Governo. La giustizia divide. La fine della prescrizione muove il Pd contro il M5S. Il voto sul processo a Salvini nel caso Gregoretti divide Renzi e Di Maio

Governo. La giustizia divide. La fine della prescrizione muove il Pd contro il M5S. Il voto sul processo a Salvini nel caso Gregoretti divide Renzi e Di Maio

La prescrizione continua a dividere il governo. Il lungo vertice di giovedì non è infatti servito a sciogliere i nodi e sia M5s che Pd e Italia Viva restano ciascuno sulle proprie posizioni. Per i pentastellati l’entrata in vigore delle nuove norme sulla prescrizione dal 1 gennaio 2020 non è assolutamente messa in discussione. Non la pensano così i renziani. Ma non sono da meno i dem, che anzi provano a forzare la mano annunciando una propria proposta di legge qualora non si raggiunga un’intesa in tempi brevi, e ‘richiamano’ gli alleati al rispetto del programma e alla lealtà, quella dimostrata finora dal Pd. E, è l’avvertimento, se non dovessero giungere segnali rassicuranti, i dem andranno avanti con il loro testo in Parlamento, dove i numeri non sono certamente a favore dei pentastellati: tranne i 5 stelle, infatti, tutte le altre forze, con uno schieramento bipartisan che va da Forza Italia a Italia viva, sono contrarie allo stop della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia essa di condanna o di assoluzione. Pur restando fermo sull’entrata in vigore della riforma il 1 gennaio, il guardasigilli Alfonso Bonafede esclude che il dossier giustizia possa far cadere il governo: “Crisi? Io dico di no, abbiamo fatto passi avanti importantissimi”. Il nuovo vertice fissato per il 7 gennaio servirà ad “affrontare il tema ambiziosissimo della durata ragionevole dei processi” e “ho già proposto alla maggioranza la bozza di riforma del processo penale per fare in modo che duri poco”, spiega Bonafede. Ma il punto è proprio la tempistica: Iv prima, e Pd poi, chiedono di anticipare il vertice, che altrimenti sarebbe inutile se convocato dopo l’entrata in vigore delle nuove norme. Il Pd a mostra i muscoli: “Sulla prescrizione non si registrano particolari passi avanti. L’entrata in vigore della riforma il 1 gennaio non sposta però minimamente i termini del problema”, afferma Alfredo Bazoli, capogruppo dem in commissione Giustizia della Camera.

Quindi, è il messaggio chiaro inviato ai 5 stelle, il Pd non resterà con le mani in mano

“Nei prossimi giorni il Pd depositerà una sua proposta di legge di modifica che consenta di salvaguardare la ragionevole durata del processo”, annuncia Bazoli. “Confidiamo ancora nella possibilità di una intesa di maggioranza e faremo il possibile per favorirla, ma senza segnali di apertura da parte del M5s ci sentiremo liberi di proseguire l’iter parlamentare”. Rincara la dose il responsabile Giustizia di largo del Nazareno: “Richiamiamo le forze di maggioranza al rispetto del programma di governo, avendo il Pd dimostrato lealtà su tutti gli altri dossier fino ad oggi approvati”, sottolinea Walter Verini, che punta il dito contro il ministro: “Sulla riforma del processo penale siamo indietro rispetto alla tabella di marcia stabilita con Bonafede che, nonostante diversi incontri di maggioranza, non ha presentato ancora un testo di sintesi delle posizioni, che punti a garantire tempi certi per la ragionevole durata del processo”. Per l’esponente dem “non possiamo perdere tempo prezioso, per questo abbiamo chiesto una riunione di maggioranza da tenersi nei prossimi giorni”. Tira le somme il capogruppo Pd al Senato: “Il ministro Bonafede si dovrebbe rendere conto che non ci fermiamo di fronte alla logica del fatto compiuto. Serve una riunione di maggioranza prima del 7 gennaio. Non è possibile accettare che i processi abbiano tempi infiniti”, chiosa Andrea Marcucci. A stretto giro anche i renziani tornano all’attacco: “Entro la fine dell’anno si depositi un testo sul tema ampio del processo penale, non si lasci entrare in vigore una legge così importante come l’eliminazione della prescrizione senza un atto di compensazione”, dice Marco Di Maio. Contro la riforma della prescrizione si schiera anche il centrodestra: “E’ una barbarie”, tuona Matteo Salvini che, pure, la riforma l’ha votata sostenendo, quando era al governo con M5s, il ddl Anticorruzione. “Pd e Italia viva hanno dormito per mesi ed ora, a 10 giorni dall’entrata in vigore dello stop alla prescrizione, si svegliano di soprassalto. Saranno corresponsabili di questo ergastolo processuale”, attacca la capogruppo di Forza Italia Mariastella Gelmini.

Il caso Gregoretti alza il livello dello scontro fra Matteo Salvini e la maggioranza, ma non solo

La richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno rischia infatti di diventare un nuovo ‘casus belli’ tutto interno ai giallorossi. La data da cerchiare è quella del 20 gennaio. Sarà con tutta probabilità quello il giorno in cui la Giunta per le Immunità di Palazzo Madama deciderà se dare il via libera alla richiesta di autorizzazione a procedere avanzata dal tribunale dei ministri di Catania. In questo mese però non si escludono sorprese. Se il M5S ha già più volte ripetuto di voler prendere una strada opposta rispetto al caso Diciotti questa volta l’ago della bilancia è Italia Viva. A conti fatti la situazione è limpida: senza l’ok dei tre rappresentanti del partito di Renzi, Francesco Bonifazi, Giuseppe Cucca e Nadia Ginetti, la richiesta sarà respinta. Una posizione di favore nella quale Iv si trova dopo la scissione dal Pd che, suo malgrado, è rimasto con un solo rappresentante in Giunta. E i renziani non hanno nessuna intenzione di anticipare le loro mosse. Premessa la condanna ai “decreti insicurezza” e al “comportamento tenuto da Salvini” i parlamentari di Italia Viva, prima di decidere, vogliono vederci chiaro.

“Leggeremo le carte e decideremo, senza isterismi e senza sventolare cappi e manette, come si fa nei paesi civili”, sentenzia il capogruppo al Senato, Davide Faraone. Nel frattempo il leader della Lega prosegue con la strategia difensiva che sa interpretare meglio: quella dell’attacco a testa bassa. “Se sarà processo, idealmente con me in quel tribunale ci saranno milioni di italiani”, dice prima di pungolare direttamente i magistrati di Catania: “Vorrei sapere quanto costa al popolo italiano questa vergogna. Ci sono centinaia di pagine, ore di lavoro. Io ho difeso i confini, la sicurezza e l’orgoglio del mio Paese. Inseguite i mafiosi piuttosto che rompere le palle a uno che fa il suo lavoro, manco fossi Totò Riina”. Ma è anche sulla ricostruzione dei fatti che il capo del Carroccio punta per avvalorare la sua tesi. Secondo Salvini la decisione di lasciare tre giorni in mare la nave con 131 persone a bordo, prima di concedere un porto di sbarco il 31 luglio scorso, è stata condivisa da tutto il governo gialloverde. Nessun sequestro di persona, quindi, ma una decisione politica collegiale e non autonoma. A tal proposito, secondo fonti leghiste, Salvini avrebbe conservato copia delle interlocuzioni scritte. Si tratterebbe di numerosi contatti anche tra ministero dell’Interno, Presidenza del Consiglio, ministero degli Affari Esteri e organismi comunitari. Materiale che sarebbe al vaglio dei legali del leader della Lega, pronti a diffonderlo al momento opportuno. Inoltre il Carroccio fa riferimento a una dichiarazione televisiva del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, proprio del 30 luglio in cui parlava di “dialogo fra ministeri” e di una posizione comune del governo. Proprio lo stesso Guardasigilli che ha confermato come “ci siano i presupposti” per dare parere favorevole al processo. Salvini, dal canto suo, lo ha invitato a dimettersi. I nodi verranno al pettine entro un mese, Italia Viva permettendo.

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