A San Giovanni le Sardine hanno perso l’innocenza

A San Giovanni le Sardine hanno perso l’innocenza

Per l’ingenuo e scanzonato movimento delle Sardine quella odierna è stata molto più di una manifestazione. È stata, in senso buono, la perdita dell’innocenza. Nate nel milieu bolognese, in quel luogo ideale per forgiare grandi idee e soggetti politici che è il centro della città universitaria per eccellenza, già culla dell’Ulivo e di quella visione andreattiana e prodiana che tanto bene fece all’Italia sul finire degli anni Novanta, sono presto andate al di là delle loro più rosee aspettative. Credevano, infatti, di dover scendere in piazza in concomitanza con la calata di Salvini al PalaDozza per inviare al leader della Lega un messaggio forte e chiaro circa la natura, i valori e le tradizioni culturali di una regione che si spera voglia resistere alla tentazione di affidarsi al tragico vento del momento. Pensavano di essere seimila, di riempire, almeno in parte, Piazza Maggiore e di fermarsi lì, al massimo estendendo l’iniziativa a qualche altra roccaforte emiliana con molto ceto medio riflessivo e una storia inequivocabile. Beata ingenuità!

Non avevano capito, per loro fortuna, le nostre Sardine originarie, che bastava che scoccasse una scintilla per mettere in moto un movimento ben più grande di quel gruppo di ragazzi fantasiosi e gentili che, con generosità, ha dato vita a questo progetto. Non avevano capito che, nel vuoto dei partiti e, diciamocelo chiaramente, anche dei sindacati, un soggetto senza capi, ancora senza un programma ma ricco di impegno e passione civile avrebbe compiuto il miracolo di risvegliare in una variegata moltitudine la volontà di esserci. E così, ecco che le piazze di tutta Italia hanno cominciato a riempirsi e poi anche all’estero, fino a giungere nella Capitale e vincere alla grande la sfida più difficile. San Giovanni, per chi ne conosce la storia, è molto più di un luogo dell’anima. È l’emblema della sinistra, la piazza dei funerali di Togliatti e Berlinguer, incastonata nel quartiere che ha visto centinaia di antifascisti torturati nel carcere nazista di via Tasso; è la Resistenza che si materializza davanti ai nostri occhi e “Bella ciao”, quando risuona da quelle parti, ha un sapore e un valore diverso.

Era una piazza ricca, garbata ma accesa, animata dalla passione di molti ragazzi e di altrettanti capelli bianchi, nella riproposizione di quell’alleanza nonni-nipoti che sta facendo la fortuna di Sanders negli Stati Uniti e che, purtroppo, nel Regno Unito non è riuscita a salvare Corbyn dalla disfatta, pur dovendo riconoscere al segretario del Labour il merito di aver ripoliticizzato una generazione considerata politicamente apolide.

Ho avuto la fortuna di seguire l’evento in compagnia del senatore De Falco, acclamato come una star, invitato ovunque, soggetto a continue richieste di strette di mano e selfie. Ci siamo confrontati e la sua analisi è condivisibile: una piazza che risveglia passione ed entusiasmo, una piazza da seguire senza metterci il cappello, da valorizzare senza pretendere di egemonizzarla, anche perché oggi nessun partito, parliamoci chiaro, sarebbe in grado di farlo. Certo, questa libertà da pesci guizzanti è, in parte, il pregio e in parte il limite di questo soggetto che non rifiuta affatto la parola politica ma, al contrario, la rivendica con orgoglio in ogni circostanza. Il pregio, perché gli garantisce una genuinità e una purezza di cui, francamente, si avvertiva il bisogno. Il limite, perché, al momento, questi pesciolini straordinari danno l’impressione di essere un po’ troppo leggeri e indeterminati, cosa che, con l’andare del tempo, non potranno più permettersi.,

Sta di fatto che i riferimenti al passato, dai Beatles a Gaber a Lucio Dalla, rendono l’idea di una generazione colta, coraggiosa, non rottamatrice, che ha deciso di “chiedere chi erano i Beatles” a chi ha vissuto quel decennio indimenticabile e di scoprire “com’è profondo il mare” scendendo negli abissi della complessità tenendosi per mano.
Una bella piazza, quella di San Giovanni. Due mesi dopo l’occupazione della destra-destra, un simbolo è tornato a casa. Il punto, adesso, è capire se esiste ancora una sinistra o se, anche grazie a questi ragazzi e alla loro energia, può tornare ad avere un ruolo nella nostra società.

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