Roma si apre agli operai, in migliaia a piazza santi Apostoli, rappresentativi delle 160 vertenze industriali irrisolte. Landini: “rimettere al centro il lavoro”

Roma si apre agli operai, in migliaia a piazza santi Apostoli, rappresentativi delle 160 vertenze industriali irrisolte. Landini: “rimettere al centro il lavoro”

Cgil, Cisl e Uil hanno avviato la mobilitazione, in concomitanza con lo sciopero dei lavoratori di ArcelorMittal in Italia. E l’ex Ilva, insieme ad Alitalia e ai 160 tavoli di crisi al Mise, sono stati i temi centrali di oggi; le altre due manifestazioni che si terranno a Roma giovedì 12 e martedì 17 saranno rispettivamente sul rinnovo dei contratti pubblici e privati e sulla stabilizzazione dei precari, e su pensioni, stato sociale, riforma fiscale, non autosufficienza. Ma i leader confederali avvertono il governo che senza risposte la lotta non si fermerà qui. Migliaia di lavoratori sono scesi in piazza a Roma, in piazza Santi Apostoli, gremita come poche volte è capitato di vedere, per protestare contro gli esuberi annunciati da ArcelorMittal. Fra loro almeno mille sono arrivati dall’ex Ilva di Taranto, ma anche da Genova e Racconigi. Chiedono esuberi zero, rigettano il nuovo piano industriale proposto da ArcelorMittal e chiedono fatti al governo. E la loro rabbia, la loro sofferenza, la loro lotta, comuni a un segmento importante del movimento operaio italiano ed europeo, invadono tutta la piazza, perfino dal punto di vista musicale, con la banda che sotto il palco intona Bella ciao, come se questo appuntamento fosse davvero una fase della lotta di liberazione. Da cosa? Da quello che dal palco la segretaria della Cisl Furlan ha giudicato come il “cinismo degli imprenditori”, dei capitalisti, dal momento che la prevalenza del profitto genera i mostri dei licenziamenti collettivi. Una rabbia operaia, una sofferenza operaia che tuttavia non hanno ancora trovato sponde e orecchie politiche soprattutto a sinistra. Noi che c’eravamo, non abbiamo visto nessuno dei leader politici di sinistra far capolino in quella piazza, per capire, per avvertire sensazioni, per parlare con un popolo operaio che non molla e non vuole mollare, non vuole subire  sulla propria pelle le rovinose cadute del capitalismo globalizzato.

Un operaio dell’ex Ilva: “Chiediamo esuberi zero e rigettiamo il nuovo piano industriale di ArcelorMittal. Non vogliamo proprio sentirne parlare, non ci devono essere esuberi. Abbiamo un accordo, sottoscritto un anno fa, quell’accordo non produce esuberi, ha all’interno tutte le innovazioni tecnologiche ambientali e sulla sicurezza e sul rilancio della fabbrica. ArcelorMittal viene dopo un anno a Roma, ci convoca e ci presenta un nuovo piano industriale con 6.300 esuberi? Rispediamo tutto al mittente. Le multinazionali devono capire che gli accordi, nel nostro Paese, vanno rispettati. E guai se non vengono rispettati”. “E’ chiaro che non ci fermiamo qui. A Taranto ci sono lavoratori fermi in Cassa integrazione dal 2012”. Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, ha aggiunto: “Il messaggio nostro è sia rivolto al governo perché ci sia una politica industriale che dia un’idea di futuro al Paese e alle imprese perché deve prevalere chi vuole davvero fare l’imprenditore, basta con la logica finanziaria e con l’idea che il lavoro è una merce. ArcelorMittal ha sbagliato ad andare in tribunale, torni al tavolo”.

Sul palco sono intervenuti lavoratori di ArcelorMittal, Almaviva, Alitalia, Whirlpool, Bosch, oltre ai segretari generali. “Corriamo il rischio che il nostro sistema industriale si sgretoli pezzo per pezzo perché in questi anni è mancata la strategia, un disegno, e perché in questi anni è passata l’idea sbagliata che fosse sufficiente lasciar fare al mercato e togliere vincoli – ha detto Maurizio Landini -. Da questa piazza diciamo che c’è bisogno di rimettere al centro il lavoro e rilanciare un piano straordinario di investimenti. Né i governi di destra né quelli di sinistra hanno fatto la politica industriale di cui abbiamo bisogno”.  E dunque, dice Landini, “bisogna ricostruire il Paese a partire dal lavoro. Rimettere al centro il lavoro e le persone che lavorano, questa è la bussola, garantendo i diritti, combattendo la precarietà, facendo ripartire gli investimenti e una vera politica industriale”. Questo è “l’appello” che rivolge il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, dalla piazza della manifestazione nazionale con Cisl e Uil “per il lavoro”. E’ “un messaggio rivolto al governo e alle imprese – aggiunge – ed è il momento dei fatti, basta parole. O si lavora tutti insieme o non si va da nessuna parte. Bisogna ricostruire la fiducia del Paese e dare voce ai giovani”, rimarca Landini. “Basta parole, non c’è più tempo da perdere. Ora si facciano le cose, è il momento dei fatti”. Questo è il messaggio chiaro che il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, lancia al governo. Landini ha spiegato che le mobilitazioni promosse da Cgil Cisl e Uil questa settimana “parlano al governo e alle imprese chiedendo di fare cose concrete e di dare un futuro ai giovani che hanno ripreso la piazza e chiedono risposte a chi ha la responsabilità. Un patto sociale – ha sottolineato Landini – significa chiedere a imprese e al governo di mettere al centro il lavoro, la persona, i diritti dei lavoratori; per affrontare le sfide dell’Innovazione tecnologica serve un piano straordinario di formazione – ha aggiunto il leader della Cgil – ma per tutto questo occorre un’idea di sistema, una collaborazione di tutti”.

A sua volta, Annamaria Furlan afferma: “ci sono centinaia di migliaia di persone in tutte le piazze italiane. Abbiamo bisogno di risposte, a partire dall’Ilva, Alitalia, dal Mercatone Uno. In tutti i settori abbiamo vertenze aperte con minacce o veri e propri licenziamenti di migliaia e migliaia di lavoratori. Mai così in basso, in questo paese, rispetto alla non capacità di risolvere le vertenze aperte. Noi vogliamo che queste vengano risolte e vogliamo dare un messaggio chiaro al Paese: non si viene in questo Paese a fare shopping e poi a buttare via imprese e chi ci lavora dentro. Gli accordi con il sindacato non sono carta straccia, sono accordi importanti. E un messaggio chiaro alla politica: basta mettere il Paese al centro delle liti interne ai partiti e alla maggioranza. Ci vuole serietà, quella che finora è sempre mancata”.

Secondo Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil, “si sta perpetrando una deindustrializzazione e avrà gravi conseguenze. La Bosch si è portata avanti, ha già annunciato gli esuberi del 2022 – ha ricordato -. Eravamo il terzo paese produttore al mondo, non possiamo diventare un paese di turismo per i cinesi e gli americani. I nostri giovani non possono dover emigrare in cerca di lavoro. Vogliono farci credere che è colpa dei sindacati se c’è la crisi, che abbiamo chiesto troppo. Ci ha pensato il presidente della Repubblica, dicendo ieri che ci sono 118 miliardi di evasione fiscale ogni anno. Noi continueremo con la nostra mobilitazione. Non possiamo permettere alle multinazionali di venire qui e rubarci le risorse. La Francia ha impedito alla Renault di fare la fusione con Fca, ora la stanno facendo con Peugeot, che è partecipata statale. Solo da noi lo Stato non è da nessuna parte. A noi serve un governo con cui poter dialogare”.

Inevitabilmente si parla di Alitalia e del futuro dei lavoratori. Ne incontriamo uno di essi. “Abbiamo denunciato le scelte scellerate dei vecchi manager che hanno portato a due fallimenti”, ha osservato. “Con il nuovo commissario ci saranno esuberi, dismissioni della flotta. Non è un piano di rilancio, ma una liquidazione. Non permetteremo che l’ennesima crisi industriale venga pagata ancora dai lavoratori. Il costo del lavoro non è il problema, perché gli stipendi dei lavoratori Alitalia sono i più bassi del settore. Ribadiamo il nostro no allo spezzatino e per questo scioperiamo in massa il 13 dicembre”.

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