Mes. Passano le risoluzioni di maggioranza alla Camera e al Senato (164 voti), nonostante le alcune defezioni 5Stelle. Intanto, Di Maio rilancia il “contratto di governo”

Mes. Passano le risoluzioni di maggioranza alla Camera e al Senato (164 voti), nonostante le alcune defezioni 5Stelle. Intanto, Di Maio rilancia il “contratto di governo”

L’Aula della Camera ha approvato la risoluzione di maggioranza sulla riforma del MES e sulla posizione italiana al Consiglio Europeo che si terrà domani e venerdì a Bruxelles. Il testo ha ottenuto 291 voti favorevoli e 222 contrari. Respinta invece la risoluzione del centrodestra, con 292 voti contrari e 222 favorevoli. Stesso copione al Senato, l’aula ha approvato la risoluzione di maggioranza (sul Mes, ma non solo) presentata in merito delle comunicazioni del premier Giuseppe Conte in vista del Consiglio europeo di domani e dopodomani: 164 voti favorevoli, 122 contrari. Sono state bocciate tutte le altre risoluzioni. Il voto, comunque ampio al Senato, è giunto nonostante l’aperto dissenso di quattro senatori del M5S, con un preannuncio di uscite clamorose dal gruppo.  “Annuncio il voto in dissenso dal gruppo e constato di non riconoscermi più nelle politiche del mio Movimento” ha infatti detto il senatore M5S, Ugo Grassi, intervenendo nell’Aula del Senato prima del voto sulle risoluzioni sul Mes. Voto in dissenso è stato annunciato anche dai senatori M5S, Francesco Urraro che ha sottolineato come il tema del Mes è “fuori dal programma 5 stelle” e Gianluigi Paragone che ha dichiarato il suo ‘no’ alla risoluzione. Quest’ultimo ha precisato che la sua “non è una dichiarazione in dissenso prodromica a cambi di gruppo”. Si è espresso in dissenso anche il senatore M5S, Stefano Lucidi affermando che “qualcuno qualche giorno fa ha detto che le elezioni in Umbria erano un esperimento: io non mi sento una cavia e neanche un criceto, quindi esco dalla ruota e voto no”.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sul Meccanismo europeo di stabilità (Mes) ha ribadito la “coerenza e la trasparenza informativa che hanno caratterizzato sempre l’interlocuzione tra governo e Parlamento su un tema così complesso e sensibile”, per poi aggiungere: “il ministro Gualtieri e io personalmente abbiamo spiegato e dimostrato che la revisione del trattato sul meccanismo europeo di stabilità non apporta modifiche sostanziali al trattato già esistente e – in particolare – non introduce, ed è nostra ferma intenzione che questo non accada, alcun automatismo nella ristrutturazione del debito di uno Stato, ma lascia alla Commissione europea il fondamentale ruolo di valutarne la sostenibilità e di assicurare la coerenza complessiva delle analisi macroeconomiche effettuate sui Paesi membri”.  Nel ricordare che il Mes “è una assicurazione contro il pericolo di contagio e panico finanziario a vantaggio di tutti”, Conte ha avvertito che bisogna “stare attenti a insinuare dubbi e paure nei cittadini italiani, tanto più che quantomeno alcune delle posizioni che si sono delineate nel corso del dibattito pubblico hanno disvelato il malcelato auspicio di portare il nostro Paese fuori dall’eurozona o, addirittura, dall’Unione europea. Se questo è l’obiettivo – ha concluso – allora converrebbe chiarirlo in modo esplicito, affinché il dibattito pubblico sia trasparente e i cittadini italiani possano essere informati di tutte le implicazioni che tali posizioni portano con sé”.

Il commento di Roberto Speranza, segretario di Articolo1 e ministro della Salute

“Ho condiviso il discorso del premier, Giuseppe Conte. Ero con lui alla Camera. Siamo al lavoro per trovare una soluzione positiva a questo grande tema”. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha commentato – a margine della presentazione dei dati del Pit Salute a Roma – il discorso di Conte oggi alla Camera sul MES, il fondo ‘salva stati’. “I due punti fondamentali per noi – ha precisato – sono che c’è bisogno di una logica di pacchetto, il MES va infatti messo insieme ad altre riforme economiche, in modo particolare l’unione bancaria, e poi c’è bisogno di un protagonismo del Parlamento. Siamo una Repubblica parlamentare ed è chiaro che il Parlamento debba poter decidere e dire la sua. Il discorso di Conte va in questa direzione e sono ottimista che troveremo una modalità positiva per sviluppare questa vicenda che è molto importante per il paese”, ha concluso. A sua volta il segretario del Pd Zingaretti ha commentato:  “Con il voto di oggi in Parlamento sulle risoluzioni sul pacchetto Ue il Pd ha ribadito e sostenuto la netta e inequivocabile scelta europeista a difesa dei risparmi delle famiglie e delle imprese italiane. Il governo ed il premier Conte hanno un mandato forte per vigilare sulla difesa degli interessi nazionali e del sistema Paese”.

Di Maio: a gennaio “contratto”, tracciare la strada fino al termine della legislatura

A gennaio serve un nuovo “contratto di governo” con un “cronoprogramma a tre anni”, che porti l’esecutivo alla fine della legislatura afferma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, parlando coi giornalisti a Tirana. Insomma, rispunta il “contratto” di governo, un’esperienza già fallita col Conte I, e che potrebbe portare al fallimento il Conte II.  “Samo noi a chiedere un gesto concreto, un cronoprogramma a tre anni di tutte le cose da fare e dei tempi in cui farle. E’ molto importante questo, i cittadini devono avere il diritto da gennaio di sapere non solo cosa voglia fare il governo, ma quando vuole farlo”, ha detto Di Maio rispondendo a una domanda. “E quello che mi aspetto è che la risoluzione di maggioranza venga approvata al Senato dalla maggioranza ed è una risoluzione che rispecchia la stessa risoluzione di giugno, logica di pacchetto”. Di Maio ha rivendicato il lavoro svolto finora dall’esecutivo. “Il governo non solo in questo momento sta per chiudere una legge di bilancio che evita l’aumento dell’Iva, elimina il superticket per la sanità nel 2020 cioè da gennaio, comincia a mettere mano al cuneo fiscale, cioè nella busta paga delle persone che riceveranno un netto un po’ più bello rispetto alla tragedia che è stata in tutti questi anni, stiamo facendo le cose che avevamo promesso. E ovviamwente siamo solo ai primi tre mesi di governo scarsi”, ha detto. Tuttavia ha anche segnalato che “da gennaio serve un contratto di governo che stabilisca tempi e modalità per la realizzazione del resto del programma. Questo ci aiuterà anche a mettere questo governo sulla strada dei tre anni Di governo che dobbiamo portare avanti per arrivare alla fine della legislatura con dei risultati. Poi gli italiani ci giudicheranno”. Attendiamo, nel momento in cui scriviamo, le repliche del Pd.

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