Governo. La conferenza stampa di fine anno di Conte: sonnacchiosa e paludata, quasi inutile. Dalle dimissioni di Fioramonti, due ministeri per Scuola e Università-Ricerca. Sindacati molto critici e insoddisfatti

Governo. La conferenza stampa di fine anno di Conte: sonnacchiosa e paludata, quasi inutile. Dalle dimissioni di Fioramonti, due ministeri per Scuola e Università-Ricerca. Sindacati molto critici e insoddisfatti

L’annuncio in diretta delle novità al governo, la smentita su un suo futuro ruolo politico e il nuovo attacco frontale a Matteo Salvini, il cui modo di intendere la leadership è “insidioso” per la stabilità democratica. Il premier Giuseppe Conte ha risposto per circa tre ore alle domande dei giornalisti nella tradizionale conferenza stampa di fine anno, da Villa Madama. Tre ore in cui il premier ha tracciato il bilancio dei primi mesi di governo, uno “sprint a ostacoli”, e delineato il futuro che vede come “una maratona di tre anni”, da qui alla fine della legislatura, per “lavorare a un grande piano riformatore”. Ma il vero convitato di pietra di questa conferenza stampa di fine 2019 era il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non a caso citato almeno tre volte dal presidente Conte, e su questioni assai spinose, come la nomina di nuovi ministri, la riforma dei decreti Salvini in materia di sicurezza e infine sulla possibilità di sua rielezione. Sembrava evidente, ascoltando il presidente Conte, che pur senza dirlo egli rinviasse molte delle delicate questioni questioni politiche e costituzionali al messaggio di fine anno del Presidente Mattarella. Insomma, quella di Conte è parsa una conferenza stampa sonnacchiosa e dal linguaggio talvolta molto vicino alla cultura democristiana, nella quale di fatto, sui grandi tempi dello sviluppo, delle crisi industriali, delle risorse per la conoscenza ha dribblato le domande dei giornalisti.

Tema in primo piano, le dimissioni del ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. Conte, nella premessa, sollecitato dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Verna, toglie subito dal tavolo l’argomento della sostituzione, annunciando la nomina di due ministri, con lo “sdoppiamento” delle funzioni. La sottosegretaria M5S Lucia Azzolina viene quindi ‘promossa’ ministro della Scuola e il presidente della Conferenza dei rettori Gaetano Manfredi ministro dell’Università e della Ricerca. Il premier si è infatti convinto che la soluzione “migliore per potenziare la nostra azione sia separare il comparto scuola da quello ricerca ed università, hanno logiche e problematiche diverse”. Così ha un’impronta sempre più meridionale il Governo Conte II. Se prima dell’addio di Lorenzo Fioramonti c’era già una leggera predominanza di ministri originari del sud, la separazione del ministero dell’Istruzione in due dicasteri finisce per acuirla. Oltre al premier pugliese, sono nati nel sud 12 ministri su 22. I campani sono 5: Luigi Di Maio, Sergio Costa, Enzo Amendola e Vincenzo Spadafora e, ora, Manfredi, originario di Ottaviano, nel napoletano. I siciliani sono 4: Alfonso Bonafede, Giuseppe Provenzano, Nunzia Catalfo e ora la siracusana Azzolina. I pugliesi 2: Francesco Boccia e Teresa Bellanova. I lucani 2: Roberto Speranza e Luciana Lamorgese. I ministri del nord sono 8: i due lombardi Lorenzo Guerini e Elena Bonetti, Enrico Franceschini e Paola De Micheli dall’Emilia Romagna, Paola Pisano e Fabiana Dadone dal Piemonte, Federico D’Incà dal Veneto, Stefano Patuanelli da Trieste. Resta un solo ministro romano: Roberto Gualtieri. Restano a secco tre storiche regioni rosse: Toscana, Umbria e Marche. Senza ministri anche Liguria, Abruzzo, Calabria e Sardegna.

Nella conferenza stampa di fine anno, il presidente del Consiglio ha confermato che “gennaio sarà l’occasione per fermarsi un attimo a riflettere con le forze politiche, per rilanciare l’azione di governo”. E a questo proposito ha lanciato un appello alla maggioranza, ma non solo. Tra le forze di governo, ha detto, servono più “affiatamento” e “consonanza” ma tutti i gruppi, anche quelli di opposizione, devono mostrare “senso di responsabilità”. Esclusa, come “inverosimile”, l’ipotesi di un Conte-ter in caso di caduta dell’esecutivo, il premier ha anche negato, ancora una volta, la possibilità che possa aderire a un partito o anche di pensare, nel breve periodo, ad un gruppo parlamentare a suo diretto sostegno. “Non vedo una mia tessera politica all’orizzonte”, ha assicurato, né tanto meno “mi vedo legato a una ulteriore forza che possa accrescere la divisione dell’attuale panorama”. Conte giudica anche negativamente la creazione di un eventuale gruppo parlamentare a suo sostegno perché la “frammentazione” delle forze politiche “non fa bene all’azione di governo”. Anzi, ha cercato di ‘blindare’ i numeri con un appello a eventuali nuovi transfughi in uscita dal M5s: “Guardo con grande favore coloro che pur con difficoltà si impegnano nella loro forza politica per orientarla”. In questo modo, con la “coesione” e il “confronto”, senza ulteriori “stampelle”, per Conte, il governo può andare avanti, superando anche lo scoglio delle regionali di gennaio che “non saranno un referendum pro o contro il governo”. Il premier risponde alle domande puntando a rassicurare e a consolidare il suo ruolo istituzionale.

Conte ha escluso che all’ordine del giorno del governo ci siano ipotesi di rimodulazione dell’Iva mentre ha posto l’accento sulla lotta all’evasione fiscale da cui “mi aspetto molto”. Guardando alla situazione dei conti pubblici, il premier ha assicurato che il debito italiano, pur essendo elevato, è sostenibile perché “i fondamentali dell’economia sono solidi”. Va poi considerato che, diversamente da quanto avviene “nei Paesi dirimpettai” (il pensiero corre alla Francia), il nostro debito “è in gran parte in mano italiana e questo fa molta differenza”. Per la sostenibilità del debito, ha poi precisato, gioca un ruolo di primo piano “la credibilità politica. Se l’Italia non avesse un governo credibile, questo sarebbe un grande problema” per la percezione dei mercati. Ma ciò che serve per favorire una crescita più sostenuta è “il rilancio degli investimenti pubblici”. In questo caso il problema non sono le risorse messe a disposizione, che ci sono, ma “la scarsa capacità di spesa”. Per questo sono necessari interventi “sui centri di spesa, per snellire la burocrazia e per semplificare le regole”. La struttura di InvestItalia, presso la presidenza del Consiglio, “affiancherà i centri di spesa per velocizzare la loro azione”. Il premier ha ribadito il ruolo da protagonista che l’Italia intende giocare in Europa, con proposte sulla garanzia comune sui depositi bancari e per la riforma del patto di stabilità e crescita che dovrebbe essere focalizzato “più sulla crescita”.

Una certa attenzione è stata dedicata dal premier alle crisi aziendali, specificatamente all’ex Ilva, alla Banca popolare di Bari, all’Alitalia, senza però indicare soluzioni vere. L’intervento dello Stato non deve essere considerato come un ritorno allo statalismo, ma “mirato” per settori particolarmente rilevanti”. Con la globalizzazione il campo della competizione si è ampliato, quindi “bisogna misurarsi in modo diverso rispetto al passato. Nazionalizzare o non nazionalizzare? Io – ha sottolineato – preferisco sempre soluzioni di mercato. Ma in uno scenario così complesso, un intervento pubblico mirato, specifico su alcuni presidi in difficoltà, può essere strategico. Valuteremo gli interessi in gioco di volta in volta e lo Stato può intervenire. Questo non significa un ritorno allo statalismo”. Sulla situazione dell’Alitalia che si trascina da anni “abbiamo una compagnia in difficoltà ma con asset che fanno gola. Non vogliamo svilirla e regalarla, cerchiamo di ristrutturarla per poi offrirla a soluzioni di mercato”. Sull’ok dell’Europa sul prestito ponte Conte si dice fiducioso. “Stiamo interloquendo con la Commissione europea. L’interlocuzione è sempre preventiva e confidiamo di non avere difficoltà”.

Quando però parla del suo precedente esecutivo e in particolare del tema dell’immigrazione, si risveglia e torna ad attaccare duramente Matteo Salvini, annunciando anche modifiche ai decreti sicurezza. Innanzitutto Conte ha ‘scaricato’ l’ex ministro dell’Interno sul caso Gregoretti. Il 20 gennaio la giunta del Senato dovrà votare sulla richiesta di autorizzazione a procedere per sequestro di persona nel caso della nave della Guardia costiera. Il leader leghista ha più volte detto che, come nel caso della Diciotti, la linea portata avanti era stata decisa collegialmente dal governo. Ma Conte dice che dalle prime verifiche “non ho avuto riscontri di un mio coinvolgimento nello sbarco”. Dunque, è la sintesi, quello fu un atto personale di Salvini. Il cui modo di far politica, per il premier, è preoccupante. A un giornalista che gli chiedeva se Salvini e la Lega siano un problema per la stabilità democratica, il presidente del Consiglio ha replicato che “la Lega, che ha diverse anime, è pienamente legittimata a partecipare al gioco democratico, quello che mi ha meravigliato è il modo in cui Salvini interpreta la leadership: non si è peritato di creare slabbrature istituzionali e veri e propri strappi. Questa sì la ritengo insidiosa, questa modalità di interpretare la leadership perché sciolti da vincoli, pensare di rivendicare pieni poteri e saltare le regole”. Infine, dal capo del governo è venuta una grande manifestazione di “riconoscenza” al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sull’ipotesi di una sua rielezione, ha detto, “non spetta a me votare” ma “sarei favorevole”.

Furlan, Cisl: “quello di Conte un libro dei sogni”. Pedretti, Spi Cgil, “nessuna parola su 16 mln di pensionati”. Palombella, Uilm: “la presenza del presidente Conte a Taranto e le sue parole non hanno rassicurato nessuno”

Tra le molte reazioni, favorevoli e contrarie, alle parole di Conte in conferenza stampa, vale la pena segnalarne tre. Quella della segretaria nazionale della Cisl, Annamaria Furlan, secondo la quale “dal presidente Conte oggi un libro di buone intenzioni. Ma la Cisl giudicherà il Governo solo dai fatti. Per far crescere il nostro paese non servono maratone ma fissare insieme alle parti sociali obiettivi e scelte per risolvere le 160 vertenze aperte, sbloccare i cantieri, rinnovare i contratti, rivalutare le pensioni” scrive su twitter.

“Sedici milioni di pensionati e di anziani. Cittadini, contribuenti, elettori. Dal Presidente del Consiglio non una parola su di loro”: il segretario generale dello Spi-Cgil, Ivan Pedretti, commenta in una nota la conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “Siamo di fronte ad un governo che non ha nessun pensiero, nessuna idea, nessuna visione riformatrice per cambiare il paese e per affrontare un fenomeno strutturale della nostra società come quello dell’invecchiamento. Incredibile! Teniamoci pronti – ha concluso Pedretti – che toccherà ancora una volta a noi ricordare a questa politica che esistiamo e che meritiamo delle risposte”.

E quella altrettanto dura del segretario generale dei metalmeccanici della Uilm, Rocco Palombella. “Nella conferenza di stampa di fine anno, il presidente del Consiglio Conte ha parlato di modello Ilva ma non si capisce quale e in cosa consisterà questo modello vincente che vuole realizzare il Governo” dichiara Rocco Palombella, segretario generale Uilm, in una nota, dopo la conferenza di fine anno di Conte e alla vigilia della sentenza del Riesame sull’altoforno 2 dello stabilimento di Taranto di ArcelorMittal. “Le due visite del Presidente Conte a Taranto – continua il leader Uilm – non hanno spostato di una virgola gli effetti dirompenti che potrà avere la vicenda sulla vita di migliaia di lavoratori. Finora ci sono stati solo annunci ad effetto, compresa la conferenza stampa di fine anno di oggi. La presenza del presidente Conte e le sue parole non hanno rassicurato nessuno. Anzi rimane un clima pesante di grande incertezza e preoccupazione”. “All’incontro del 24 dicembre scorso Conte è stato accompagnato solo dai rappresentanti degli enti e autorità locali, con l’assenza di tutti i parlamentari di Taranto e della Puglia, e questa è l’ennesima conferma della contrapposizione e dissidi presenti all’interno della maggioranza e la solitudine del Presidente del Consiglio”. “Mai come in questo momento – prosegue – migliaia di lavoratori e un’intera comunità della città di Taranto sono preoccupati per i risvolti che la crisi potrà avere sul loro futuro”. Sono dichiarazioni importanti: in qualche modo denunciano la separatezza tra ciò che si vive nel palazzo e ciò che si vive in un’Italia che soffre proprio per la mancanza di soluzioni concrete.

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