sulla legge elettorale”.

Infatti, ha proseguito Grandi, “la questione del taglio dei parlamentari è strettamente connessa alla legge elettorale, che noi crediamo debba essere proporzionale senza sbarramento. Deve finire l’epoca dei parlamentari nominati dai leader di partito”, che determina, tra gli altri effetti, “uno scadimento della qualità degli eletti, che ormai sono obbligati a approvare leggi importanti, come la legge di Bilancio, senza conoscerla, averla discussa, né potuta modificare”. “Il taglio dei parlamentari – ha osservato Alfonso Gianni, responsabile comunicazione del Cdc e ex deputato del Prc – impedisce il corretto ed equilibrato funzionamento delle Camere, colpendo in special modo l’organizzazione dei lavori delle commissioni e dell’attività legislativa”. “Dal rapporto del Censis – ha concluso il giurista Domenico Gallo – emerge che il 48% degli italiani vuole un uomo forte al potere, che non si debba preoccupare del Parlamento e delle elezioni. La cosa grave è che questa percentuale cresce fino al 62% tra le persone meno istruite e al 67% tra gli operai. La malattia c’è ma la risposta che si dà sbagliata perché si vuole semplicemente menomare il Parlamento. Il taglio dei parlamentari cura la malattia uccidendo il malato”.

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