Strasburgo. La Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen passa al Parlamento con 461 voti a favore, 157 contrari e 87 astenuti. Ora dovrà esprimersi il Consiglio

Strasburgo. La Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen passa al Parlamento con 461 voti a favore, 157 contrari e 87 astenuti. Ora dovrà esprimersi il Consiglio

La Commissione Europea di Ursula von der Leyen è stata eletta dal Parlamento Europeo a Strasburgo con 461 voti a favore, 157 contrari e 89 astenuti (707 voti), pari al 65% dei parlamentari presenti. Insomma, una maggioranza schiacciante, come la stessa presidente ha detto commentando il voto. E la Commissione di Ursula von der Leyen ha battuto l’esecutivo Juncker per 38 voti. Nel 2014 la Commissione Juncker ottenne 423 voti favorevoli, 209 contrari e 67 astenuti. Von der Leyen aveva preso 383 voti a luglio, con una maggioranza di soli 9 voti. Dunque la maggioranza si è ampliata notevolmente. Dall’analisi del voto con cui la plenaria del Parlamento europeo ha approvato a Strasburgo la nuova Commissione europea di Ursula von der Leyen emerge una compattezza sorprendente dei tre gruppi politici maggiori che sostengono il nuovo Esecutivo comunitario, rispetto a quanto era successo al voto di luglio per l’elezione (con soli 383 voti) della sola von der Leyen. Si può parlare di unità assoluta del Ppe (tutti favorevoli), e di compattezza molto forte da parte dei liberali di Renew Europe (solo quattro astenuti, tutti gli altri a favore), e anche da parte del gruppo S&D (quattro astenuti, un contrario e tutti gli altri favorevoli). Sul fronte opposto, assolutamente unito è stato il gruppo sovranista e nazionalista di Id, a cui appartiene la Lega, che, come aveva annunciato il capogruppo Marco Zanni, ha votato contro la fiducia. Abbastanza compatto anche il gruppo della Sinistra unitaria europea (Gue) con un favorevole, un astenuto e tutti gli altri contro la fiducia. Divisi invece i Verdi, che si sono in grande maggioranza astenuti, ma con 10 eurodeputati contrari e cinque favorevoli. Piuttosto divisi anche i 14 europarlamentari italiani del M5s, che hanno votato a favore in 10, mentre due si sono astenuti (Evi e D’Amato) e due hanno votato contro (Corrao e Pedicini). Molto diviso, infine, il gruppo dei Conservatori Ecr, con 30 voti a favore, 17 contro e 14 astenuti. Fra i favorevoli vi sono i polacchi del Pis (che esprimono un neo commissario, quello all’Agricoltura), mentre hanno votato contro, compatti, tutti gli italiani di Fdi. Ora la Commissione dovrà ottenere la fiducia del Consiglio europeo, “con maggioranza qualificata”.

La composizione della nuova Commissione europea

Commissari Popolari in maggioranza, seguiti da socialisti e poi liberali. Un portafoglio assegnato a un Conservatore dell’Ecr e uno a un indipendente vicino ai Verdi. La composizione della Commissione von der Leyen rispecchia gli equilibri della maggioranza che sostiene la presidente eletta. Von der Leyen ha mancato l’obiettivo della parità di genere, ma il prossimo esecutivo Ue è in assoluto la Commissione con la più consistente presenza femminile della storia della Ue. Questa la composizione della futura Commissione europea: Equilibrio di genere: 15 uomini – 12 donne – Partito Popolare Europeo (10) Ursula von der Leyen (Presidente), Valdis Dombrovskis (vicepresidente esecutivo per l’Economia al servizio delle persone), Margaritis Schinas (vicepresidente per la Promozione del modo di vivere europeo), Dubravka Suica (vicepresidente per la Democrazia e la demografia), Johannes Hahn (Bilancio e amministrazione), Mariya Gabriel (Innovazione e gioventù), Stella Kyriakidou (Sanità), Phil Hogan (Commercio), Oliver Varhelyi (Vicinato e allargamento), Adina Valean (Trasporti). – Socialisti&Democratici (9) Frans Timmermans (vicepresidente esecutivo per il Clima), Josep Borrell (Alto rappresentante per la politica estera), Maros Sefcovic (vicepresidente per le relazioni inter-istituzionali), Jutta Urpilainen (Partnership internazionali), Paolo Gentiloni (Economia), Nicolas Schmit (Occupazione e diritti sociali), Helena Dalli (Uguaglianza), Elisa Ferreira (Coesione e riforme), Ylva Johansson (Affari interni) – Liberali di Renew (6) Margrethe Vestager (vicepresidente esecutivo per il Digitale e la concorrenza), Vera Jourova (vicepresidente per i Valori e la trasparenza), Thierry Breton (Mercato Interno e industria), Didier Reynders (Giustizia), Kadri Simson (Energia), Janez Lenarcic (Gestione delle crisi). – Conservatori e riformatori europei (1) Janusz Wojciechowski (Agricoltura) – Verdi (1) Virginijus Sinkeviius (Ambiente, oceani e pesca).

Il commento del presidente del Parlamento europeo, Sassoli

“Grazie al lavoro del Parlamento, la nuova Commissione europea è pronta per iniziare il suo lavoro. I miei migliori auguri alla presidente von der Leyen e la sua squadra. Lavoriamo insieme per cambiare l’Europa in meglio e agire sulle questioni che contano di più per gli europei” ha detto il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, dopo il voto di fiducia dell’Eurocamera alla Commissione di Ursula von der Leyen.

E le speranze della Sinistra italiana nelle parole di Loredana de Petris

“Non si può che essere d’accordo con la nuova presidente della commissione europea Ursula von der Leyen quando dice che nella lotta contro il cambiamento climatico non c’è un minuto da perdere. Nel chiedere la fiducia all’Europarlamento, la presidente ha assicurato che la difesa dell’ambiente e il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 sono in testa all’agenda della commissione e che il Green Deal sarà la strategia di crescita dell’Unione europea. E’ un impegno fa ben sperare, purché dalle parole si passi tempestivamente ai fatti” dichiara la senatrice di LeU Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto. “Per rispettare le promesse fatte di fronte all’Europarlamento – prosegue la presidente De Petris – è essenziale procedere con misure concrete e immediate. La prima deve essere escludere le spese per l’ambiente e per il risanamento del territorio dal calcolo del rapporto deficit/Pil. Se non ci si muove subito in questa direzione le parole della presidente von der Leyen resteranno solo un catalogo di buone ma disattese intenzioni”.

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