Nel ventennale della morte di Nilde Iotti, ottimo successo della fiction su Rai1, ma indigesto al quotidiano Libero che ne insulta volgarmente la memoria

Nel ventennale della morte di Nilde Iotti, ottimo successo della fiction su Rai1, ma indigesto al quotidiano Libero che ne insulta volgarmente la memoria

Grande successo d’ascolto per “Storia di Nilde”, mandata in onda nel ventennale della scomparsa della Iotti e seguita su Rai1 da ben 3.684.082 spettatori pari a uno share del 16,2%. Un ottimo risultato per la docufiction prodotta da Gloria Giorgianni per Anele in collaborazione con Rai Fiction che ha visto protagonista Anna Foglietta e ha celebrato la figura politica e privata di Nilde Iotti. “Aver avuto l’opportunità di interpretare Nilde Iotti costituisce e costituirà sempre un motivo di orgoglio della mia vita”, commenta la Foglietta, riportando sui suoi profili social proprio le parole pronunciate dalla Iotti nel giorno della sua elezione. “Sono molto orgogliosa di questo straordinario risultato, che dimostra che, oggi più che mai, c’è un pubblico desideroso di ascoltare e seguire storie importanti che vengono dalla memoria del nostro Paese – dichiara la produttrice Gloria Giorgianni – Un successo che conferma anche la forza narrativa del genere docufiction in tv, che mi auguro possa trovare sempre più spazio nei palinsesti delle tv generaliste e non, e che rappresenta un prodotto molto conveniente per i committenti sia dal punto di vista economico sia per l’alto livello di replicabilità”.

Nilde Iotti, partigiana, comunista, parlamentare, componente ad appena 26 anni dell’Assemblea Costituente. Prima presidente donna della Camera. “Ma una presidente libera anche dalla cosiddetta disciplina di partito”, spiega Giorgio Frasca Polara. “Anzi su alcuni temi assunse una posizione contraria a quella del suo partito, pur di essere coerente con il principio dell’assoluta indipendenza del presidente”. Giornalista, notista e inviato dell’Unità per 43 anni, scrittore e saggista, si può dire senza esagerare che Frasca Polara incarni il giornalismo parlamentare, materia che peraltro insegna ai giovani cronisti. Di Nilde Iotti è stato portavoce, collaboratore, amico. “E’ stata una presidente sensibile alle istanze di tutti”, ricorda Frasca Polara il quale racconta del cosiddetto ‘lodo Iotti’. “E’ nata nei primissimi anni 80 con la legislazione sul terrorismo, il decreto Cossiga e i successivi. I Radicali avevano presentato migliaia e migliaia di emendamenti. Iotti affermò un principio che diventò prassi, una regola non scritta ma che da allora si è applicata ininterrottamente”. Un passaggio delicato della vita istituzionale che tuttavia Iotti interpretò nel senso di salvaguardare le prerogative dell’opposizione parlamentare. “Erano giorni in cui accadevano cose drammatiche. E il dibattito ne risentiva. Ricordo che un deputato, Roberto Cicciomessere, scagliò contro la presidente il regolamento. Il volume sfiorò letteralmente i capelli della presidente, che non reagì, andò avanti nella discussione e applicò quello che poi divenne il lodo. Il regolamento – aggiunge Frasca Polara – stabilisce che quando si vota la fiducia si fa mannaia degli emendamenti. Si vota solo il testo presentato dal governo e sul quale il governo ha posto la fiducia. Lei decise che gli emendamenti non potevano essere votati ma potevano essere illustrati e discussi. Introdusse il principio che ciascun firmatario di emendamenti aveva il diritto di parlare, per la verità una sola volta, ma per ognuno degli emendamenti da lui stesso firmati”.

Poi però, il giorno dopo della messa in onda su Rai1 della fiction e del suo evidente successo di pubblico, appare sul quotidiano Libero, diretto da Pietro Senaldi, un articolo in prima pagina a firma di Giorgio Carbone, da titolo già di per sé provocatorio, “Hanno riesumato Nilde Iotti”. Nel corpo dell’articolo, una dozzinale, offensiva sequela di insulti. “Era facile amarla perché era una bella emiliana simpatica e prosperosa come solo sanno essere le donne emiliane”, si legge in prima pagina su Libero. “Grande in cucina e grande a letto. Il massimo che in Emilia si chiede a una donna”. Gli insulti hanno scatenato l’indignazione di movimenti, intellettuali, partiti, ma soprattutto ha spinto l’Ordine dei giornalisti della Lombardia a deferire Giorgio Carbone. In particolare, Fnsi, Usigrai, Cnog (Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti) e associazione Giulia giornaliste affermano in una nota congiunta: “condannano il linguaggio oltraggioso e sessista, infarcito di stereotipi, nei confronti di Nilde Iotti e di tutte le donne, ennesima mancata applicazione dei principi contenuti nel ‘Manifesto di Venezia’, e annunciano un esposto all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, nei confronti dell’autore, Giorgio Carbone, e del direttore responsabile”. “Non solo: presentando l’attrice (Anna Foglietta), l’articolista la definisce ‘una romana bella e soda, chiamata a interpretare la più soda presidentessa della Camera’. Ancora una volta il giornale diretto da Pietro Senaldi, con la direzione editoriale di Vittorio Feltri – concludono nella nota -, si distingue in quanto a misoginia e sessismo”.

Prende posizione diretta anche il Consiglio nazionale degli ordini dei giornalisti con una nota a firma del presidente e del segretario, Carlo Verna e Guido D’Ubaldo. “Il riferimento fatto a una grande statista, prima donna in Italia a ricoprire una delle tre massime cariche dello Stato”, scrivono, “è volgare e infanga con cinismo e allusioni becere tutte le donne italiane, non solo la prestigiosa figura di Nilde Iotti. Abbiamo già provveduto a segnalare al Collegio di Disciplina territoriale competente questo nuovo infortunio del quotidiano milanese”. Inoltre, “il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti deplora i contenuti dell’articolo di oggi, che infanga la memoria di una grande donna che ha fatto la storia italiana. La competenza delle sanzioni come per tutti gli ordini professionali, in base DPR 137/2012, è passata ai consigli di disciplina, che sono totalmente autonomi rispetto agli Ordini, nei quali riponiamo – come si deve nei confronti di chiunque si veda assegnata da una legge la funzione giudicante – piena fiducia. E ci fa piacere ricordare come pochi giorni fa la giustizia domestica in primo grado abbia disposto la radiazione per l’autore della cosiddetta telecronista sessista contro una guardalinee di calcio. Ancora una volta diciamo no a chi fa male al giornalismo”, concludono Verna e D’Ubaldo.

Sulla vicenda si esprimono le deputate del Pd. “L’articolo di ‘Libero’ non offende solo la memoria della prima presidente della Camera della storia repubblicana, ma tutte le donne italiane, di sinistra e di destra, moderate e radicali, femministe e non. Ma il testo su Nilde Iotti pubblicato dal quotidiano in prima pagina dovrebbe far insorgere gli stessi giornalisti, donne e uomini, della testata”. Le deputate del Partito democratico aggiungono: “Un mix di miseri insulti, dei peggiori luoghi comuni, delle più basse battute, che ci dicono quanto lontano è ancora questo nostro Paese nel cammino per la parità tra i sessi e di come rischia di scadere una così nobile professione quando non è in grado di dotarsi degli anticorpi necessari per contrastare questa deriva culturale in cui ci troviamo. Per tutte queste ragioni, come donne e deputate del Partito democratico, presenteremo un esposto all’Ordine dei giornalisti e oggi, a fine seduta, chiederemo anche che la presidenza della Camera scriva al giornale”.

Ma la reazione più diretta e veemente è quella della scrittrice Michela Murgia che ha stigmatizzato il comportamento della testata diretta da Pietro Senaldi. Nel corso del Tg Zero su Radio Capital, la scrittrice ha lanciato una lunga invettiva contro il giornalista. E così prima ha letto il testo dell’articolo di Giorgio Carbone e poi lo ha commentato: “In una sola frase Carbone offende la memoria di una donna morta, di una persona stimata e capace, di uno dei simboli migliori della nostra Repubblica, e tutte le donne emiliane. Come può sapere Carbone come fosse a letto Nilde Iotti? Ma che diamine c’entra? Come ti permetti? Come può essere scritta una cosa del genere?”. La scrittrice ha affermato di provare un vero e proprio risentimento nei confronti della persona che ha scritto questa frase a proposito della prima donna presidente della Camera in Italia. “Auguro al giornalista in questione di non trovarsi mai da solo in ascensore con me”. Poi, ha spiegato che c’è chi usa l’odio come metodo e non come un semplice sentimento. Ed ha concluso: “Io mi auguro che qualcuno lo denunci per vilipendio, e se così non fosse, mi assumerò la responsabilità di farlo io”.

Da parte di Jobsnews intendiamo qui aggiungere la nostra indignazione a quella di tantissimi altri e tantissime altre per l’articolo del quotidiano Libero contro Nilde Iotti. Alcuni di noi hanno avuto la fortuna di averla conosciuta di persona e di ricordarne l’enorme statura intellettuale e politica, e la grandezza umana. Ecco perché a 20 anni dalla sua scomparsa, contro ogni odiatore, scriviamo qui: “grazie Nilde”, come scrissero migliaia e migliaia di persone che parteciparono ai funerali.

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