Manovra. Ore di vertici e controvertici, polemiche durissime e minacce di crisi, e la maggioranza trova la sintesi. Restano intatti alcuni nodi politici

Manovra. Ore di vertici e controvertici, polemiche durissime e minacce di crisi, e la maggioranza trova la sintesi. Restano intatti alcuni nodi politici

Dopo ore di di un lungo vertice iniziato ieri e conclusosi a fine giornata, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sale al Quirinale, poi scende in sala stampa a parlare con i giornalisti ed annunciare che ora, sulla manovra, che approderà in Senato c’è “un quadro completo”. Ringrazia maggioranza e opposizione per il lavoro svolto giorno e notte e difende le misure contenute nella legge di Bilancio che, dopo il rush finale, per punti, elenca. Certo non senza ricordare che la sfida più proibitiva è stata quella di sterilizzare l’Iva. La manovra darà più soldi alle famiglie e ai cittadini, contiene misure per la svolta verde, stanzia 65 milioni per i vigili del fuoco, mantiene l’impegno per il terzo settore per cui ci saranno i primi dieci milioni nel 2020. E anche su plastic e sugar tax, che sono stati argomenti del contendere in maggioranza, si è trovata una soluzione. Sulla prima imposta si è deciso una riduzione dell’85 per cento e scatterà da luglio, la seconda vedrà la luce dal primo ottobre.

Una cosa è certa, questa non è una manovra delle tasse, affermarlo è “menzogna inoppugnabile”, spiega il premier che diffida a credere a chiunque lo dica. Sui tempi di approvazione della Legge di Bilancio in Parlamento promette che l’anno prossimo il governo arriverà in anticipo e sul suo colloquio con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, spiega: “Nessun accenno alla tenuta della maggioranza. Il colloquio era programmato già da qualche giorno e rientra nelle abitudini con il presidente aggiornarsi ogni tanto”. Infine, approvata la legge di Bilancio che “non vediamo l’ora di portare in dirittura finale d’arrivo”, annuncia un tavolo per portare avanti una serie di riforme programmatiche. Il Paese deve recuperare il ritardo e camminare speditamente in questa direzione, osserva Conte, e rimarca: “Tutte le forze politiche sono d’accordo”.

Il “rush finale” di oggi ha portato a una sintesi, conferma in conferenza stampa anche il ministro Gualtieri. Un “lavoro certosino” che ha portato a “soluzioni e risultati insperati”, dice il ministro. “E’ stato un lavoro molto intenso”, spiega Gualtieri sottolineando che non si è trattato di “un negoziato politico ma di un lavoro tecnico, corale e complesso per salvaguardare l’impianto della manovra senza sacrificare nessun punto”. E’ stato “molto positivo – aggiunge – che sia stato lavoro corale, ci siamo rimboccati le maniche per trovare soluzioni molto positive e insperate rispetto alle sfide che ci erano davanti”. Sono state ore concitate e il tempo concesso ai lavori del parlamento sembra strettissimo ma la promessa è “l’anno prossimo fare meglio” e arrivare “con grande anticipo”.

Queste le misure sulle quali si è trovata, almeno stando alle dichiarazioni, la quadratura del cerchio 

Ridotto impatto plastic tax dell’85% e rinvio della sugar tax. “Ci siamo resi conto – spiega Conte – che poteva avere qualche impatto problematico, ci sono arrivate tante segnalazioni dalle imprese del settore”. Con lo slittamento le imprese avranno “tutto il tempo di adottare le strategie aziendali. Rinviata a ottobre la sugar tax.  Bonus befana dal 2021, ovvero “più soldi a tutti i cittadini”, perché “distribuiremo a consuntivo del 2020 ben 3 miliardi di super bonus per il semplice fatto di usare per gli acquisti pagamenti digitalizzati e la moneta elettronica. Ci sarà la possibilità di veder restituiti ben 3 miliardi di super bonus della befana che scatterà quindi nel 2021”, assicura Conte. Sterilizzazione IVA, la sfida più proibitiva. “Abbiamo elaborato una proposta di manovra molto articolata. Una proposta che, rispetto al quadro iniziale che abbiamo dovuto affrontare, è una proposta molto efficace che per prima cosa ha sterilizzato l’incremento dell’Iva per 23 miliardi. Dobbiamo ricordarlo: questa è la prima fondamentale misura che abbiamo dovuto affrontare, forse la più proibitiva. Abbiamo scongiurato una imposizione sui consumi”, afferma il presidente del Consiglio. Per i Vigili del Fuoco ci saranno 65 milioni nel primo anno e poi a salire negli anni successivi. Per il Terzo Settore 10 milioni. E dulcis in fundo dovrebbe essere cancellata la norma sulla tassazione delle auto aziendali.

Ma è in casa M5S che scoppiano fortissime le tensioni. Insomma, non c’è pace in casa Cinquestelle

Nel bel mezzo del braccio di ferro sulla manovra, le fibrillazioni montano, si allargano e come terminale del dissenso c’è sempre l’operato del capo politico, Luigi Di Maio. A non condividere la linea è una parte dei portavoce, soprattutto alla Camera, dove sembra formarsi una maggioranza di deputati favorevoli a intavolare un rapporto duraturo con i dem, o quantomeno convinti che questo governo vada difeso e portato avanti fino alla conclusione della legislatura. Nella lista delle cose che non vanno c’è pure il rientro in campo – seppure parziale – di Alessandro Di Battista. Il ragionamento, parola più parola meno, è questo: Dibba non può entrare a gamba tesa anche su questo governo, con toni e parole che si addicono più a una forza politica di opposizione, mentre il Movimento è in maggioranza. Anzi – questo è il punto su cui battono più spesso i portavoce (di qualunque area) -, è l’azionista di riferimento della maggioranza. Questa nuova ondata di malcontento, però, non sembra spaventare Di Maio, che pubblicamente mostra grande tranquillità. “Sicuramente ci sono una decina di parlamentari che sono spaventati quando io alzo la voce, ma io non rinuncio alle nostre battaglie perché qualcuno è spaventato dal destino della legislatura”, tuona il capo politico dalle frequenze di Radio Capital, invitando gli insoddisfatti a “venire allo scoperto”. I riflettori sono puntati sui capigruppo delle commissioni parlamentari, ma sul punto non tutti sono allineati sulle critiche al ministro degli Esteri, che infatti smorza la polemica: “Non credo: ne sento almeno 12-13 ogni giorno, siamo amici e lavoriamo continuamente insieme”. Di Maio difende anche Di Battista, l’amico ritrovato. Chiede “sostegno” quando il Dibba dice che è impossibile firmare al buio al Mes o quando insiste sulla revoca delle concessioni ad Autostrade.

E sul Mes, cala la scure sui dubbi di Di Maio e compagni dalla Commissione Ue.  Intervistato dal Corriere della Sera, il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis afferma di non essersi aspettato dall’Italia sul Mes “questa reazione a uno stadio così avanzato, dopo una lunga discussione. La riforma del Mes contiene importanti innovazioni, soprattutto il backstop (il paracadute finale, ndr) per il Fondo unico di risoluzione, che aumenterà la stabilità per tutti i Paesi dell’area euro. Ho sentito preoccupazione per una ristrutturazione automatica del debito, ma non c’è questo automatismo né nel Mes attuale né nella Trattato di riforma. Sono felice che un accordo di principio sia stato trovato l’altra notte, in modo da rassicurare l’Italia su specifiche preoccupazioni che aveva manifestato”. In vista del dibattito alle Camere previsto per il 12 dicembre prossimo, questa dichiarazione molto chiara dovrebbe mettere fine a ogni polemica.

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