Ex Ilva. Sul tavolo migliaia di esuberi. Patuanelli autorizza i commissari a firmare la preintesa con ArcelorMittal senza i sindacati. La protesta di Fiom, Fim, Uilm

Ex Ilva. Sul tavolo migliaia di esuberi. Patuanelli autorizza i commissari a firmare la preintesa con ArcelorMittal senza i sindacati. La protesta di Fiom, Fim, Uilm

È vero che in questa brutta storia che riguarda l’ex Ilva, gli accordi non rispettati da Arcelor Mittal, che mettono rischio migliaia di posti di lavoro, esuberi a non finire anche in aziende che operano per conto di questo gruppo, se ne sono viste di cotte e di crude. Ma, forse, nella storia delle vertenze  che riguardano accodi fra aziende e sindacati non era mai accaduto che una trattativa  fra  i padroni di un grande gruppo industriale e il governo, nella fattispecie i commissari che gestiscono questa brutta storia, per di più in tribunale, si sia svolta senza la presenza dei sindacati, senza i lavoratori. “Un negoziato con la  data di chiusura, entro 40 giorni per la stesura di un nuovo contratto degli stabilimenti ex Ilva” sottolinea la segretaria generale della Fiom, Francesca Redavid, “non è pensabile. Sono i contenuti che definiscono un accordo”. Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, afferma che “ancora non sono noti i contenuti dell’accordo raggiunto fra l’amministrazione straordinaria dei commissari e Arcelor Mittal e parla di un percorso inedito e di un’inaudita gravità che non ha visto il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali. Sarebbe intollerabile scoprire, dopo la pubblicazione del documento, che ci sia stata un’intesa che rende superflua la trattativa con le organizzazioni sindacali, così come accaduto con il governo Gentiloni, spada di Damocle dei licenziamenti. Un negoziato non si avvia con una data di scadenza”. Più cauto il segretario Fim Cisl Marco Bentivogli. Fa presente che “Siamo sempre disponibili al confronto ma in un mese ribaltare gli assunti di queste premesse, (migliaia di esuberi previsti da Arcelor Mittala ndr) che non vanno, ci sembra un’operazione tutta in salita”.

Un documento di intenti neppure vincolante per Arcelor Mittal

Da sottolineare fra l’altro che il termine scelto per definire gli impegni è Heads of Agreement, cioè un documento di intenti, non vincolante. E si capisce già da questo perché la prima intesa raggiunta tra il governo e Mittal sul futuro dell’ex Ilva di Taranto sia in realtà un segnale di convergenza dettato da una necessità: rinviare. E il rinvio è a sua volta una strada obbligata perché sulle questioni più pesanti – leggere esuberi – le distanze sono ancora enormi. La firma del protocollo d’intesa mette le parti nella possibilità di chiedere lo slittamento dell’udienza davanti al tribunale di Milano e di prendere tempo fino a fine gennaio per provare ad arrivare all’accordo vincolante, quello vero. La realtà è che non si tratta di un accordo sindacale, ma di una intesa in extremis tra i commissari straordinari dell’ex Ilva e Arcelor Mittal. Nel giorno dell’udienza programmata al Tribunale di Milano le due parti, guarda caso, hanno raggiunto un accordo di base per negoziare la revisione del contratto originario di affitto e vendita degli stabilimenti e per l’operazione finanziaria di rilancio del polo siderurgico con base a Taranto. Di fatto, quindi, si tratta di un’intesa a tornare intorno al tavolo e a rinegoziare i termini dell’impegno della multinazionale nello stabilimento, nel tentativo di scongiurare che la questione sfoci invece in una disputa giudiziaria che Arcelor Mittal non vuole.

“Non berremo il loro calice amaro” sbotta il segretario Fiom di Geova

“Non berremo il loro calice amaro” sbotta il segretario della Fiom di Genova. Dopo la firma al Tribunale di Milano della “preintesa per arrivare entro 40 giorni alla stesura di un nuovo contratto per la gestione degli stabilimenti ex Ilva. “Azienda e governo trovano una loro mediazione annullando l’accordo del 6 settembre 2018 votato dalla stragrande maggioranza dei lavoratori – prosegue il segretario della Fiom e buttano nel cestino una gara internazionale riscrivendo a loro piacimento le regole e le leggi”. Per i sindacati invece quell’accordo vale: “e non accetteremo nessun esubero fra i 12.500 dipendenti, compresi i lavoratori in Ilva in amministrazione controllata e i giovani neoassunti ne’ un euro in meno di salario”. Per la Fiom “Governo e Mittal pensano di scaricare le loro contraddizioni sui lavoratori tagliando posti di lavoro e salario e farci passare i pantaloni dalla testa, ma non si facciamo illusioni, non berremo il loro calice amaro”.

A dare il segno della gravità, il fatto che l’accordo è stato siglato dall’amministratore delegato di Arcelor Mittal Italia Lucia Morselli e dai tre commissari dell’ex Ilva Francesco Ardito, Alessandro Danovi e Antonio Lupo, autorizzati dal ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli. Non solo: “Siamo soddisfatti”, ha detto il direttore generale dell’ex Ilva Claudio Sforza. “È stato firmato un accordo nell’interesse del Paese”, ha sottolineato il commissario Danovi. La gravità di quanto accaduto trova conferma da “indiscrezioni” trapelate dall’udienza a porte chiuse. Morselli avrebbe spiegato che Arcelor Mittal farà il possibile per continuare nella produzione, anche se non potrà mantenere gli impegni sulla capacità produttiva, presi nella scorsa udienza dal momento che lo scorso 10 dicembre, è arrivato il provvedimento del giudice di Taranto sullo stop all’altoforno 2. Uno dei legali di ArcelorMittal ha reso noto che sono state poste le basi per un negoziato che si svolgerà fino al 31 gennaio al fine di raggiungere un accordo vincolante. L’udienza, su richiesta anche dei legali dell’azienda, è stata rinviata così al 7 febbraio del prossimo anno. Nelle quattro pagine (scritte in inglese) dell’accordo tra i commissari straordinari dell’ex Ilva e Arcelor Mittal, le parti sottoscrivono “un impegno per elaborare un nuovo piano industriale”, riferisce una fonte legale dopo che i rappresentanti delle società sono usciti dall’aula del primo piano del Palazzo di Giustizia di Milano.,come riferiscono le agenzie di stampa. Poi è arrivata anche una nota ufficiale di ArcelorMittal in cui si afferma che il progetto “prevede investimenti in tecnologia verde da realizzarsi anche attraverso una nuova società finanziata da investitori pubblici e privati”. “Il Governo italiano si spiega -, alla luce dell’interesse strategico nazionale delle attività di Ilva e del suo impegno per realizzare il ‘nuovo accordo verde’, è fortemente impegnato a preservare il business come impresa corrente e gli attuali livelli di occupazione sulla base e coerenti con il nuovo piano industriale attualmente in discussione tra le Parti, che mira a produrre circa 8 milioni di tonnellate di acciaio entro il 2023”.

Potrebbe esserci l’esigenza di modificare anche il Piano Ambientale

“Le parti, Arcelor Mittal e governo (ma dei sindacati neppure si parla ndr) riconoscono che l’attuazione del nuovo piano industriale”, chiamato ‘nuovo green deal’ “renderà necessari alcuni impianti di produzione di tecnologia verde e potrebbe richiedere che il Piano Ambientale sia di conseguenza modificato, nel qual caso le parti coopereranno in buona fede al fine di raggiungere tali modifiche il più presto possibile”, si legge nel protocollo di intesa. Stefano Patuanelli non solo autorizza i commissari a firmare il preaccordo sapendo bene quale sia la posizione dei sindacati e di quale gravità sia la sottoscrizione di un documento che riguarda migliaia di lavoratori, l’economia di una intera regione, migliaia di posti di lavoro, la salute dei cittadini, bambini in primo luogo. Proprio mentre si firmava l’accordo o preaccordo andava in onda su La7, Piazza pulita, un servizio sui bambini ricoverati in un reparto dell’Ospedale per la cura dei tumori. E  lui, il Patuanelli non solo autorizza la firma dell’accordo tenendo all’oscuro i sindacati ma afferma anche che con questa intesa vengono  “poste le basi per trovare un accordo più completo entro gennaio”. Sindacati che parlano di “un percorso inedito”, lo contrastano, non lo condividono, Mittal punta a seimila uscite. Il governo, fonti ufficiose ma bene informate, punta ad arrivare al massimo a duemila. Zero esuberi confermano i sindacati.

L’Ilva va in quarantena, ma non ci vanno i sindacati e la popolazione

Per questo serve tempo. Mittal punta a oltre seimila uscite, il governo, stando a quanto riferiscono fonti di primo livello, è disposto ad arrivare al massimo a duemila. Ma ci sono i sindacati da convincere. Le parole di Re David, Bentivogli, Palombella, del segretario Fiom di Genova rendono evidente che il nervo è più che scoperto. E destinato ad accompagnare la trattativa dato che la stessa Uilm ribadisce la linea degli zero esuberi. Non solo. Gli esuberi impattano anche sul delicato tema del consenso. Anche per questo c’è bisogno di tempo. Per gestire, per provare a gestire una intesa, Heads of Agreement, un documento di intenti che maschera le linee di un accordo che i sindacati non possono accettare, vincolante. Firmato il protocollo, arriva il rinvio cercato dalle due parti in causa e accordato dal giudice di Milano. L’Ilva, si dice, va in quarantena. Ma non ci vanno i sindacati, i lavoratori, le quattro pagine in inglese vanno tradotte. E non sulla pelle dei lavoratori, di una intera  popolazione.

Share