Ex Ilva. Fiom, Fim, Uilm: dopo il piano di Mittal per 6mila esuberi, il 10 dicembre sciopero in tutto il gruppo e manifestazione nazionale a Roma

Ex Ilva. Fiom, Fim, Uilm: dopo il piano di Mittal per 6mila esuberi, il 10 dicembre sciopero in tutto il gruppo e manifestazione nazionale a Roma

Inizierà alle ore 23 del 9 dicembre, e si concluderà alle ore 7 dell’11 dicembre, lo sciopero indetto da Fim, Fiom e Uilm nello stabilimento siderurgico di Taranto e negli altri siti del gruppo, con manifestazione nazionale il 10 dicembre a Roma. Lo spiegano i sindacati metalmeccanici, rimandando a un secondo momento altri dettagli sull’organizzazione dell’iniziativa di mobilitazione. Fim, Fiom e Uilm fanno presente di aver respinto il nuovo piano industriale che considerano un “ulteriore ricatto” e che “prevede un ridimensionamento non solo sull’area a caldo ma anche su buona parte dell’area laminazione e tubifici, determinando di fatto oltre 6.000 esuberi ai quali si aggiungerebbero i lavoratori dell’appalto che continuano a vivere in un perenne clima di precarietà”.  I sindacati evidenziano che i “lavoratori e il territorio sono stanchi di subire continui rinvii rispetto ad impegni già assunti in sede ministeriale lo scorso 6 settembre 2018”. “Nell’accordo – precisano – abbiamo stabilito dei principi chiari in merito alla clausola di salvaguardia occupazionale per i lavoratori di Ilva in As che, al termine del piano industriale previsto per il 2023, devono rientrare a lavoro”. E’ inoltre “indispensabile – aggiungono – risolvere le problematiche relative alla questione ambientale: è necessario porre fine a questa inutile contrapposizione tra due diritti costituzionali come il lavoro e la salute”. “E’ evidente che si rende necessario l’intervento del governo – concludono – affinché si assuma una posizione chiara e in controtendenza rispetto a quanto prospettato ieri da ArcelorMittal attraverso la presentazione del piano industriale”.

Fiom, piano industriale non regge, applicare penali

“E’ stato presentato un piano industriale che non regge e che porta alla progressiva chiusura dell’Ilva. Quindi il piano è irricevibile” ha detto il segretario generale della Fiom-Cgil, Francesca Re David, a margine di un incontro a Milano. “Abbiamo un contratto firmato con il governo – ha aggiunto – che prevede delle penali. Ad esempio è prevista una penale di 150 mila euro per ogni posto di lavoro che non viene rispettato. C’è un accordo sindacale con zero esuberi mentre ora l’azienda ha presentato un piano che prevede 4.700 esuberi, tutti su Taranto, ai quali si aggiungono altre 1.500 unità che sono dell’amministrazione straordinaria e che l’intesa preveda che fossero riassorbite. In totale quindi abbiamo 6.300 esuberi circa e questo per noi non è accettabile. Il governo ha annunciato che presenterà un documento ma i nostri due punti fermi sono: 8 milioni di tonnellate di produzione e naturalmente zero esuberi. Voglio ribadire, ancora una volta, che il sindacato non firmerà nessun accordo che prevede esuberi”.

La Cgil Taranto chiede lo sciopero generale della città

“Non c’è più tempo per salvare quell’acciaieria e Taranto con una vecchia impostazione ormai superata dai fatti. Ecco perché la chiamata alla responsabilità non riguarderà solo i metalmeccanici e lavoreremo perché il 10 dicembre, in contemporanea con Roma, si possa realizzare uno sciopero generale di tutta la città” afferma il segretario Cgil di Taranto Paolo Peluso, riferendosi allo sciopero dei sindacati metalmeccanici contro il nuovo piano di ArcelorMittal, che prevede pesanti tagli sul piano occupazionale. “La mobilitazione – aggiunge – servirà a rivendicare impegni e soluzioni che riguardano l’ex Ilva e anche tutti i comparti produttivi che da anni subiscono l’onda d’urto di tale crisi. E’ evidente che l’attuale ciclo produttivo integrale e il carbone abbiano fatto il loro corso e che restare ancorati a quel modello produttivo è solo pratica suicida”: “serve accelerare su tutti gli investimenti” per Taranto, “chiedendo allo Stato di intervenire”, sia con risorse che con procedure semplificate. La logica del profitto ha prevalso su tutto e il gruppo Mittal si è mostrato ben lontano dal voler curare l’interesse della produzione di acciaio italiano e le esigenze di lavoratori e cittadini oggi sotto il vaglio delle ricadute ambientali, di salute, di sicurezza e qualità del lavoro. “Se lo Stato vuol davvero svolgere un ruolo in questa vicenda, lo faccia non per contenere le perdite del privato ma per essere innesco fondamentale di quel Cantiere Taranto che non può più essere subordinato alla vertenza dell’ex Ilva”, prosegue e conclude: “Il governo si preoccupi di entrare a questo punto nella gestione diretta del futuro di questa città e di questa provincia. Lo Stato dovrà fungere da contenitore di buone pratiche e buon lavoro, mettendo insieme tutti i settori produttivi che vorranno cogliere la sfida del cambiamento e che dovranno contare su misure adeguate per implementare il paradigma economico della provincia ionica”.

Furlan, Cisl, nuovo piano irricevibile

“L’Ilva è un gruppo importante e significativo per il nostro piano industriale. Ieri ci è stato presentato il nuovo piano industriale dall’azienda, per noi è irricevibile” afferma Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl, sull’incontro avvenuto al Mise tra sindacati e governo sull’Ex Ilva. “Non è possibile che dopo tutto quello che è successo e dopo tutto il dibattito, di fatto sul tavolo ci sono 6.300 esuberi, lavoratori e famiglie che rimangono senza reddito. Il 10 ci sarà sciopero generale”, osserva Furlan. “Il Governo? Sulle crisi industriali – aggiunge la numero uno della Cisl – è difficile dire il governo di oggi, ma è da tanto tempo che siamo all’anno zero, si aggiungono e riaprono crisi. E poi c’è la questione dello sblocco dei cantieri, che significa mettere in circolo soldi bloccati da anni, che corrispondono a posti di lavoro. Non è possibile tenere ferme le risorse in un Paese che ne ha davvero bisogno. E’ inaccettabile tenere bloccati quei miliardi”

 Uilm Taranto, azienda va accompagnata alla porta

“A fronte degli esuberi confermati da ArcelorMittal, il governo si è mostrato inadeguato e ArcelorMittal va accompagnata alla porta” dichiara a sua volta Antonio Talò, segretario Uilm Taranto, dopo l’incontro al Mise. “Incomprensibile davvero – dice Talò – il ruolo del governo e del ministro Patuanelli. Il ministro non può dirci: ho appreso del piano insieme a voi, sono deluso. Ma scusate: negli incontri governo-Mittal, che pure ci sono stati, che cosa si sono detti? Il governo come ha cercato di contrastare l’azienda su questo fronte? Perché ieri abbiamo assistito ad una cosa assurda: il governo che dice che non accetterà mai gli esuberi e poi se li fa dichiarare in casa, al Mise, da ArcelorMittal. E’ stato il sindacato che ha dichiarato che la trattativa, con 4700 esuberi sul tavolo, a quel punto non poteva più continuare, ma probabilmente avrebbe dovuto dichiararlo prima il ministro”.

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