Banche. PopBari, i due assi del filone politico nello scontro tra maggioranza e opposizione. Il decreto passa alla Camera

Banche. PopBari, i due assi del filone politico nello scontro tra maggioranza e opposizione. Il decreto passa alla Camera

Il ‘filone’ politico del dossier Banca popolare di Bari ha due assi cardinali. Il primo, cavalcato da una parte della maggioranza, che punta il dito sul management dell’istituto di credito e sulla bontà della vigilanza di Bankitalia. L’altro, sposato dalle opposizioni, che l’intervento deciso dal governo per la creazione di una banca di investimenti utile a tutto il sud, quindi anche alla Pop di Bari, è solo un escamotage lessicale per nascondere una mera operazione di ricapitalizzazione con soldi pubblici. Dal punto di vista istituzionale, dopo giorni di polemiche e toni decisamente molto alti, a mettere una tessera in più nel mosaico è il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. “La decisione assunta dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi a favore di un intervento patrimoniale immediato a sostegno della Popolare di Bari mette fin da subito la banca in condizioni di sicurezza”, dice. Sottolineando che “l’intervento consente di lavorare con maggiore serenità all’attuazione dell’operazione di rilancio”. Oltretutto, puntualizza il responsabile del Mef, “l’iniziativa dimostra il senso di responsabilità, l’elevato grado di coesione e la resilienza del sistema bancario italiano nel suo insieme”.

Luigi Di Maio, invece, non vuole “individuare le responsabilità in una sola persona”, ma ritiene “utile nei prossimi mesi avviare una riforma della governance di Bankitalia”. Sempre restando in ambito governativo, il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, evidenzia “una difficoltà degli organi di vigilanza di svolgere fino in fondo il loro compito di vigilanza”. Per l’esponente M5S “non è possibile che si presentino ciclicamente questi casi, non si può continuare in questo modo perché poi a farne le spese sono i cittadini che investono in obbligazioni”. I Cinquestelle, inoltre, continuano a non digerire la nomina di Antonio Blandini tra i commissari dell’istituto pugliese. Nella maggioranza risalta anche la posizione di Italia Viva. Pur ritenendo la vicenda della Popolare di Bari “uno scandalo”, Matteo Renzi batte ancora su un tema del recente passato, chiamando in causa il sistema dell’informazione: “Chi come noi ha combattuto una battaglia sui temi della vigilanza e della trasformazione delle banche popolari è stato mediaticamente massacrato”. Intanto sulla commissione parlamentare d’inchiesta sulle Banche la svolta sembra più vicina. Di Maio annuncia il “passo di lato” di Elio Lannutti dalla corsa per la presidenza dell’organismo bicamerale, ma rivendica la presidenza per il M5S: in lizza ci sono i deputati Alvise Maniero e Carla Ruocco. Ora si aspetta solo il via libera dal resto della maggioranza su uno dei due nomi pentastellati.

Intanto, i magistrati baresi che indagano sulla Banca Popolare di Bari hanno incontrato i commissari che dal 13 dicembre scorso hanno preso in mano la gestione dell’istituto di credito. Da fonti si apprende che si è trattato di un “incontro consensuale istituzionale molto cordiale” basato su “collaborazione e fiducia”. L’incontro è avvenuto negli uffici della Procura di Bari e, a quanto si apprende, vi hanno partecipato, con i commissari Enrico Ajello e Antonio Blandini, il procuratore Giuseppe Volpe, l’aggiunto Roberto Rossi, e il sostituto Federico Perrone Capano. Rossi coordina il pool di pm che indaga sulla Popolare di Bari e che è attualmente al lavoro almeno su sei inchieste, mentre Capano è uno dei sostituti titolari dei diversi fascicoli relativi al coinvolgimento degli ex amministratori e dirigenti della banca nella presunta malagestione dell’istituto.

Infine, si incardinerà giovedì 19, in commissione Finanze alla Camera, il decreto sulla Banca popolare di Bari. A deciderlo, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, l’ufficio di presidenza della VI commissione. Secondo quanto viene riferito, l’Udp della commissione ha deciso di svolgere a gennaio una serie di audizioni sul testo, di soli tre articoli, e di fissare per le 15 di venerdì 13 gennaio il termine per la presentazione degli emendamenti. Il decreto, varato domenica sera dal Governo ed entrato in vigore dal 17 dicembre, prevede che il ministero dell’Economia, con uno o più decreti, assegni ad Invitalia (Agenzia nazionale per l’attrazione investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A.) contributi in conto capitale, fino all’importo complessivo massimo di 900 milioni di euro per l’anno 2020, interamente finalizzati al rafforzamento patrimoniale mediante versamenti in conto capitale di Banca del Mezzogiorno – Mediocredito Centrale S.p.A. L’aumento di capitale dell’Mcc serve perché questa promuova, secondo logiche, criteri e condizioni di mercato, lo sviluppo di attività finanziarie e di investimento, anche a sostegno delle imprese nel Mezzogiorno, da realizzarsi anche attraverso il ricorso all’acquisizione di partecipazioni al capitale di società bancarie e finanziarie, e nella prospettiva di ulteriori possibili operazioni di razionalizzazione di tali partecipazioni. In questo modo il Mcc potrà intervenire, anche insieme al Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) e ad eventuali altri investitori, per il rilancio della Banca Popolare di Bari (BPB), nel frattempo commissariata, tramite ricapitalizzazione.

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