Cgil, Cisl e Uil. Giovedì a Roma, piazza santi Apostoli, seconda manifestazione, per il rinnovo dei contratti pubblici e privati. Intanto, Mittal chiede la cigs per 3500 dipendenti

Cgil, Cisl e Uil. Giovedì a Roma, piazza santi Apostoli, seconda manifestazione, per il rinnovo dei contratti pubblici e privati. Intanto, Mittal chiede la cigs per 3500 dipendenti

Per il rinnovo dei contratti pubblici e privati, per il superamento dei contratti pirata, per una riforma e un piano di assunzioni nella Pubblica Amministrazione, Cgil, Cisl, Uil saranno il 12 dicembre, in piazza Santi Apostoli a Roma, a partire dalle ore 9.30, per il secondo appuntamento della mobilitazione nazionale per il lavoro, dopo quello di martedì sulle crisi industriali. Lo comunicano le sigle sindacali in una nota. I protagonisti della manifestazione assemblea saranno le lavoratrici e i lavoratori che racconteranno la loro condizione, i loro problemi, e avanzeranno le loro proposte: dai settori della scuola e della ricerca, alla sanità, alla pubblica amministrazione. Dal palco inoltre interverranno anche i segretari generali di Cisl e Uil Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, e la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti. Intanto, in tutta Italia proseguono iniziative, attivi e presidi nei luoghi di lavoro e nei territori. Terzo e ultimo appuntamento nazionale martedì 17 dicembre a Piazza Santi Apostoli sui temi dello stato sociale, la rivalutazione delle pensioni, la riforma fiscale e la legge sulla non autosufficienza. Prevista la partecipazione dei segretari generali delle tre Confederazioni.

Nemmeno il tempo di manifestare, e Mittal annuncia la Cigs per 3500 lavoratori di Taranto

ArcelorMittal avvia la cassa integrazione straordinaria per 3.500 lavoratori dell’ex-Ilva di Taranto. “ArcelorMittal – afferma il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella – ha comunicato alle organizzazioni sindacali nazionali e alle Rsu del sito di Taranto la decisione di avviare la procedura di richiesta di cassa integrazione straordinaria per il sito pugliese per 3.500 lavoratori, dopo il rigetto dell’istanza del giudice sulla continuità produttiva dell’altoforno 2”. “La decisione di ArcelorMittal – sottolinea il sindacalista – è di una gravità inaudita poiché, anziché verificare tutte le alternative possibili per non ricorrere a uno strumento così invasivo, utilizza il provvedimento del giudice per ottenere i risultati che si era prefissata: usare i lavoratori come scudi umani”. “La multinazionale – aggiunge Palombella – non aspettava altro che lo stop all’altoforno 2 per accelerare il suo progetto di morte per lo stabilimento di Taranto e degli altri siti italiani del gruppo. Un atteggiamento da sciacalli sulla pelle di migliaia di lavoratori e di famiglie”. “Gli impianti coinvolti – spiega Palombella – sarebbero l’altoforno 2, l’intera l’acciaieria 1, metà acciaieria 2 e altri impianti a monte e a valle del processo produttivo”. “Il buon senso – secondo il segretario generale della Uilm – vorrebbe la messa a punto di una valutazione approfondita dei tempi e delle modalità di spegnimento dell’altoforno 2, con una programmazione basata su dati di fatto. Invece da parte dell’azienda assistiamo all’ennesimo atto offensivo, vergognoso e intollerabile contro i lavoratori”. “Chiediamo urgentemente – sottolinea il sindacalista – l’intervento del governo contro questa multinazionale. Ci rivolgiamo anche alle autorità giudiziarie affinché verifichino che non ci siano violazioni che pregiudicherebbero l’integrità degli impianti e avrebbero effetti devastanti sui livelli occupazionali”. “Diciamo ai lavoratori – aggiunge Palombella – di vigilare sulle azioni che i responsabili aziendali porranno in essere sugli impianti, in attesa di ulteriori comunicazioni dagli organismi nazionali contro questo progetto criminale che sta portando avanti ArcelorMittal. Domani sera chiederemo conto al ministro Patuanelli su come vuole risolvere questo disastro che si sta consumando in queste ore”.

“E’ una provocazione, ovviamente sarà oggetto di discussione domani con il governo”: Emilio Miceli, segretario confederale della Cgil, commenta la decisione di ArcelorMittal di chiedere la Cigs per 3.500 lavoratori. “E’ necessario su questo avere una risposta chiara da parte dell’esecutivo e dell’azienda – fa notare Miceli- troviamo quantomeno una forzatura che l’azienda non abbia nemmeno atteso lo svolgimento dei tavoli”.

“Fim, Fiom e Uilm hanno rigettato la comunicazione avanzata da ArcelorMittal e già a partire da domani, in occasione dell’incontro ministeriale, chiederanno con forza di fare chiarezza su una procedura di cassa integrazione che di fatto sostituirebbe l’attuale cassa integrazione per crisi congiunturale con la cassa integrazione straordinaria facendolo diventare un problema di carattere strutturale”. Lo dicono le sigle metalmeccaniche di Taranto in una nota congiunta dopo aver appreso oggi pomeriggio dall’azienda che sarà avviata nel siderurgico la cassa straordinaria per 3500 addetti, comprensiva dei 1273 che l’azienda lo scorso 5 dicembre aveva dichiarato di voler mettere in cassa ordinaria per crisi di mercato per 13 settimane. La cassa straordinaria è motivata con la prossima fermata dell’altoforno 2, uno dei tre attualmente operativi nello stabilimento, dopo che il giudice Francesco Maccagnano ha rigettato la richiesta con cui Ilva, proprietaria degli impianti, chiedeva più tempo rispetto alla scadenza del 13 dicembre per effettuare gli ulteriori lavori di sicurezza all’altoforno. Per i sindacati, che contestano duramente l’annuncio di Mittal, “è giunto il momento da parte del Governo e di Ilva in as, al momento unici proprietari dello stabilimento siderurgico, di fare chiarezza sul futuro ambientale, occupazionale e industriale di un sito di interesse strategico per il Paese”.

E già giovedì pomeriggio al Mise, nel vertice convocato alle 17 dal ministro Stefano Patuanelli, presente Ilva in as ma non Mittal, i sindacati chiederanno risposte su questo punto. Il vertice è stato indetto per offrire ai sindacati un punto di situazione circa la trattativa che il Governo e Ilva stanno portando avanti con Mittal (oggi c’è stato un nuovo incontro). La cassa integrazione straordinaria, per i sindacati, rischia di configurare degli esuberi e va detto che già una settimana fa al Mise ArcelorMittal ha presentato un piano che prevede 4700 esuberi entro il 2023 di cui 2900 in una prima fase. Proprio questo piano di Mittal, respinto sia dai sindacati che dal Governo, ha spinto quest’ultimo a scendere in campo attraverso un proprio piano industriale che tra l’altro prevede una partecipazione pubblica. Se la richiesta fatta oggi da Mittal dovesse andare in porto, Taranto avrebbe un numero complessivo di 5100 lavoratori in cassa integrazione straordinaria. Ai 3500 di Mittal vanno infatti sommati i 1600 in cassa straordinaria a zero ore e che sono rimasti dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria in quanto il nuovo gestore dell’acciaieria non ha voluto assumerli dal novembre 2018. In base all’accordo al Mise di settembre 2018, coloro che sino al 2023, data di completamento dei piani industriale e ambientale, fossero ancora in cassa straordinaria con Ilva in as, dovrebbero ricevere una proposta di ricollocazione al lavoro da parte di ArcelorMittal. Ma è evidente che, con tutto quello che sta succedendo, tra annuncio di esuberi e ricorso alla cassa straordinaria, questa parte dell’accordo al Mise rischia di restare solo sulla carta.

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