Andrea De Maria. Voto in Emilia Romagna, la posta in gioco

Andrea De Maria. Voto in Emilia Romagna, la posta in gioco

Domenica si vota in Emilia-Romagna. La campagna elettorale è stata elevata al rango di questione nazionale, con il leader della Lega che ha battuto in lungo e in largo la regione, senza mai affrontare i veri problemi degli emiliano-romagnoli, ma sostenendo che fosse in gioco il governo del Paese. Al contrario, il presidente uscente Stefano Bonaccini ha invece puntato, giustamente, sulle grandi questioni dell’Emilia-Romagna, dal lavoro, allo sviluppo economico, ai diritti degli ultimi, all’accoglienza.

Andrea De Maria, Deputato PD eletto nel Collegio di Bologna Mazzini risponde a “K metro 0”. Questa scelta di indirizzare così la campagna elettorale funzionerà per Bonaccini? Perché votarlo ancora?

L’Emilia-Romagna rappresenta per l’Italia la Regione che cresce di più e che ha i migliori risultati sul piano dell’occupazione e della qualità dei servizi pubblici. Una locomotiva per la ripresa della nostra economia. Siamo la terra del patto per il lavoro, la più avanzata esperienza di concertazione fra istituzioni e organizzazioni dei lavoratori e delle imprese. Siamo la regione della “cura del ferro” per una mobilità ambientalmente sostenibile e della scelta di bloccare il consumo di suolo e promuovere la rigenerazione urbana. Siamo la terra che ha uno dei migliori servizi sanitari pubblici del mondo, a cui ricorrono tanti cittadini da altre regioni italiane. E potrei fare tanti altri esempi.  Per questo sono importanti il buongoverno di Bonaccini e la sua maggiore affidabilità rispetto agli altri candidati. Non è da tutti guidare una regione importante come l’Emilia-Romagna. E l’Italia ha bisogno di una Emilia-Romagna ben guidata e ben governata.

Parliamo di una vicenda che rappresenta simbolicamente l’artificio elettorale del leader della Lega: suonare al citofono di un immigrato tunisino chiedendo se fosse lo spacciatore, insieme col figlio, di un quartiere di Bologna. Il video ha indignato moltissimi e soprattutto le istituzioni tunisine che hanno richiesto le scuse di Salvini nei confronti di un loro cittadino accusato da un politico che ha indossato la felpa dello sceriffo.

Qual è la sua lettura della vicenda?

Salvini ha mancato gravemente di rispetto al Pilastro ed ai suoi cittadini. Ha scelto di fare di quella realtà il palcoscenico della sua propaganda. Niente aveva fatto come Ministro degli Interni di quello di cui parla ora in campagna elettorale. Il Pilastro è una realtà viva, ricca di associazionismo e volontariato, dove si lavora all’ integrazione e all’incontro fra culture. Al Pilastro le istituzioni hanno lavorato e, grazie ai fondi del bando periferie che la Lega voleva cancellare, si sta realizzando la nuova caserma dei Carabinieri. Servono fatti concreti non propaganda. Questo ci stanno dicendo in queste ore tante associazioni e cittadini del Pilastro.

Con l’orgoglio di una comunità libera e democratica che saprà rispondere con le ragioni del dialogo e della convivenza civile alle provocazioni di Salvini.

Il futuro dell’attuale governo passa dal risultato delle due Regioni, Calabria ed Emilia-Romagna, che domenica saranno chiamate al voto?

È vero.

Le elezioni in Emilia-Romagna sono una prova fondamentale per il Paese. Ma non tanto per le conseguenze contingenti su Governo ma per la storia e l’identità dell’Emilia-Romagna. Una terra dove i valori costituzionali sono profondamente radicati, antifascista, aperta e inclusiva. Dove sviluppo ed equità sono cresciuti insieme. Dove legalità e diritti hanno saputo convivere. Dove buona amministrazione, associazionismo e volontariato si sono sostenuti a vicenda. Anche in Emilia-Romagna questi anni si sono sentiti. Anche nella nostra terra insicurezze e iniquità aprono la strada al razzismo e all’intolleranza. Anche da noi si pone il grande tema delle periferie sociali e geografiche. In Emilia-Romagna però si può segnare un punto. Una alternativa a una deriva populista e vorrei dire reazionaria in atto nel Paese e che sta crescendo nella pancia della società italiana. Ce lo consente la nostra storia ed il nostro contesto sociale.

In questa sfida c’è il ruolo del Partito Democratico su cui vorrei fare qualche considerazione. In Emilia-Romagna un PD più forte che in altri territori sta lavorando con una coalizione larga, aperta al civismo, intorno alla candidatura di Bonaccini. Una coalizione da cui si sono autoesclusi i 5 Stelle, compiendo a mio avviso un grave errore politico, perché fuggono dalla sfida del governo regionale proprio dove c’erano le condizioni per vincere insieme. Se penso alla campagna elettorale di questi giorni vedo che la coalizione è più forte e le iniziative più riuscite dove il PD è più solido e radicato. Dove è ancora organizzato come Partito, aldilà dei personalismi. Vediamo se i risultati confermeranno questa valutazione. Certamente per quanto mi riguarda ho una idea molto chiara. Sarà importante dare vita come PD a un grande progetto di apertura a tante forze ed energie, al civismo, ai movimenti, mettendoci in gioco con il coraggio del cambiamento. Facciamolo però imparando dall’esperienza di una lunga stagione di transizione della politica italiana che dura dagli anni Ottanta del secolo scorso e che non ha ancora visto il sistema politico trovare un assetto stabile. Il cambiamento deve portare non a destrutturare ulteriormente quello che c’è sul territorio ma all’obbiettivo opposto. Ricostruire finalmente un grande partito popolare e organizzato nell’Italia di oggi. Che dia alla sfida del riformismo quelle radici solide nella società senza le quali le ragioni della bella politica e della promozione dell’idea di società che ci indica la nostra Costituzione non vinceranno mai la sfida contro l’odio, il rancore, la frammentazione sociale così fortemente presenti nelle nostre comunità.

Da kmetro0.it

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