Usa. La Camera dà avvio alla complessa procedura di impeachment nei confronti di Trump per l’Ucrainagate. E il presidente fugge in Florida, per ragioni fiscali

Usa. La Camera dà avvio alla complessa procedura di impeachment nei confronti di Trump per l’Ucrainagate. E il presidente fugge in Florida, per ragioni fiscali

La Camera del Congresso americano ha fatto giovedì il suo primo passo concreto nella procedura di impeachment contro il presidente, Donald Trump, per il caso Ucrainagate: ha stabilito la tabella di marcia per l’impeachment, con audizioni pubbliche teletrasmesse, che potrebbero portare a un voto anche entro la fine dell’anno. La Camera dei Rappresentanti, controllata dai Democratici, avrà la facoltà di accusarlo, il Senato di giudicarlo. Ma data la maggioranza repubblicana al Senato che avrà l’ultima parola, la rimozione del presidente sembra improbabile. In sintesi quel che c’è da sapere per capire l’inchiesta che stabilirà se Trump abbia abusato del suo potere a fini elettori nei suoi contatti con l’Ucraina. Intanto, il presidente fugge in Florida, lasciando New York, per ragioni di convenienze fiscali, dicono i suoi detrattori, dato che in Florida non ci sono tasse statali e locali sui redditi e neppure tasse immobiliari o di successione. Tant’è che il Sunshine State continua ad accogliere numerosi paperoni della Grande Mela. E’ stato lo stesso tycoon ad annunciarlo via Twitter: “1600 Pennsylvania Avenue, la Casa Bianca, è il posto che amo e dove spero di restare per altri cinque anni… ma io e la mia famiglia faremo di Palm Beach, Florida, la nostra residenza permanente”. Poi ha spiegato: “Amo e amerò sempre New York e la gente di New York ma purtroppo, nonostante paghi milioni di dollari ogni anno in tasse cittadine, statali e locali, sono stato trattato molto male dai leader politici sia della città che dello Stato. Pochi sono stati trattati peggio”, ha aggiunto, assicurando che aiuterà sempre New York e che la città “avrà sempre un posto speciale nel mio cuore”. Il posto speciale per le sue tasche sembra però la Florida. La decisione è stata accolta con sarcasmo dai leader newyorkesi. “Finalmente, era ora! Non sembra che Donald Trump abbia pagato tasse qui. In ogni caso è tutto vostro, Florida”, ha commentato il governatore dello Stato Andrew Cuomo, alludendo al fatto che il presidente ha mantenuto nascoste le sue dichiarazioni dei redditi e ci sono sospetti che abbia quanto meno eluso il fisco.

Cosa prescrive la Costituzione americana

La Costituzione americana prevede la rimozione del presidente (ma anche del vice o di altri pubblici ufficiali, giudici compresi) nel caso di “tradimento, corruzione e altri crimini gravi e delitti”. Quest’ultimo termine, che viene dalla tradizione del ‘common law’ britannico, usato per secoli a Londra per rimuovere i funzionari della Corona, indica l’abuso di potere da parte di un pubblico ufficiale, e non necessariamente costituisce una violazione di una norma penale.

Audizioni pubbliche e più diritti per Trump

Sei commissioni parlamentari continueranno a indagare sul presidente Trump, e se i risultati saranno considerati sufficienti, la ‘palla’ passerà al voto della Camera dei Rappresentanti. A partire da ora le testimonianze nella Commissione Giustizia potranno essere pubbliche e trasmesse in diretta in tv e potranno anche pubblicarsi le trascrizioni delle testimonianze fatte a porte chiuse. Gli avvocati di Trump potranno partecipare alle audizioni e i repubblicani potranno convocare i propri testimoni (anche se prima dovranno ottenere il permesso della maggioranza nella Commissione giustizia, controllata dai democratici).

Il voto di Camera e Senato

La Camera dei rappresentanti, che è a maggioranza democratica, sarà chiamata a votare (su uno o più articoli). Basta la maggioranza semplice e, in caso di voto per l’impeachment, Trump sarà messo sotto stato d’accusa. A quel punto il processo politico si sposterà al Senato, che attualmente è controllato dai repubblicani: il voto al Senato richiede la maggioranza dei due terzi. Da notare che al Senato, il processo sarà supervisionato dal Chief of Justice degli Stati Uniti, il presidente della Corte Suprema: un team di deputati, i ‘manager’, faranno da pubblici ministeri, il presidente avrà i suoi avvocati difensori, e il Senato farà da giuria. Come si è detto, occorrono almeno i due terzi dei senatori per giudicare il presidente colpevole, e dunque rimuoverlo; e a quel punto – ma è improbabile considerata la maggioranza di cui il Gop dispone al Senato – il vicepresidente, in questo caso Mike Pence, diverrà presidente. Non è previsto appello.

Le incertezze del calendario

Due settimane fa, sia i democratici che i repubblicani speravano di concludere le loro indagini nella ‘Camera bassa’ entro la festa del Ringraziamento, il 28 novembre. Il leader della maggioranza repubblicana al Senato americano, Mitch McConnell, aveva calcolato che questo gli avrebbe permesso di iniziare immediatamente il processo politico e concluderlo prima di Natale. Ma il crescente numero di testimoni che stanno accettando di comparire ha complicato il quadro e ora i democratici ritengono che le loro indagini andranno oltre la festa del Ringraziamento, il che potrebbe far slittare il processo politico a gennaio o anche dopo, intrecciandosi con la campagna elettorale per le presidenziali 2020.

Il fattore elezioni presidenziali

Se il processo politico fosse convocato a gennaio, coinciderebbe con la campagna per le primarie democratiche, che inizia con i caucus dell’Iowa il 3 febbraio. Ciò renderebbe difficile a sei senatori in lizza per la nomination democratica – Elizabeth Warren, Bernie Sanders, Cory Booker, Kamala Harris, Amy Klobuchar e Michael Bennet – fare una campagna nell’Iowa e in altri Stati chiave. Darebbe anche un vantaggio ai candidati che non sono al Senato, come l’ex vicepresidente Joe Biden, il sindaco Pete Buttigieg e l’ex segretario per l’edilizia abitativa, Julian Castro.

I precedenti

Nella storia americana sono sono stati messi sotto processo politico solo due presidenti, Andrew Johnson, nel 1868 e Bill Clinton, nel 1998, ed entrambi alla fine a furono assolti e completarono il loro mandato. Travolto dal Watergate, Richard Nixon invece nel 1974 si dimise per evitare di essere messo sotto stato d’accusa. In pochi a Washington pensano che il processo di impeachment possa avere successo al Senato, dove i c’è bisogno di una maggioranza di due terzi e i repubblicani controllano 53 dei 100 seggi. Se l’opinione pubblica fosse favorevole, sarebbe più difficile per i senatori repubblicani giustificare il loro sostegno al presidente. E questo spiega l’interesse dei democratici a trasmettere in televisione le audizioni delle loro indagini. Ma per ora la sfida appare tutt’altro che facile: secondo una media dei sondaggi fatta da FiveThirtyEight, solo il 48% degli americani sostiene al momento l’apertura di un processo politico a Trump. E lo schieramento partitico è decisivo: è a favore l’84% degli elettori democratici a fronte dell’11% dei repubblicani.

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